Stroke ed emergenze cardiologiche: al Maggiore anno record per numero di pazienti

Ogni giorno vengono 'accolte' 12 persone in condizioni critiche, o molto critiche, colpite da patologie tempo dipendenti

Sono 4.300 le persone trattate all’Ospedale Maggiore dalle reti cliniche e assistenziali tempo dipendenti dedicate allo Stroke, all’Arresto Cardiaco, all’Infarto, al Trauma, nel corso del 2019. 

L'Ospedale Maggiore, sede della Centrale Operativa 118 Bologna Est e centro di riferimento per Trauma, Stroke ed emergenze cardiologiche, accoglie ogni giorno 12 persone in condizioni critiche o molto critiche colpite da patologie tempo dipendenti. Oltre 4mila e 300 lo scorso anno, un numero in costante aumento,  così come quello relativo alla vite salvate. Un risultato importante, frutto del continuo lavoro di messa a punto delle reti cliniche e assistenziali dell’Azienda Usl di Bologna, dedicate a queste patologie.
 

La Centrale Operativa 118 Bologna Est

Ben 330 mila le chiamate gestite nel 2019 dalla Centrale Operativa 118 Emilia Est, nei territori di Bologna, Ferrara, Imola e Modena, con una media di 900 al giorno, 30 mila in più rispetto al 2018. 220 mila, nel 2019, i servizi di soccorso attivati (603 al giorno), con 52.441 codici rossi (24%), 100.662 codici gialli (45.7%) e 66.619 codici bianchi e verdi (30.3%). Relativamente all’area provinciale di Bologna, nel corso del 2019, la Centrale ha gestito oltre 117 mila interventi di soccorso, con oltre 80 mila codici di alta e media gravità (rossi e gialli). 205 mila i trasporti in ambulanza tra gli ospedali dell’area metropolitana bolognese (compreso Imola), coordinati dalla Centrale Operativa Trasporti Inter-ospedalieri, che opera in stretto collegamento con quella 118. In particolare sono 11 mila i trasporti inter-ospedalieri che riguardano pazienti assistiti dalle Reti tempo dipendenti.

A rispondere alle chiamate di soccorso è il team specializzato di 55 infermieri, 5 dei quali coordinatori, che si alternano nelle 16 postazioni di lavoro multimediali. In 6 secondi l’operatore della Centrale è in linea e sulla base di un protocollo di intervista, della propria competenza professionale e di parametri di valutazione oggettivi come l’innovativo SMS locator (utilizzato 614 volte nel 2019 rispetto ai 420 del 2018), identifica il luogo della chiamata, la gravità della richiesta di aiuto e dispone l’invio dei mezzi appropriati e più vicini. In particolare, nei casi di patologie tempo dipendenti, la Centrale identifica la patologia, sulla base di protocolli scientifici (come la scala di Cincinnati per riconoscere l’ictus), la dinamica dell’evento traumatico, preallerta l’ospedale di riferimento, fornisce le istruzioni per la rianimazione precoce (avvenuto in 378 casi), attivando anche, nei casi di arresto cardiaco, i cosiddetti first responder, cittadini disponibili ad intervenire per le iniziali manovre rianimatorie, collegati alla Centrale grazie alla App Dae RespondER.

La Centrale, realizzata nel 2014 e in rete con le altre Centrali 118 in Regione (Emilia Ovest, Romagna), gestisce tutte le chiamate di soccorso dai territori di Bologna, Ferrara, Imola e Modena, e coordina gli interventi di 134 mezzi di soccorso, fra i quali anche 2 elicotteri, 1 dei quali in grado di volare di notte.  253 le missioni notturne dell’elisoccorso nel 2019 in tutta la Regione, 197 quelle che hanno riguardato le provincie di Bologna, Ferrara e Modena.
 

La Rete Stroke Metropolitana

A due anni dall’avvio della rinnovata Rete Stroke Metropolitana, che vede la centralizzazione presso l’Ospedale Maggiore di tutti i pazienti con ictus candidati a terapie di riperfusione tempo-dipendenti (trombolisi e trombectomie), la maggiore efficienza della rete non si à fatta attendere. Nel 2019, infatti, sono stati 350 i pazienti sottoposti, in tempi brevissimi, ai trattamenti di ripefusione, utili a sciogliere il trombo che ostruisce l’arteria cerebrale interessata, scongiurando gravi disabilità e in alcuni casi, anche la morte della persona. In particolare sono state effettuate 267 trombolisi e 162 trombectomie. I soli trattamenti endovascolari di trombectomia meccanica hanno visto un incremento del 24% rispetto al 2018. Nel 2017, prima della riorganizzazione della Rete Stroke, i trattamenti di ripefusione erano stati di 137 trombolisi e 57 trombectomie.  Attualmente, la Rete Stroke bolognese è tra i principali centri italiani per volumi di attività.

