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Bimba con due mamme: per la Corte d’Appello di Bologna l'adozione è valida

Con la sentenza di ieri la Corte d’Appello di Bologna ha riconosciuto la trascrivibilità del provvedimento di adozione ottenuto negli Stati Uniti da una coppia di due donne sposate che era stata negata dal Comune di Bologna

Per gli Stati Uniti aveva due mamme, mentre in Italia l’adozione non era stata considerata valida. Con una sentenza del 3 ottobre 2018 la Corte d’Appello di Bologna ha riconosciuto la trascrivibilità del provvedimento di adozione ottenuto negli Stati Uniti da una coppia di due donne sposate che era stata negata dal Comune di Bologna.

Il caso. Nel 2003 era stata vidimata l’adozione di una bimba nata da fecondazione eterologa, da parte di una donna italoamericana sposata negli USA con la madre biologica della piccola. Dopo il trasferimento in Italia nel 2013, le due donne avevano chiesto il riconoscimento della sentenza di adozione al Comune di Bologna che però glielo aveva negato sostenendo che non fosse possibile in Italia in mancanza di una normativa specifica. Dopo varie traversie, che hanno coinvolto anche la Corte Costituzionale, finalmente proprio ieri la Corte d’Appello di Bologna ha sancito che quel rifiuto del comune era illegittimo. I giudici hanno infatti considerato anzitutto il superiore interesse del minore, ma anche il rispetto dei principi di uguaglianza tra i sessi, “signoria privata e libero sviluppo del singolo nella famiglia”. Il criterio che ha ispirato la decisione è stato proprio quello di far sì che la bambina mantenesse lo stesso ambiente affettivo nel quale aveva sempre vissuto, ossia quello con le sue due mamme.

In Italia esiste una legge che permetta la stepchild adoption? No, in Italia l’adozione del figlio del partner, che non ha mai destato alcun problema di sorta per le coppie eterosessuali, ha sempre aperto dibattiti particolarmente accesi con riferimento alla medesima possibilità per le coppie omosessuali. Ed infatti, proprio nel 2016 la disciplina che consentiva tale adozione è stata stralciata dalla legge Cirinnà, norma che ha introdotto le unioni civili, proprio perché tale previsione sembrava potesse pregiudicare l’approvazione dell’intero testo. La scelta è stata quindi quella di regolamentare le unioni civili sulla falsa riga della disciplina del matrimonio, quasi interamente richiamata – eccetto alcuni aspetti, tra cui l’obbligo di fedeltà-, lasciando senza alcuna normativa la stepchild adoption.

I giudici dicono sì. La sentenza della Corte d’Appello di Bologna si inserisce in un solco già tracciato dalla giurisprudenza, prima comunitaria e poi nazionale, favorevole al riconoscimento di tali adozioni. Basti pensare che già nel 2013 la Corte Europea dei diritti dell’uomo si era pronunciata sancendo che l’impossibilità per una coppia omosessuale di procedere ad adozione co-parentale rappresentava una violazione degli articoli 14 e 8 della Cedu (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali). Dello stesso tenore anche alcune pronunce dei tribunali di merito, come Firenze nel 2017 e Napoli nel 2018 che hanno riconosciuto la validità delle adozioni di coppie omosessuali pronunciate con sentenza del giudice straniero. Proprio quest’anno la stessa Corte di Cassazione, con la sentenza 14007/2018 si è pronunciata favorevolmente statuendo che in tema di stepchild adoption, nel rispetto dell’interesse preminente del minore, il sindaco italiano non può rifiutare di trascrivere nei registri degli atti di nascita l’adozione concessa all’estero ad una coppia omosessuale, regolarmente sposata secondo la legge del paese di origine. Ciò in quanto la normativa comunitaria prevede che il riconoscimento delle decisioni prese in un altro paese membro dell’Unione possa essere negato solo qualora la sentenza sia manifestamente contraria all’ordine pubblico. In particolare la valutazione si deve tradurre in concreto, deve essere effettuata caso per caso e con un unico primario obiettivo: la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo desumibili dalla Costituzione, dai Trattati fondativi e dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea, nonché dalle convenzioni internazionali.

Nella pratica le trascrizioni delle adozioni sono già una prassi in alcuni comuni, mentre in altri ancora viene negata. Può un tema così importante essere lasciato alla libera interpretazione dei singoli sindaci? Forse è quanto mai necessario l’intervento del legislatore per garantire uniforme applicazione dei principi già espressi a più riprese dai giudici di tutta Italia. 

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