Parola all'avvocato

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La parola all'avvocato: strade ghiacciate, chi è responsabile?

Le strade pubbliche e la responsabilità dell’amministrazione

Le strade pubbliche e la responsabilità dell’amministrazione. La giurisprudenza unanime riconosce la responsabilità per cose in custodia ai sensi dell’art. 2051 c.c. in capo all’amministrazione pubblica relativamente alle strade di sua proprietà. Sull’ente proprietario, di conseguenza, incombono alcuni obblighi quali la manutenzione, ma anche la custodia. Pertanto, nel caso in cui si verifichi un sinistro, l’amministrazione pubblica si presumerà responsabile, quando abbia omesso di vigilare per impedire che i danni si verificassero. La responsabilità da cose in custodia di cui alla citata norma sussiste quindi qualora si verifichino due presupposti, ossia un'alterazione della cosa che, per le sue intrinseche caratteristiche, determina la configurazione nel caso concreto della cd. insidia o trabocchetto e l'imprevedibilità e l'invisibilità di tale "alterazione" per il soggetto che, in conseguenza di questa situazione di pericolo, subisce un danno (Cass. 11592/2010).

Tuttavia, il proprietario della strada potrà liberarsi dalla responsabilità. Infatti, il giudice dovrà valutare caso per caso se in concreto la pubblica amministrazione aveva una reale possibilità di intervenire per garantire la sicurezza della strada. Si terrà conto quindi della natura dell’area in cui si è verificato l’incidente, dell’estensione, della posizione, dei sistemi di sicurezza e della segnalazione del pericolo. Ad esempio, per il demanio comunale, l'inserimento all'interno del perimetro urbano dell’area del sinistro costituisce presunzione di effettiva possibilità di controllo di tale zona. Se da tale indagine emergerà una impossibilità per l’amministrazione di custodire il bene, allora sarà esclusa la sua responsabilità e, di conseguenza, non sarà tenuta a risarcire alcun danno.

Non solo. L’art. 2051 c.c. prevede anche che la pubblica amministrazione possa liberarsi da responsabilità qualora dimostri il caso fortuito, ossia che il danno si è verificato a causa di un evento imprevedibile ed inevitabile. Ciò conferma il criterio oggettivo di imputazione della responsabilità in capo alla pubblica amministrazione. Tuttavia tale norma ha proprio l’obiettivo di incentivare “chi ha il potere di intervenire sulla cosa all'adozione di precauzioni tali da evitare che siano arrecati danni a terzi e, d'altra parte, a tale potere/dovere, fa comunque e sempre riscontro un dovere di cautela da parte di chi entra in contatto con la cosa” (Cass. 999/2014).

Proprio a tale proposito il Tribunale di Trento ha escluso la responsabilità di una struttura alberghiera sita in una località sciistica in relazione ai danni subiti dal cliente in conseguenza di una caduta determinata dalla presenza di ghiaccio sulla strada. Secondo il giudice, infatti, la sola presenza di ghiaccio sulla strada non era sufficiente a dimostrare la responsabilità del proprietario in quanto il manto gelato era perfettamente visibile, l’evento si era verificato di giorno ed in un luogo in cui le nevicate e le temperature sotto lo zero sono ordinarie e richiedono cautele da parte degli avventori alle strutture alberghiere (Tribunale di Trento, 15.09.2017). Pericolo prevedibile ed evitabile esclude quindi la responsabilità del proprietario e, di conseguenza, il risarcimento dei danni subiti.

Cosa deve quindi dimostrare chi agisce per ottenere il risarcimento del danno in questi casi? Colui che agisce deve dimostrare il cd. nesso di causalità tra la strada, ossia il bene custodito dall’amministrazione, ed il danno che ne è conseguito. Si tratta quindi di stabilire se effettivamente quel sinistro sia stato conseguenza, ad esempio, delle condizioni in cui versava il manto stradale. È un accertamento di natura esclusivamente oggettiva: è irrilevante infatti il comportamento del custode o il carattere colposo della sua inerzia, ad esempio, nel segnalare il pericolo.

La condotta del danneggiato incide? Certamente. Il comportamento della vittima del sinistro sarà valutato dal giudice alla stregua degli altri elementi concreti. In alcuni casi, se dovesse essere accertato che la responsabilità del sinistro sia ascrivibile unicamente alla colpa del privato, allora la responsabilità dell’amministrazione pubblica potrà essere totalmente esclusa. A tale proposito, nel 2015 la Corte di Cassazione aveva escluso il risarcimento del danno patito da un motociclista a seguito di una caduta provocata dalla presenza di una buca piena di acqua ghiacciata in quanto il sinistro era stato causato da una disattenzione del danneggiato ritenuta l’unica causa determinante l’incidente (Cass. 4233/2015).

Anche in condominio? La norma appena esaminata è ovviamente applicabile anche ad altre ipotesi, tra cui la responsabilità del condominio per i danni subiti dai terzi sui beni comuni.

Qualora un avventore scivoli infatti nel cortile condominiale a causa del ghiaccio, il condominio ne risponderà se la gestione condominiale non aveva prestato il controllo e la diligenza necessari a garantire tempestivamente la rimozione della situazione di pericolo determinatasi. Al contrario, si potrà escludere la responsabilità quando l’alterazione presente sui luoghi comuni condominiali sia risultata imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile oppure anche qualora la vittima della caduta non abbia adottato tutte le cautele esigibili in tali casi (Tribunale di Milano, 3139/2017).

Ovviamente, nel caso in cui non sia applicabile la disciplina della responsabilità del custode di cui all’art. 2051 c.c., si potrà sempre fare riferimento alla regola generale di cui all’art. 2043 c.c., responsabilità da fatto illecito.

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