Andrea Mingardi presenta il nuovo disco: 'Così ho capito che era il momento giusto'

L'INTERVISTA. Il cantautore bolognese racconta il disco, parla della sua carriera e della sua città: "A Bologna ci vivo da sempre, ma è dura vederla nell'epoca della velocità e della brevità. Lo dico senza nostalgia"

Andrea Mingardi negli ultimi anni non si è fermato un attimo fra collaborazioni, un disco tributo a Ray Charles, la sua Big Band, ha fatto anche l'attore per il grande schermo. I 12 anni dall'ultimo pezzo inedito inciso sono volati, ma adesso eccoci qua il disco con "Ho visto cose che..."

Una citazione che rimanda inevitabilmente al film Blade Runner il titolo del nuovo album del cantautore bolognese Andrea Mingardi in uscita proprio in questi giorni: "Questo era il momento giusto. Molte canzoni erano nel cassetto da anni, riprese e riviste più volte, mentre altre sono nate in studio di registrazione. Mi guardo alle spalle ma le cose che vedo non hanno nulla a che fare con la nostalgia. Ho avuto una carriera lunga e fortunata, un passato ricco di eventi indimenticabili e nessun rimpianto. La chiave del brano che dà il titolo al disco infatti sta proprio nel verso "...di cose ne ho viste, e chi sa quante ne vedrò”.

Dal cornicione di una lunga carriera, Mingardi si volta indietro e stampa una serie di flash back cinematografici

"Il disco inedito arriva dopo un lungo periodo nel quale ho fatto tantissime altre cose, non mi sono mai fermato. A un certo punto ho sentito che era arrivato il momento giusto: dopo due anni circa di lavorazione sono nati questi dodici brani inediti  e in aggiunta il pezzo "Spinnin'Wheel" il monumento dei “Blood sweat and tears” che a distanza di 40 anni non ha neppure una ruga, testimonianza che quel periodo benedetto dal Dio della musica ha partorito capolavori eterni". 

Mingardi, presentando il suo nuovo lavoro (in uscita venerdì 18 maggio e anticipato dal singolo Ci vuole un po' di Rock'n'Roll, live con il primo concerto a Bologna l'8 maggio) ammette che: “Quando si decide di pubblicare un nuovo disco al di là della gioia di fare musica prima o dopo nell’aria arriva sempre la madre di tutte le domande:

"C’era proprio bisogno di queste nuove canzoni?"

"Personalmente durante la mia lunga e fortunata carriera ho visto e sentito di tutto e ho superato da mo’ il problema di dover lasciare mediante nuovi lavori i famosi messaggi cantautorali che tutti chiedevano per contratto. Che messaggio vuoi lasciare? E che cazzo ne so! Ma di una cosa sono certo: ascoltando il vigente pop radiofonico, mi sono accorto che tutti i generi che da ragazzo mi hanno preso il cuore e spinto a buttarmi nel mondo della musica sono rari o assenti. Come non contassero più. E invece contano nella mia storia e… nella storia. Così, seduto sull’immaginario cornicione della mia età e di un percorso pieno di passioni, mi volto indietro, guardo all’oggi e penso a cosa sarà domani. Ragionando, e conscio che nulla di ciò che mi ha fatto innamorare è stato rimpiazzato o superato, le cose mi sono venute fuori dalla pancia con la stessa testarda e ignorante energia di tanto tempo fa e con la presunzione che ci sia ancora tanto da dire. Sicuramente, molto da divertirci, su un palco, davanti a un pubblico orfano di soul, rock, funky, blues e di esseri umani vivi che sudano sul palco per far ballare quei primitivi sentimenti di sempre”. 

A proposito di generi, uno dei pezzi contenuti nel nuovo album si intitola: "Ci vuole un po' di Rock'n'Roll"...

"Non è solo una questione di genere, di energia e voglia di live. Il rock’n’roll, vera rivoluzione musicale del ventesimo secolo, ha inventato i teenager dando loro un coraggio inedito. Ora nel 2018, sarebbe bello avesse la funzione di scuotere le masse dal torpore prodotto dai media. Come dice il testo: “Ci vuole un po’ di rock’n’roll, una botta di corrente, quasi un elettroshock, per tutto il popolo dormiente…”.

Scuotere le masse...siamo intorpiditi dunque? Come vede le nuove generazioni, anche da un punto di vista di produzione musicale?

"Dal punto di vista musicale i giovani d'oggi sono molto più preparati di noi e hanno molti più mezzi a disposizione, il risultato però a mio avviso è sempre un po' troppo patinato e di base c'è una chiara omologazione Pop. Poca emozione, poca rabbia...ci vorrebbe davvero una sveglia: viviamo il miracolo incredibile della tecnologia e allo stesso tempo del paradosso freno che essa dà. Lo si vede dai contenuti, musicali come quelli politici: è come se la gente fosse delusa, rassegnata, non si pensa più alla propria piccola rivoluzione, lo sguardo è fisso sul cellulare e ci si perde l'orizzonte". 

Non ha mai lasciato Bologna, la sua città. Cosa pensa dei cambiamenti che hanno interessato tutto ciò che sta all'ombra delle nostre torri?

