Parola all'avvocato

Parola all'avvocato

Diffamazione su Facebook: nessuna responsabilità del social per la rimozione tardiva del post

Sentenza del 02.02.2019, Tribunale di Bologna

Il caso

Diatribe familiari che finiscono su Facebook a suon di post diffamatori. È questa la vicenda portata all’attenzione del Tribunale di Bologna che con una sentenza pubblicata all’inizio del mese di marzo, si è espresso delineando le linee guida in tema di diffamazione sui social network. Protagoniste della vicenda madre e figlia, la prima – in grave difficoltà economica-, accusava pubblicamente su Facebook la figlia di non aiutarla economicamente, di essere interessata solo al denaro a discapito della famiglia, di impedirle di vedere e frequentare la propria nipotina. L’anziana pubblicava commenti sotto le foto della figlia imprenditrice, fino a rendere noti gli atti del processo innanzi il Tribunale dei Minorenni relativo all’esercizio del diritto di visita della nonna alla nipote. Facebook, alla quale i post erano stati segnalati, aveva atteso qualche giorno prima di procedere alla rimozione di alcuni di essi, fino a chiudere il profilo della signora quale mese dopo. La figlia-imprenditrice riteneva che tale comportamento omissivo della società olandese avesse danneggiato la sua immagine e la reputazione commerciale della sua azienda. La società gestrice del social, invece, convenuta in giudizio, si difendeva anzitutto sostenendo l’incompetenza del Tribunale di Bologna ed in secondo luogo ritenendo di avere agito correttamente, tempestivamente e nel rispetto della normativa comunitaria in materia.

La decisione del Tribunale

Il giudice del Tribunale di Bologna, investito della questione ha tracciato le linee in materia di diffamazione e responsabilità dei social network. Vediamone i punti principali.

Competenza. Nei casi di diffamazione a mezzo social è competente il giudice del luogo in cui si è verificato l’evento dannoso. Nel caso quindi di diffamazione si tratterà del luogo in cui il danneggiato, destinatario delle offese, aveva il domicilio. Si legge infatti in sentenza "è certamente quello in cui il danneggiato aveva il domicilio al momento della diffusione della notizia o del giudizio lesivi, perché la lesione della reputazione e degli altri beni della persona è correlata all'ambiente economico e sociale nel quale la persona vive e opera e costruisce la sua immagine, e quindi "svolge la sua personalità" (art. 2 Cost.). Pur non potendosi escludere che, in relazione alla notorietà della persona, il pregiudizio possa verificarsi anche altrove è certo che il domicilio è il luogo principale nel quale gli effetti negativi, patrimoniali e non patrimoniali si verificano (Cass. Sez. Un., 13/10/2009, n. 21661)”.

Nel caso in esame la società e la sua legale rappresentante avevano rispettivamente sede e residenza in provincia di Bologna. Corretta quindi la competenza del Tribunale del capoluogo emiliano.

Risarcimento del danno

Sette giorni per la rimozione dei post e quale mese per la chiusura dell’account: intervento di Facebook tardivo? A parere del giudice no.

“La disciplina di riferimento è costituita dalla Direttiva 2009/31/CE, recepita con D.lgs. del 9 aprile 2003, n. 70 cd Decreto sull’E-commerce, che all’art. 16 stabilisce come l’hosting provider, per quanto qui di interesse, non sia responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l'attività o l'informazione è illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceità dell'attività o dell'informazione [...]. La chiusura definitiva del profilo avvenuta mesi dopo rispetto all’inizio delle segnalazioni, e in un momento successivo rispetto ad altre attività limitative, comunque poste in essere da Facebook, appare del tutto ragionevole e congruo rispetto all’obbligo giuridico che la citata Direttiva riconosce in capo all’hosting provider. Da qui, si ritiene che il danno asseritamente subito dalle attrici non sia in alcun modo imputabile al comportamento colpevole della società Facebook, che invece ha correttamente agito in osservanza di quanto dalla normativa richiesto”.

La responsabilità del danneggiato

Perché l’imprenditrice, pur potendo, non ha bloccato il profilo della madre? Anche tale comportamento ha portato il giudice ad escludere il diritto al risarcimento. È stato affermato che, ancor prima di imputare una responsabilità in capo a Facebook, si doveva avere riguardo al comportamento della danneggiata. Ella infatti avrebbe ben potuto bloccare l’account della madre, impedendole di fatto di pubblicare i commenti contestati, ma non lo aveva fatto. Anche questo comportamento omissivo ha rafforzato il convincimento del giudice nel rigettare la domanda di risarcimento.

Il ruolo dei social

Da ultimo, il giudice ha ribadito come “l’host provider ha il dovere d’intervento nei soli limiti in cui ciò è imposto dalla legge e che proprio in ragione del principio costituzionale di libertà di manifestazione del pensiero, che comprende anche la libera critica altrui ai propri comportamenti, sancito dall’art. 21 Cost., alla quale l’utente di piattaforme di comunicazioni sociali volontariamente si espone nel momento stesso in cui esterna in pubblico le proprie opinioni o condivide aspetti della propria vita. È  evidente, pertanto, che nella partecipazione a piattaforme sociali di comunicazione ciascun partecipe in nome della libertà di manifestazione del proprio pensiero rinuncia ad una parte importante della propria privacy e nel momento in cui accetta di mettere in mostra vicende personali, così condividendole con la comunità partecipata, deve accettare le critiche e i pensieri altrui, anche quando essi sono aspri, scomodi, pungenti e sgraditi”.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Grave lutto per Cesare Cremonini: morto il papà Giovanni

  • Lutto all'Alma Mater: morto a 94 anni Alfonso Traina, professore emerito, filologo e latinista

  • Funerale Giovanni Cremonini, in centinaia per l'ultimo saluto al babbo di Cesare

  • Piazzola sospesa per due giorni, gli ambulanti protestano

  • Incidente a Budrio: schianto tra auto alla Riccardina

  • Esce di casa e non torna, trovato di notte nel fiume

Torna su
BolognaToday è in caricamento