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Carta d'identità dei minori: ritornano padre e madre

Con il decreto 31 Gennaio 2019

Immagine repertorio

Con il decreto 31 Gennaio 2019, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 aprile scorso  il Ministero dell'Interno ha reintrodotto la nomenclatura "padre" e  "madre" sulla carta d'identità dei minori, sostituendola alla precedente dicitura "genitori esercenti la responsabilità genitoriale".

Le criticità evidenziate dal Garante. La modifica normativa è stata approvata nonostante il Garante della Privacy avesse espresso per ben quattro volte parere negativo sul provvedimento. Era stato evidenziato infatti che potrebbero concretamente verificarsi casi in cui non vi sia una reale corrispondenza tra la “qualità” di padre e/o madre con chi, invece, eserciti la suddetta titolarità soggettiva di genitore. Le difformità possono ad esempio riguardare le ipotesi in cui la responsabilità genitoriale derivi da pronunce giurisdizionali come adozioni, trascrizioni di atti di nascita conseguiti all’estero, oppure rettificazione di attribuzione di sesso, o ancora nei casi di trascrizioni effettuate direttamente dal Sindaco ricevente senza alcun intervento dell’autorità giudiziaria.

Il Regolamento sul Trattamento dei Dati personali. La scelta del ministero appare ai più sprovveduta in quanto si ritiene che non sia stata valutata in modo approfondito la conformità di tale decreto alle previsioni in materia di riservatezza previste dal Regolamento sul Trattamento dei Dati personali. Infatti, tale scelta normativa sembrerebbe violare due importanti principi: quello di esattezza nel conferimento dei dati e quello di tutela della libertà personale.

Potrebbe infatti anche capitare che, qualora gli esercenti la responsabilità genitoriale, ma non genitori, richiedessero il documento d'identità per il minore, questi non potrebbe ottenere la trascrizione all'anagrafe e, conseguentemente, il proprio documento di identità.

Oppure, potrebbe anche capitare che il tutore si trovi a dichiarare il falso, con ogni conseguenza penale al riguardo, oppure ancora ciò potrebbe indurre il funzionario dell'anagrafe ad accertare una condizione non veritiera.

Non solo. Tale norma sembrerebbe violare altresì il principio di non discriminazione sancito non solo dalla Costituzione, ma anche dalla Convenzione Europea.

Vedremo se le criticità evidenziate porteranno ad una ulteriore e successiva modifica del testo.

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Resta quindi ferma la nuova disposizione: sulla carta d'identità dei minori tornano mamma e papà.

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