Parola all'avvocato

Parola all'avvocato

Scopre il tradimento dall’account Skype della moglie e viene condannato

(Corte di Cassazione 26 luglio 2019, n. 34141)

Aveva le prove del tradimento della moglie (i messaggi su Skype con l’amante), pensava di poterle usare contro di lei durante il processo di separazione ed invece è stato condannato per il reato di accesso abusivo ai sistemi informatici.

È questa la singolare vicenda che ha impegnato i giudici della Corte di Cassazione sul finire del mese di luglio scorso. In primo ed in secondo grado il marito era stato assolto poiché si era sostenuto che il suo comportamento non potesse configurare il reato di accesso abusivo al sistema informatico. La moglie era ricorsa così in Cassazione, sostenendo l’illegittimità dell’operato dell’uomo.

La decisione della Corte

I giudici di legittimità si sono pronunciati accogliendo il ricorso della moglie. La questione giuridica sottesa alla decisione, in effetti, è di grande interesse ed attualità. Si tratta infatti della configurabilità del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico, punito dall’art. 615 ter del Codice Penale, qualora il soggetto autore del fatto illecito si mantenga nel sistema dopo essere riuscito ad entrarvi casualmente. In sostanza, nel caso in cui il computer o lo smartphone sia acceso e l’accesso ad una applicazione di chat o messaggistica sia già aperta mediante inserimento automatico di password e credenziali, il reato di accesso abusivo si configura ugualmente? A parere della Corte sì. La Cassazione invece ha avuto modo di evidenziare che il marito, imputato nel procedimento penale, si era volontariamente intrattenuto nel programma Skype della moglie, scorrendo l’intera conversazione tenuta con l’amante. Irrilevante, a parere dei giudici il fatto che in un primo momento l’uomo avesse trovato la chat urtando casualmente il tavolo nella sala da pranzo sul quale era presente il computer acceso e con le conversazioni di Skype aperte sullo schermo. Irrilevante anche il fatto che le chiavi di accesso al programma fossero state salvate dalla donna per non doverle inserire nuovamente ad ogni accesso. I giudici infatti hanno ribadito il principio di diritto secondo cui in tema di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, non rileva la circostanza che le chiavi di accesso siano stato comunicate all’autore del reato, in epoca antecedente al fatto, qualora ciò abbia portato ad un risultato palesemente in contrasto con la volontà della persona offesa ed uscendo in modo esorbitante dall’ambito di autorizzazione della stessa. Evidentemente, che la moglie non volesse che il marito frequentasse il suo profilo Skype è evidente, né che l’aver salvato le credenziali di accesso autorizzasse l’uomo a leggere le conversazioni.

Accolta quindi la tesi della donna e condannato il marito in sede penale

La massima. “In tema di reati contro la libertà individuale, integra il delitto previsto dall'art. 615-ter c.p. colui che si mantenga in un sistema informatico o telematico protetto violando le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l'accesso, rimanendo irrilevanti, ai fini della sussistenza del reato, gli scopi e le finalità che abbiano soggettivamente motivato l'ingresso nel sistema, dovendosi in particolare precisare che la condotta di illecito mantenimento può perfezionarsi anche in presenza di una casuale iniziale introduzione nel sistema informatico (Cassazione penale, sez. V, sentenza 26 luglio 2019, n. 34141)”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Meteo, neve in arrivo sull'Appennino emiliano

  • Ripetitori e onde dei cellulari, lo studio del Ramazzini: "Tumori rari nelle cellule nervose"

  • Rivoluzione orari della 'movida', parte esperimento. Lepore: "Cercheremo di dettare una nuova tendenza"

  • Fuga di gas dalle cantine: 16 famiglie evacuate, traffico bloccato

  • Furto a San Lazzaro: "Sono entrati in pieno giorno e hanno fatto un disastro. Sono sconvolta"

  • Accoltellamento sul treno: due feriti, treni in ritardo

Torna su
BolognaToday è in caricamento