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Animali domestici malati e risarcimenti al proprietario: un ddl potrebbe cambiare tutto

Per la Cassazione sono beni di consumo ed il proprietario ha diritto al risarcimento, ma ora è approdato in Commissione un disegno di legge che prevede un nuovo e specifico progetto di codice per la tutela degli animali

A fine settembre è approdato in Commissione un disegno di legge che prevede un nuovo e specifico progetto di codice per la tutela degli animali. Il testo normativo, oltre a riconoscere agli animali la qualità di esseri senzienti, già pacifica anche per la giurisprudenza, compirebbe infatti un ulteriore passo in avanti: li riconoscerebbe titolari del diritto al benessere.

In realtà tale previsione rappresenta una vera e propria rivoluzione.

Come ha avuto modo di ribadire proprio di recente la Corte di Cassazione in una sentenza dello scorso 25 settembre, infatti, gli animali sono sì esseri senzienti, ma non avendo la capacità giuridica, non possono essere certamente titolari di diritti. Semmai è il padrone titolare dei diritti di cui gli animali possono essere beneficiari. La pronuncia citata, in particolare, prendeva le mosse da un caso verificatosi a Ravenna. Dopo aver acquistato un cane di razza “Pinscher”, il proprietario aveva scoperto che l’animale era affetto da una grave patologia congenita e per questo aveva chiesto il risarcimento del danno subìto, oltre alla parziale restituzione del prezzo pagato. Il Giudice di Pace di Ravenna aveva però rigettato la domanda ritenendo che la richiesta del proprietario fosse arrivata troppo tardi. Secondo i giudici infatti in questo caso si poteva applicare la disciplina della compravendita generale prevista dal codice civile- che per denunciare i vizi del bene acquistato concede soli 8 giorni dalla scoperta- e non quella, più favorevole, del Codice del Consumo che invece concede un termine di due mesi. Il proprietario del cane, insoddisfatto, ha proposto quindi ricorso in Cassazione.

I giudici della Suprema Corte hanno accolto la domanda del proprietario del cane e gli hanno riconosciuto il risarcimento. È stato stabilito infatti che gli animali rientrano nella nozione di “beni” in quanto sono cose suscettibili di una utilità per gli uomini. Infatti, pur essendo esseri senzienti, non possono essere considerati titolari di diritti in quanto sono privi della capacità giuridica, che invece hanno le persone fisiche e le persone giuridiche (società, etc…). L’animale quindi non può essere il titolare di un diritto, ma semmai il beneficiario della tutela apprestata al diritto di cui è titolare il padrone. Di conseguenza il proprietario che acquisti un animale di cui ignorava la patologia potrà chiedere ed ottenere il risarcimento del danno subito e la riduzione del prezzo pagato. Trattandosi poi dell’acquisto di un animale di affezione avvenuto per la soddisfazione di esigenze della vita quotidiana estranee all'attività imprenditoriale o professionale, si potrà applicare la disciplina del Codice del Consumo e quindi, nel caso di bene viziato il consumatore avrà ben due mesi dalla scoperta del vizio per poter agire e chiedere la riduzione del prezzo ed il risarcimento del danno.

Alla luce di quanto statuito dalla Cassazione nella sentenza appena commentata è evidente che i giudici non contemplino la titolarità dei diritti in capo agli animali e quindi escludano che questi possano essere titolari di un diritto al benessere.

Sarà interessante capire quindi come tale impostazione potrà coniugarsi con il disegno di legge, di segno opposto, nel caso in cui dovesse essere approvato. Il contrasto giuridico, ad oggi, sarà inevitabile. 

 

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