Parola all'avvocato

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Maternità surrogata: apertura al riconoscimento del legame genitoriale

(CEDU, parere 10 aprile 2019)

Lo scorso 10 aprile la Grande Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata con un parere consultivo in merito alla possibilità di riconoscimento nel diritto nazionale di una relazione di filiazione tra un bambino nato da una maternità surrogata praticata all’estero e la madre dell’intenzione (ossia colei che, avendo l’intenzione di costruire una famiglia, si avvaleva dell’utero in affitto).

Il caso. La questione portata all’attenzione della CEDU era nata in Francia. La Corte di Cassazione, infatti, si era infatti espressa evidenziando che per la legislazione francese fosse vietata la trascrizione dell’atto di nascita del minore nato all’estero da maternità surrogata. La corte pertanto chiedeva se il rifiuto a riconoscere il rapporto tra madre intenzionale e figlio nato da utero in affitto rappresentasse una violazione dell’art. 8 CEDU e se eventualmente tale rapporto di filiazione si potesse riconoscere mediante adozione.

L’art. 8 CEDU. Il testo della norma richiamata recita come segue: “Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare.

1. Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.

2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell'esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Il parere della Corte. L’interesse del minore: è questo il punto fondamentale evidenziato in prima analisi dalla Corte. In secondo luogo è stato ricordato che la prassi della Cedu è favorevole nel riconoscere un legame familiare tra i genitori intenzionali e i figli nati mediante utero in affitto soltanto qualora:

1) vi sia un legame di sangue;

2) vi sia stata una lunga convivenza.

La gran parte degli stati membri dell’UE sono contrari al riconoscimento di tale legame, eccetto rari paesi in cui è normativamente prevista, tuttavia tale orientamento è, a parere della Grande Chambre, sfavorevole soprattutto nei confronti del minore. I giudici infatti, pur volendo scoraggiare la prassi dell’utero in affitto, visti i concreti rischi di abusi e commercializzazioni, hanno evidenziato che le incertezze normative in materia di riconoscimento del legame parentale influiscono negativamente sulla riservatezza del minore, oltre ad impedirgli di avere una identità sociale, di conoscere le proprie origini e di essere titolare di diritti successori.

Come superare quindi tale incertezza? Secondo la Corte il riconoscimento, nel rispetto di quanto statuito nell’art. 8, non deve necessariamente avvenire mediante trascrizione sui registri di stato civile dell’atto di nascita. Può invece essere fatto con altri mezzi, come l’adozione del minore da parte della madre intenzionale, purchè in base alla legge nazionale ciò avvenga in modo veloce ed efficace e comunque sempre a tutela dell’interesse superiore del minore.

La Corte ha poi concluso invitando la Francia a superare i limiti legali alla possibilità di adottare concessa solo alle coppie sposate.

Una grande apertura quindi da parte della CEDU. Vedremo se verrà normativamente recepita da parte degli ordinamenti nazionali. 

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