Parola all'avvocato

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Trasfusione sangue infetto e risarcimento danno: per la Corte di Cassazione nessuna prescrizione

Il termine decorre dalla scoperta della trasfusione infetta

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Corte di Cassazione, sentenza n. 26115/18.10.2018

È di pochi giorni fa la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione con la quale i giudici hanno statuito che nel caso di patologia contratta a causa di una trasfusione , il soggetto potrà richiedere il risarcimento del danno entro cinque anni, decorrenti da quando egli abbia avuto consapevolezza della patologia come conseguenza della emotrasfusione infetta.

Vediamo nel dettaglio il contenuto della sentenza in esame.

A causa di una trasfusione resasi necessaria da una emorragia post partum, una donna ha contratto l’epatite c. Per questa ragione nel 2005 ha citato in giudizio innanzi il Tribunale di Bologna il Ministero della Salute chiedendo il risarcimento dei danni subiti. Nel 2008 il giudice ha rigettato la richiesta sostenendo che fosse arrivata troppo tardi. Il Tribunale infatti ha stabilito che ormai il diritto si era prescritto, essendo trascorsi oltre cinque anni.

La signora si è vista costretta così ad impugnare la sentenza in Corte d’Appello. Anche in secondo grado però, nuovamente, la richiesta è stata respinta per le medesime ragioni in quanto si è sostenuto che il diritto al risarcimento si fosse estinto, essendo trascorsi ben più di 5 anni dalla verificazione dell’evento dannoso, ossia la scoperta della trasfusione infetta con conseguente contrazione della malattia, avvenuta del 1996.

Il rifiuto della Corte ha reso necessario il ricorso in Cassazione la quale, invece, ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

I giudici hanno infatti evidenziato che nel caso di contagio di una malattia da emotrasfusione, “il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno decorre dal momento in cui il soggetto percepisce la malattia o la stessa può essere percepita come danno ingiusto conseguente al comportamento di un terzo soggetto, usando la diligenza ordinaria e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche da apprezzarsi in riferimento al sanitario o alla struttura sanitaria cui si è rivolto il paziente, dovendosi accertare se siano state fornite informazioni atte a consentire all’interessato il collegamento con la causa della patologia o se lo stesso sia stato quanto meno posto in condizione di assumere tali conoscenze. In secondo luogo è stato statuito che la presentazione della domanda di indennizzo, attesta l’esistenza  in capo al malato e ai familiari della consapevolezza che queste siano da collegare causalmente con le trasfusioni e, pertanto, segna il limite ultimo di decorrenza del termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno” (Cass. 26115/18.10.2018).

Pertanto, la Corte ha stabilito che:

> il termine di prescrizione per il risarcimento del danno da emotrasfusione è di 5 anni;

> i 5 anni iniziano a decorrere da:

a) quando il soggetto ha avuto consapevolezza di aver subito un’ingiustizia

oppure

b) quando la malattia viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto.

> In ogni caso, la presentazione della domanda di indennizzo è sicuramente l’evento certo ed ultimo, in ordine temporale, dal quale far decorrere la prescrizione: da questo momento infatti si ha certezza che il soggetto sia consapevole della malattia contratta in conseguenza della trasfusione.

Per la Corte la signora aveva scoperto che la sua patologia fosse una conseguenza della trasfusione infetta solo nel 2002 e pertanto, avendo notificato la citazione in giudizio innanzi il Tribunale di Bologna nel 2005, aveva agito tempestivamente, nel rispetto del termine di 5 anni.

Così la Corte ha cassato la sentenza della Corte d’Appello alla quale ha rinviato nuovamente la questione. Saranno i giudici emiliani, a questo punto, a quantificare e liquidare il risarcimento del danno. 

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