Parola all'avvocato

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Il processo dura trent’anni: la Corte d’Appello di Bologna riconosce 15.000 euro di risarcimento

Pubblicato il decreto con il quale si riconosce il risarcimento dei danni per irragionevole durata di un processo conclusosi dopo quasi trentadue anni

È stato pubblicato lo scorso 2 novembre il decreto con il quale la Corte d’Appello di Bologna ha riconosciuto il risarcimento dei danni per irragionevole durata di un processo conclusosi dopo quasi trentadue anni.

Il fatto. Nel 1986 alcuni lavoratori hanno depositarono presso il Tribunale di Parma istanza di fallimento della società della quale erano dipendenti. Effettivamente l’anno successivo il fallimento fu dichiarato ed i lavoratori furono ammessi al passivo per ottenere le somme loro dovute. Nel 1992 venne loro accordato un pagamento parziale, ma solo lo scorso ottobre, ben trent’anni dopo l’inizio della causa, i lavoratori hanno ottenuto il saldo del loro intero credito.

Durata irragionevole del processo, mai come questa volta, così i lavoratori e gli eredi di coloro che nel frattempo erano deceduti, assistiti dagli avvocati Piccinini e Gavaudan che già li avevano seguiti nell’ambito del fallimento, hanno depositato ricorso in Corte d’Appello chiedendo al Ministero della Giustizia il risarcimento dei danni subiti. La Corte, tempestivamente, ha accolto la domanda ed ha condannato il Ministero a pagare quindicimila euro a favore di quei lavoratori che così a lungo hanno atteso l’esito del processo.

Esiste quindi uno strumento di tutela: vediamone i punti essenziali.

La normativa di riferimento. Nel 2001, per fare fronte ai tempi lunghi della giustizia, è stata introdotta la legge n. 89, cd. Legge Pinto. Tale norma consente alle parti di un processo di richiedere ed ottenere il risarcimento del danno se la causa si è protratta oltre i tempi stabiliti dalla legge.

Quanto dovrebbe durare un processo?

-          Primo grado 3 anni

-          Secondo grado 2 anni

-          Esecuzione forzata 3 anni

-          Procedura concorsuale 6 anni

In ogni caso, se il giudizio si conclude con una sentenza irrevocabile entro 6 anni, allora si considererà di ragionevole durata.

Come si calcola l’indennizzo? Il giudice deve tenere conto di vari elementi quali l’esito del processo nel quale si è verificata la violazione, il comportamento del giudice e delle parti, la natura degli interessi coinvolti ed il valore e la rilevanza della causa, valutati anche in relazione alle condizioni personali della parte.

Si può proporre la domanda quando il processo è ancora in corso? Sì, ma si tratta di una novità. Soltanto lo scorso aprile infatti la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 88 ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 4 che invece impediva che la domanda di equa riparazione potesse essere proposta in pendenza del procedimento. 


 

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