"Vivo a Bologna, per la precisione a 10 chilometri dalla città, quindi è così: non l'ho mai abbandonata, qui ho la mia vita e il mio luogo di ispirazione e lavoro sebbene io sia spesso in giro. Ancora una volta penso a quella che era senza nostalgia, ma registrando ahimè che molto è cambiato: dai sensi unici e le zone oggi inarrivabili alla percezione che sembrino tutti incazzati, che non ci si domandi come ci si possa raggiungere la felicità. Ma questa è una situazione generale". 

E il brano "Eroi della Resistenza"? 
"Non c'entra la guerra, qui si tratta di un altro tipo di eroismo. Nell’accusare il sistema c’è anche l’orgoglio di mostrare il petto al…nemico. Riuscire a sopravvivere in questo mondo infame è diventato complicato però c’è gente che ha ancora voglia di lottare, di parlare e di contare. Che non si rassegna ad essere un numero e grida: “Siamo eroi della resistenza… possiamo vivere con meno e anche con senza”. 

 Mingardi, supertifoso rossoblù: e come va il Bologna?

"Sì, sono notoriamente un appassionato di calcio (Mingardi è tra i fondatori della Nazionale Cantanti ndr) e tifoso del Bologna. Vado allo stadio e faccio fatica ad abbandonare il ricordo dello 'squadrone' che si divertiva a mettere in difficoltà i grandi team con cui si misurava: adesso si parla del nuovo stadio, ma è un po' come comprare un letto matrimoniale senza avere una donna con cui condividerlo...". 

Il concerto di Bologna: cosa ci aspettiamo?

"Quello di martedì sarà uno show che porta in scena tutte le canzoni del nuovo album facendo però anche un excursus dei miei pezzi di sempre. Con me sul palco del Celebrazioni dieci bravissimi musicisti che sono poi il super gruppo Andrea Mingardi & Supercircus.

Chi vorrebbe fosse in platea la sera del live bolognese? "Ray Charles! Ma mi ha detto che non potrà esserci..." scherza Mingardi. 

Bio: chi è Andrea Mingardi

Andrea Mingardi nasce a Bologna, da padre bolognese e madre messinese. È una delle voci più importanti del panorama nazionale e vanta collaborazioni con artisti del calibro di Mina, Adriano Celentano, Lucio Dalla, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Stadio, Franco Califano, Josè Feliciano e Blues Brothers.

Inizia la sua carriera come cantante batterista di rock and roll nei Golden Rock Boys. Contemporaneamente, fa esperienza come cantante nella Rheno Jazz Gang. Incide il suo primo 45 giri, “No girls for me tonight”, insieme a Pupi Avati. Nel 1976 ottiene successo di vendite e critica con il long playingcult “Datemi della musica”,canzone che anni dopo verrà riproposta da Mina. Successivamente crea la band internazionale“Andrea Mingardi Supercircus”, con cui gira Italia e Europa. In seguito, compone canzoni dialettali ironiche, al limite del demenziale, con influenze musicali funky e blues. Nel 1984 partecipa a varie tappe del Festivalbar, compresa la finale all'Arena di Verona, con il brano “Un boa nella canoa”, che si rivela uno dei tormentoni di quell'estate. Nel 1988 partecipa alla realizzazione dell'album “Dalla/Morandi”. Scrive insieme a Lucio la versione italiana di “Time” di Tom Waits e con quella partecipa al Premio Tenco. Nel 1991, con la canzone “Caruso” vince la trasmissione televisivaSapore di mare, in onda su Canale 5. Nel 1992 incide “Con un amico vicino”, in compagnia di Alessandro Bono e debutta al Festival di Sanremo. Nel 93’ presenta all’Ariston una delle sue canzoni più ispirate: “Sogno”. “Amare amare” e “Canto per te” sono le proposte di Mingardi per i Sanremo 1994-1998. Nel 1995 con una sua fantastica versione della “battistiana” “Io vivrò”, vince la trasmissione televisiva Mina contro Battisti. Nel 2000 pubblica “Ciao ragaz”, duettando con Guccini, Morandi, Carboni, Dalla, Bersani, Curreri e tanti altri.Un intervallo di tempo e Andrea ritorna al Festival della Canzone nel 2004 insieme ai mitici Blues Brothers con il brano “È la musica”. Questa joint li porterà a fare concerti in tutto il mondo. Nel 2006 duettando con Mina nel brano “Mogol e Battisti” (contenuta nell'album della Tigre di Cremona“Bau”),Mingardi inizierà con la grande cantante una collaborazione firmando ben otto brani nello stesso album.

Appassionato da sempre di calcio, è fra i fondatori della Nazionale cantanti, squadra nella quale, tra ufficiali e amichevoli, gioca oltre cinquecento partite. Nell'estate 2011 scrive il brano “Gaetano e Giacinto” insieme a Gaetano Curreri, segnando la sua prima collaborazione con gli Stadio da sempre amici del cantautore. Dopo una prestigiosa presenza a Umbria Jazz e la realizzazione di uno straordinario CD, “Tribute to Ray Charles”, con la sua big band,Il 1° dicembre 2012 esce “Auguri auguri auguri”, album di Natale dell'artista, colonna sonora del film “Il peggior Natale della mia vita”. Mingardi compare anche come attore nel ruolo del padre del protagonista bissando il successo della “Peggior settimana della mia vita”.

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