Parola all'avvocato

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Dipendente Trenitalia licenziato per stalking: perseguitava la collega ed ex fidanzata

(Cassazione, 28/01/2020, n. 1890)

Il dipendente della società di trasporti non si era rassegnato alla fine della relazione con la sua ex compagna e collega di lavoro. Così, aveva iniziato a minacciarla ed arrecarle molestia con messaggi e chiamate insistenti, minacce di rendere noti al marito di lei foto e video privati, la pedinava e la diffamava scrivendo il suo numero di telefono nei bagni delle stazioni, invitando gli avventori a chiamare per prestazioni sessuali. La vera e propria persecuzione messa in atto dall’ex aveva portato la dipendente di Trenitalia ad un malessere psico-fisico che l’aveva indotta a cambiare le proprie abitudini di vita, a causa della preoccupazione  per l’incolumità propria e del proprio coniuge. Ciò aveva altresì influito negativamente anche sulla sua attività lavorativa, rendendo intollerabile il rapporto di lavoro.

L’ex fidanzato era stato così licenziato e la decisione del datore di lavoro confermata in primo ed in secondo grado. Egli impugnava la pronuncia presentando ricorso in Cassazione.

La decisione della Corte

I giudici hanno confermato la correttezza del licenziamento. A parere della Suprema Corte, infatti, la sanzione del licenziamento è proporzionata al comportamento tenuto dal lavoratore che si sia reso responsabile di atti persecutori, ossia stalking, a danno di una collega. È stato infatti specificato che la giusta causa di licenziamento è nozione legale, rispetto alla quale non sono vincolanti le previsioni dei contratti collettivi. Conseguentemente il giudice di merito può valutare liberamente le condotte tenute dal dipendente licenziato e stabilire se queste siano tali e gravi da compromettere definitivamente il rapporto fiduciario tra il datore di lavoro e il lavoratore e quindi rendere legittimo il licenziamento. Il giudice deve quindi fare una valutazione di proporzionalità e gravità tra i comportamenti contestati e l’idoneità di questi a ledere il rapporto fiduciario. L’unico limite precisato consiste nell’impossibilità per il davore di lavoro di irrogare il licenziamento per giusta causa quando questo sia una sanzione più grave di quella prevista dal contratto collettivo nazionale per quella determinata infrazione.

Confermato quindi il licenziamento.

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