Sciuscià in chiave contemporanea: "Sono il calzolaio in giacca cravatta"

Ha aperto il suo negozio patinato in Galleria Falcone e Borsellino. Charlie Chaplin ad accogliere i clienti e fare atmosfera: "L'arte sempre al centro, ho scelto il personaggio simbolo dell'eleganza innata. Però questo luogo andrebbe valorizzato"

Paolo Calanchi cominciò ad amare le scarpe da quando, giovanissimo, aveva cominciato a lavorare come rappresentante per grossi e prestigiosi brand calzaturifici dell'Emilia-Romagna, un po' per caso. Nelle ore extra-lavorative si ritrovava in fabbrica a osservare con interesse i vari procedimenti produttivi, nonostante per certi versi non fosse affar suo.

"Di anni ne sono passati e in mezzo anche tante esperienze professionali con le quali ho cercato di assecondare la mia vena creativa - racconta lo "sciuscià" bolognese che ha da poco aperto il suo laboratorio in Galleria Falcone e Borsellino - alla fine eccomi qua, a reinterpretare un vecchio mestiere di cui c'è ancora molto bisogno, soprattutto dopo la crisi economica e la globalizzazione, che hanno fatto tornare in auge la qualità e la durevolezza di accessori come scarpe e borse". 

"Ho arredato la galleria per esaltare la sua bellezza: peccato che i turisti ci arrivino solo per caso. Questo angolo di Bologna andrebbe valorizzato"

Una statua in cartapesta raffigurante Charlie Chaplin invita a posare lo sguardo sul piccolo negozio di Paolo, che confonde un po' fra brillantini, texture animalier, un grammofono posato su un tavolino e tanti dischi in vinile che pendono dal soffitto: "La scritta Calzoleria a lato chiarisce le idee, ma visto così il mio laboratorio certo somiglia a tutto fuorchè alla bottega di un ciabattino come siamo abituati a vederne e, purtroppo, sempre meno. Charlie Chaplin è un po' il mio simbolo, una eleganza naturale che non si fonda sulle possibilità economiche, ma sullo stile. Ecco perchè io lavoro in gilet e cravatta, in un ambiente pulito e un po' eccentrico. La statua è una assoluta novità e spero dia un tocco creativo in più a questa galleria, così bella, ma così poso conosciuta e valorizzata...dovrebbe diventare il salotto di Bologna, con tanti eventi culturali". Ed ecco che neppure a dirlo i primi turisti si scattano selfie con la statua di cartapesta, ma anche con Paolo. 

Paolo, in che modo ha reso più contemporaneo questo antico mestiere? "Oltre che nell'immagine stessa del negozio e ai servizi classici di riparazione e rifacimento tacchi, personalizzo e do una nuova vita a qualsiasi accessorio in pelle e cuoio: scarpe da tennis glitterate ad arte, borse ricolorate, scarpe di qualità trasformate...mi piace personalizzare, tanto che persino le borsine del negozio sono fatte da me, con la macchina da cucire: vecchi giornali diventano sportine originali ed ecologiche". 

Questo elegante calzolaio, oltre ad aver ideato una linea di jeans e accessori (la "051", come il vecchio prefisso telefonico di Bologna), brevettato una custodia per alberelli profumati da auto e occhiali particolari, ha un altro sogno nel cassetto.

"Vorrei portare una postazione da lustrascarpe davanti al tribunale di Bologna"

Ebbene sì, come una volta, quando come raccontato dalla celebre pellicola di Vittorio De Sica con il nome "sciuscià" (in uso a Napoli) venivano indicati i lustrascarpe che stavano in strada, in zone d'affari: "Mi piacerebbe tantissimo portare nella zona del nostro tribunale una postazione per la lucidatura delle scarpe: sono sicuro che fra avvocati e uomini d'affari sarebbe un successo. Magari non proprio come quelle che ricordiamo e rivediano nei film, ma qualcosa di tradizionale e contemporaneo al tempo stesso". 

Ma ci sono giovani interessati a questo mestiere? Ragazzi incuriositi (anche dal negozio) che chiedono di imparare? "Devo essere sincero: purtroppo no. Qualche anno fa avevo pensato anche io, dopo l'avvento della crisi, di chiudere tutto e trasferirmi all'estero. Era già tutto programmato: sarei andato a Tenerife con la mia famiglia, ma poi è stato più forte di me, ci credo ancora". 

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Commenti (3)

  • Antonio Luigi taci che è meglio!

  • Bah... e che c'è di bello in questa storia?

    • Di bello c’è tanto, la voglia di fare, di darsi da fare. La voglia di ricominciare e di sporcarsi le mani. C’è tanto ed è altrettanto triste che non si riescano ad apprezzare iniziative di brave persone come il portare avanti un mestiere ormai scomparso. Spiacente che certe persone non vedano oltre..

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