A Imola il primo Pollaio Sociale: adotta una gallina e avrai uova per un anno

Gestito dalla cooperativa Seacopp, è un luogo che vede impegnati ragazzi con disabilità. Un vero e proprio modello per tutto il territorio, e non solo...

Il pollaio / Foto: Il centro La Tartaruga

E' nato tra le colline imolesi il Pollaio Sociale: un progetto importante, inserito all'interno del centro occupazionale La Tartaruga a Toscanella di Dozza. Un luogo dove i ragazzi con disabilità cognitive si occupano non solo delle galline, ma anche della raccolta delle uova, insieme agli operatori del centro. Come funziona? Si adotta una gallina e per un anno si può usufruire di tutte le uova che questa produce. 

Il pollaio sociale

A spiegare a BolognaToday cos'è il pollaio sociale e come funziona è Simona Landi, responsabile della comunicazione Seacoop Imola che gestisce il progetto, : "Questa è un'attività riabilitativa per una parte dei nostri ragazzi che frequentano il centro, per lo più persone con difficoltà cognitive che si occupano della gestione, della cura, dell'alimentazione delle galline e della raccolta uova, insieme ai nosri operatori - spiega - Tutte le mattine puliscono il pollaio, danno da mangiare alle galline e vanno a contrallare i posatoi. Poi c'è tutta la raccolta delle uova,  pulite con una spazzolina , etichettate e datate".

E ancora: "La gallina può essere adottata. Ad esempio, con una donazione di 95 euro all'anno si possono avere tutte le uova che questa produce in un anno. La deposizione di una gallina èdi circa 250 uova. Ma è fondamentale - incalza Landi - sottolineare l'aspetto sociale del progetto, cioè che le persone si recano direttamente al centro per ritirare le uova. Questo crea uno scambio sociale tra loro e i ragazzi che si impegnano in questa attività". Un'iniziativa per la quale è già stato depositato sia il progetto che il logo, e l'obiettvo ora è quello di replicare in tutta l'Emilia Romagna e in Italia.

Le galline

Il progetto è partito circa 4 anni fa con 35 galline ovaiole. L'intero pollaio è realizzato in legno e le galline sono libere di razzolare a terra. Non solo, tutto è recintato, in modo che possono rimanere all'aperto  fino al tramonto. Ad oggi le galline sono 70, perché è stato realizzato anche un secondo pollaio, con galline livornesi. Tutte sono alimentare senza ogm, con scarti del vicino orto sociale e pane secco. Le uova non vengono spedite, per rispettare anche il concetto di chlometro zero e soprattutto per preservare l'aspetto sociale, e d'incontro, con i ragazzi che ogni giorni si impegnano. Per questo le confezioni da sei vengono ritirare direttamente dove vengono prodotte.

La mission

"Crediamo che sia un progetto che può essere replicato non solo in altri centri come il nostro, ma anche nelle case di risposo - sottolinea Simona Landi - Qui abbiamo riealizzato anche gli orti rialzati, che giò esistono in tutta Italia e che sono studiati per coinvolgere anche persone con disabilità motoria. L'obiettivo è quello di coinvolgere le persone, impegnare i ragazzi e creare qualcosa di utile, a contatto con la natura". 

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