Parola all'avvocato

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Fidanzamento e menzogne: tribunale ordina la restituzione dei regali costosi all'ex

Così la sentenza n. 2514/2018 della Corte d’Appello di Bologna

Sentenza n. 2514/2018 Corte d’Appello di Bologna

La protagonista della vicenda in commento è una donna che, dopo essere rimasta vedova ed aver perso il suo unico figlio nato morto, conosceva tramite un sito di incontri un uomo del bolognese. Lo scambio di messaggi tramite internet si trasformava in una vera e propria relazione nella quale la signora, fragile e provata dalle dolorose esperienze passate, investiva le proprie speranze ed i propri sentimenti, confortata anche dal compagno il quale, sempre a distanza, le prometteva amore eterno, un futuro matrimonio ed una vita felice.

La donna così faceva al compagno importanti regali, gioielli, orologi preziosi e trasferiva ingenti somme di denaro, certa di avere trovato finalmente la tanto agognata serenità.

Nel 2009 però l’idillio finiva bruscamente: la donna scopriva che l’uomo le aveva sempre mentito: non solo non si sarebbero mai sposati, ma egli era addirittura già sposato con un’altra donna ed erano in attesa del loro primo figlio.

La donna denunciava l’uomo ed agiva anche in sede civile per ottenere la restituzione di tutto il denaro e le elargizioni fatte a suo favore durante la relazione.

Le questioni giuridiche

Da un punto di vista giuridico la questione è molto interessante sotto diversi profili. I giudici infatti, prima del tribunale e poi, in secondo grado, della Corte d’Appello hanno operato una completa ricostruzione delle ipotesi configurabili e non in casi come questi.

Come qualificare gli ingenti regali nell’ambito di una relazione sentimentale a distanza? Si può ottenere la restituzione ed a che titolo?

I punti salienti della sentenza

Si trattava di un mutuo? No, non era un prestito. Se non c’è nessuna prova dell’impegno alla restituzione da parte del soggetto mutuatario che riceve il bene non potrà chiedersi la restituzione invocando il prestito.

Si trattava di un arricchimento senza causa? No. La causa, ossia la funzione economico-sociale dei trasferimenti, c’era ed era lo spirito di liberalità, ossia la volontà di arricchire il compagno.

Si trattava di un’obbligazione naturale? No. L’obbligazione naturale è l’adempimento di un dovere morale e sociale ed in quanto tale non spetta alcuna restituzione a chi trasferisce beni e denaro- come ad esempio avviene nel caso di rapporti tra i coniugi o tra i conviventi. In particolare, secondo la Corte d’appello non si trattava di obbligazione naturale in quanto:

1)  non vi era mai stata convivenza ed i due fidanzati avevano sempre condotto vite del tutto separate e reciprocamente autonome. Si era sempre trattato di una relazione a distanza, breve e intrattenuta soprattutto in modo virtuale;

2) l’importo delle somme era ben al di sopra di quello che sarebbe stato necessario per vivere (oltre la soglia di proporzionalità e di adeguatezza rispetto ai mezzi di ciascuno dei due partners).

Si trattava di una donazione? Sì, l’animus donandi era costituito dal sentimento amoroso che aveva pervaso l’appellata e che la spingeva, per puro spirito di liberalità, sia a soccorrere l’amato indebitato che a gratificarlo con costosissimi regali. Si era trattato però di una violazione annullabile in quanto fondata su motivi erronei. Il giudice di primo grado, infatti, aveva sostenuto che la donna avesse effettuato i numerosi regali a favore del compagno nell’erronea convinzione che si sarebbero sposati ed avrebbero avuto una relazione duratura.

La Corte d’Appello però non è stata dello stesso avviso ed ha escluso tale qualificazione giuridica ritenendo che in realtà la donna avesse compiuto le donazioni nella speranza di ricevere dal donatario ancora tempo, cura e attenzioni. La corte ha infatti ritenuto che se è vero che da una parte il fidanzato si era approfittato della sua fragilità facendole credere in un sentimento non ricambiato, dall’altra, l’errore della donna si era tradotto non sui motivi della donazione, ma sulle qualità morali e sull’affidabilità dell’uomo. La stessa infatti aveva posto in essere gli atti di liberalità perché nel suo intimo era convinta di condividere con l’uomo sentimenti reciproci, ma in realtà era un suo semplice convincimento interiore, del tutto infondato, se pensiamo alle circostanze concrete: i due infatti avevano sempre vissuto una relazione virtuale, alimentate dalle bugie e dalle lusinghe di lui, dallo scambio di messaggi. Ma di fatto nessun atto scritto aveva dimostrato che ci fossero promesse di matrimonio o convivenze future: era frutto del mero sentimento interno della Signora.

Quale soluzione possibile?

La Corte, pur escludendo che si potesse trattare di donazione annullabile per errore sui motivi, ha comunque concluso a favore della donna, statuendo che la donazione fosse revocabile per ingratitudine. Si tratta di un’ipotesi specifica prevista dall’art. 801 c.c. il quale stabilisce che nel caso di ingiuria grave la donazione sia revocabile.

Cosa si intende per ingiuria grave?

Nel caso in esame i giudici della Corte hanno ritenuto che il comportamento dell’uomo integrasse ingiuria grave, non solo per il subdolo e spregiudicato modo con il quale egli aveva fatto credere alla donna di ricambiare i suoi sentimenti amorosi, ma soprattutto per il vero e proprio disprezzo che egli, quale donatario, aveva manifestato nei confronti della dignità e delle qualità morali della donna. Condotta oltretutto completamente contraria alla buona fede ed alla correttezza.

Conclusione

Condannato l’uomo a restituire quasi 70.000 euro in denaro, oltre agli orologi ed ai gioielli preziosi.

 
 
 

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