Parola all'avvocato

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Ritardo dei treni: negato il risarcimento dei danni

(Cassazione, sentenza n. 3720, 8 febbraio 2019)

Il fatto. Nel 2008 un pendolare, stanco della sistematicità dei ritardi, delle precarie condizioni igieniche dei vagoni e della difficoltà di trovare posto a sedere si rivolgeva al Giudice di pace di Piacenza per chiedere ed ottenere la condanna di Trenitalia spa al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti. In primo grado la domanda veniva accolta dal giudice che liquidava il risarcimento in mille euro. Trenitalia però non ci stava ed impugnava la sentenza davanti al Tribunale di Piacenza il quale, in effetti, riformava la decisione del giudice di primo grado sostenendo che l’uomo non avesse dimostrato, e neppure allegato, il presupposto della gravità dell’offesa, necessario al fine di ritenere risarcibile il danno non patrimoniale conseguente alla lesione di un diritto costituzionalmente qualificato.

Il pendolare aveva quindi promosso ricorso in Cassazione contro la sentenza che gli aveva negato il risarcimento.

La decisione della Corte di Cassazione. I giudici hanno negato il risarcimento. È stato infatti ribadito che "sono palesemente non meritevoli di tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed ogni altro tipo di insoddisfazione concernenti gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale" e che ogni persona, inserita nel complesso sociale, deve accettare, in virtù del dovere di convivenza, "un grado minimo di tolleranza". Pertanto i fastidi lamentati dal ricorrente non erano sufficientemente gravi da giustificare un danno e, conseguentemente il risarcimento.

A chi spetta la prova del danno subito? Il secondo punto interessante della sentenza riguarda l’onere della prova. Nel caso di responsabilità contrattuale, così come accade nell’ipotesi di responsabilità extracontrattuale, spetta sempre al danneggiato fornire la prova sia del pregiudizio incidente nella sfera patrimoniale e non patrimoniale del soggetto, sia la sua entità. L’uomo avrebbe quindi dovuto dimostrare non solo la gravità dei disservizi subiti, ma che ciò aveva costituito una lesione di un diritto fondamentale della persona, garantito dalla Costituzione. Al contrario, invece il pendolare si era limitato ad elencare una lunga serie di disservizi che, pure esistenti e provati, non erano sufficienti a dimostrare quale fosse l’effettivo danno dallo stesso subito. Egli avrebbe dovuto dimostrare le conseguenze dei disagi sulla sua vita e sulle sue relazioni sociali.

Nessuna prova? Nessun risarcimento per il pendolare, condannato anche alle spese del giudizio.


 

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