I 1.500 casi di ictus ischemico che si verificano ogni anno nell’area metropolitana, 1.200 quelli che afferiscono all’Ospedale Maggiore (una media di 23 alla settimana, circa l’80% portati dal 118). 850 di questi vengono ricoverati presso la Neurologia e Stroke dell’Ospedale Maggiore. Ogni paziente oltre a una assistenza clinica dedicata (offerta dai neurologi) ed assistenziale (infermieri, OSS, fisioterapisti, logopedisti), può avvalersi di un fisiatra e un cardiologo dedicati, oltre a consulenze specialistiche fondamentali (neurochirurgo, chirurgo vascolare, neuroradiologo, infettivologo). L’approccio multidisciplinare, infatti, è un punto chiave dell’efficacia delle Stroke Unit.

Nel 2019, la Rete Stroke Metropolitana, nei pazienti sottoposti a trombolisi endovenosa, ha registrato, a 3 mesi di distanza dall’intervento, un tasso di mortalità del 4.5% a fronte del 5.5% su scala nazionale e del 6.6% del registro internazionale SITS-ISTR. Nei pazienti, sottoposti ad un intervento di trombectomia, la mortalità a 3 mesi è stata invece del 5.4% rispetto al 8% dei centri italiani e del 11% del registro internazionale SITS. Punti di forza della Rete Stroke Metropolitana sono la piena sinergia e collaborazione tra la  Neurologia e Stroke Unit dell’Ospedale Maggiore, parte integrante dell’ISNB, la Neuroradiologia interventistica, diretta da Luigi Simonetti, la Centrale Operativa 118 Emilia Est e il Pronto Soccorso. Per i pazienti ricoverati che presentano disabilità importanti, negli ambiti delle funzioni sensitivo-motorie, cognitive e psicologiche sono assicurati percorsi riabilitativi dedicati di recupero presso le Medicine Riabilitative del Maggiore, del Policlinico di S.Orsola, degli ospedali di San Giovanni in Persiceto, Bentivoglio, Porretta Terme e di Villa Bellombra.

La Rete per l’Arresto Cardiaco

Nel 2019 sono state 36 le vite salvate da arresto cardiaco, pari al 20% dei casi (184 persone), il doppio della percentuale europea, con un incremento del 2% rispetto al 2018. In costante aumento anche gli interventi di rianimazione cardiopolmonare eseguiti da cittadini. Nel 30% dei casi (55), infatti, i cittadini sono arrivati prima dei mezzi di soccorso, guidati dalla Centrale Operativa 118, con un incremento, rispetto al 2017, del 2%. La virtuosa collaborazione tra la Centrale Operativa 118, i mezzi di soccorso e i cittadini, possibile grazie alla sempre più diffusa partecipazione ai corsi di formazione BLSD e all’utilizzo dell’App DAE RespondER, ha sensibilmente aumentato i casi in cui è stato possibile anticipare le manovre  rianimatorie, intervenendo così su ritmi cardiaci defibrillabili. Nel 2019 la percentuale di pazienti dimessi vivi dopo un arresto cardiaco è salita al 72% (26 pazienti), contro il 57% del 2018 (21 pazienti).  

 

La Rete per l’Infarto


Sono stati 343 i pazienti trattati con angioplastica primaria nel 2019, fanno della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore il primo Laboratorio di Emodinamica in Regione e il quinto in Italia. La storia attuale della Rete per l’Infarto è già quella di un sistema maturo, efficiente ed efficace che ha al suo centro l’Unità di Terapia Intensiva e i Laboratori della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore. Oggi la Terapia Intensiva accoglie oltre il 92% delle persone con infarto, indipendentemente dall’età. Nella quasi totalità sono sottoposte ad una rapida angioplastica primaria per via radiale, riducendone la mortalità in ospedale a poco più del 7%. Tradotto in vite salvate, dall’avvio della Rete la progressiva riduzione della mortalità ha consentito ad almeno 24 pazienti in più di sopravvivere e di ritornare rapidamente a casa senza gravi danni. Riaprire prima possibile una coronaria chiusa dal trombo infartuale non solo riduce il danno cardiaco, ma molto spesso salva la vita. Già da tempo l’angioplastica primaria ha dimostrato di farlo molto meglio dei farmaci trombolitici ed in un numero ben più ampio di pazienti, ma richiede disponibilità di risorse, competenze ed un’efficiente organizzazione che consenta una diagnosi tempestiva e un rapido trasporto al centro dove è possibile questo trattamento. Per queste ragioni, nel 2003 è nata proprio a Bologna, prima in Italia, la Rete Interospedaliera per l’Infarto. Una Rete che ha fatto scuola, in grado di garantire la riperfusione all’80% delle persone colpite da infarto con una riduzione della mortalità ospedaliera di circa il 30% già nei primi due anni dalla sua attivazione (nel 2002 il tasso di mortalità ospedaliera era il 17%, due anni più tardi era sceso al 12.3%). 


 

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