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Assegno di divorzio: cosa cambia?

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Lo scorso 9 maggio il servizio studi della Camera dei Deputati ha pubblicato un dossier nel quale ha analizzato le modifiche in materia di assegno divorzile, contenute nella proposta di legge oggi all’esame della Camera.

La necessità di un cambiamento. Le modifiche all’art. 5 si sono rese necessarie in seguito alla celebre sentenza 11504/2017 con la quale la Corte di Cassazione ha superato il parametro del tenore di vita matrimoniale, sul quale in precedenza si doveva determinare l’assegno di divorzio, per individuare una molteplicità di criteri che invece tengano conto di varie circostanze quali, ad esempio, la durata del matrimonio, l’attività lavorativa dell’ex ed in generale la situazione economico-patrimoniale delle parti nel suo complesso.

Le novità della proposta di legge. L’art. 1 della proposta di legge interviene sull’art. 5 della legge 898/1970 proprio in tema di assegno divorzile. Vediamo nel dettaglio le novità.

Finalità dell’assegno. L’assegno non ha più espressamente finalità assistenziali e compensative dell’assegno, ma ogni valutazione in merito spetterà al giudice.

Una tantum. Non si fa più riferimento alla somministrazione periodica dell’assegno e ciò fa pensare che il legislatore propenda per la corresponsione dell’assegno in un’unica soluzione.

Nuovi parametri. La valutazione del giudice dovrà basarsi su nuovi parametri: si passa da “condizioni dei coniugi” a “condizioni personali ed economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi dopo il matrimonio” (tra cui esplicitamente età e stato di salute). Non si valuta più il solo reddito, ma il patrimonio ed il reddito netto. Si aggiungono poi altri elementi di valutazione come l’impegno nella cura dei figli minori o disabili, la formazione professionale, etc.

L’assegno a tempo. Qualora la ridotta capacità reddituale di un coniuge sia momentanea, il giudice può predeterminare la durata dell’assegno.

Quando si perde il diritto all’assegno. L’assegno non è dovuto in caso di nuove nozze, unione civile o stabile convivenza con altra persona. Anche tale disposizione recepisce un orientamento già consolidato in giurisprudenza in forza del quale, qualora l’ex coniuge intraprendeva una nuova relazione duratura e stabile, perdeva il diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio. E qualora la nuova relazione dovesse finire? Non si potrà più pretendere la corresponsione dell’assegno, una volta perso il diritto a percepirlo.

Sul contenuto del provvedimento appena esaminato hanno già espresso parere favorevole le Commissioni Lavoro e Affari sociali. 

Vedremo se il testo sarà approvato definitivamente.

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