Attrattività talenti: Bologna perde posizioni e si posiziona 74° al mondo

Tra i 155 centri urbani presi in esame, grande ascesa di Milano, che entra nella top 50 (41° posto), guadagnando 32 posizioni rispetto allo scorso anno. In calo Roma (da 64° a 70°) e Bologna (da 71° a 74°), crollo verticale di Torino (da 79° a 99°)

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

L’era dell’Intelligenza Artificiale sta ampliando il digital divide, dando ai Paesi ad alto reddito un vantaggio competitivo ancora maggiore nella corsa ai migliori talenti. Lo riportano i principali risultati del Global Talent Competitiveness Index (GTCI) 2020, presentato a Davos da INSEAD, The Adecco Group e Google. Nella settima edizione dello studio che analizza la capacità delle singole nazioni di attrarre i migliori talenti a livello globale risalta la 36° posizione dell’Italia, in leggera risalita rispetto al 38° posto dello scorso anno. La Svizzera si conferma ancora una volta saldamente al comando della classifica ed è seguita da Stati Uniti e Singapore. Nella top ten figurano ben quattro Paesi scandinavi: Svezia (4°), Danimarca (5°), Finlandia (7°) e Norvegia (9°). Olanda (6°), Lussemburgo (8°) e Australia (10°) completano la lista delle prime dieci posizioni del ranking. I Paesi ad alto reddito continuano dunque a occupare i primissimi posti della graduatoria, ma emerge un nuovo fattore, un tema centrale dello studio di quest’anno: l’Intelligenza Artificiale, che se utilizzata con le giuste modalità può rappresentare un’opportunità rilevante per i mercati emergenti e aiutarli a compiere quel salto in avanti nella competizione verso i migliori talenti. Analizzando nel dettaglio la performance dell’Italia, anche in questa edizione il punto debole è rappresentato dalla scarsa capacità di attrarre nuovi talenti, a causa di un basso livello di mobilità sociale e di minori opportunità professionali per le donne rispetto agli altri Paesi. Se prendessimo in considerazione solo questo indicatore, l’Italia occuperebbe addirittura il 67° posto a livello globale. L’aspetto positivo è invece, ancora una volta, la capacità di fidelizzare i talenti che abitano già la Penisola, merito principalmente di uno stile di vita di ottima qualità. L’Italia è poi piuttosto in ritardo anche nei risultati basati sul nuovo indicatore utilizzato nel report, che fa riferimento all’utilizzo delle tecnologie. Il Paese si posiziona 59° sia per “Utilizzo della tecnologia” che per “Investimenti in nuove tecnologie”, mentre fa registrare un positivo 8° posto per la presenza di robot nel suo panorama industriale. Nel ranking relativo alle singole città, l’impatto dell'intelligenza artificiale nella dinamica della crescita dei centri urbani porta ad un'accelerazione di quelli più avanzati dal punto di vista tecnologico anche nella competizione globale per arrivare ai migliori talenti. In questa competizione le città dei Paesi ad alto reddito risultano avvantaggiate. Milano si attesta come la migliore tra le italiane: il capoluogo lombardo guadagna ben 32 posizioni rispetto al report dello scorso anno piazzandosi al 41° posto. Trend negativo invece per le altre città della Penisola: Roma passa dal 64° al 70° posto, Bologna perde tre posizioni e si attesta alla 74° piazza mentre crolla verticalmente Torino, che scende di ben 20 gradini e si posiziona 99°. A livello globale New York ha il primato e precede Londra e Singapore. “Mentre le nuove tipologie di collaborazione tra uomo e tecnologia sono già diventate realtà e l’AI ha cominciato a permeare le economie e le società, la competizione per l’attrazione dei talenti è diventata una gara tra i Paesi che meglio riescono a sfruttare i benefici della rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo”, ha commentato Andrea Malacrida, Amministratore Delegato di The Adecco Group Italia. “È proprio per questo motivo che riteniamo fondamentale che i principali player istituzionali e privati del nostro Paese collaborino sinergicamente per migliorare il grado di innovazione tecnologica e l’occupabilità delle persone. Due concetti che sono strettamente connessi, perché la prima rappresenta il filo conduttore dell’economia del futuro ed è legata alla nascita di nuove organizzazioni e business model inediti, mentre la seconda rappresenterà il concetto chiave per la carriera dei professionisti di successo nei prossimi anni”.

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