Studenti senza casa? Gli host: "Non è colpa nostra"

Gli annunci AirBnb sono 4.000, ma di questi l'anno scorso ne sarebbero stati affittati solo 2.500: 'Si guadagna di più, ma la cifra copre a malapena le spese'

"Non e nostra responsabilità se mancano alloggi per studenti e lavoratori". Lo ha deto Mauro Bigi, presidente dell'associazione Local Pal, che riunisce circa 500 host di Bologna, intervenuto oggi in commissione Politiche sociali di Palazzo D'Accursio.

Gli annunci attivi a Bologna sulla piattaforma AirBnb sono 4.000, ma di questi l'anno scorso ne sarebbero stati affittati solo 2.500 riferisce Bigi: "Parliamo dell'1-2% dell'intero patrimonio di alloggi in città, contro un tasso del 20% in altre città come Firenze", il fatto è che "in questi anni sono aumentati i lavoratori, grazie alla crescita economica, e continuano ad aumentare gli studenti fuorisede, che oggi sono circa 30.000".

'Rischio boomerang'

Sempre questa mattina, sull'argomento è intervenuto Luca Dondi, ad di Nomisma, che ha fatto rilevare come la carenza di alloggi per studenti "rischia di trasformarsi in un problema enorme. Ci sono studenti che hanno scelto altri Atenei, dobbiamo accorciare i tempi degli investimenti di fronte all'urgenza della domanda che c'è oggi e alla quale non si può pensare di dare una risposta nel 2022. Sono necessari migliaia di posti letto in strutture complesse, che presentino una pluralità di soluzioni. Qualcosa si sta muovendo, ma la domanda potenziale è talmente grande che gli interventi in previsione non sono sufficienti a dare una risposta adeguata". 

'Con AriBnb si guadagna il 25%-30% in più al mese'

"Chi affitta - secondo Bigi - non è uno speculatore; l'84% degli host ha un solo appartamento o una stanza" e avrebbe fatto questa scelta "perchè in passato ha avuto esperienze negative con gli affitti a lungo termine, oppure perchè vuole utilizzare la seconda casa in modo flessibile". Rispetto all'affitto a lungo termine, stima Bigi, con l'home sharing "c'è un guadagno del 25%-30% in più al mese, ma è una cifra che copre a malapena le spese per la pubblicità e la burocrazia". Quindi chi affitta appartamenti ai turisti, "non lo fa per speculare ma per avere maggiore sicurezza". Detto questo, assicura Bigi, "anche a noi sta a cuore la salvaguardia di uno sviluppo equilibrato del turismo e dell'attrattività di Bologna".

L'associazione lancia dunque al Comune alcune proposte, a partire dalla "creazione di un tavolo con tutti gli operatori del settore", in modo da "sostenere il vero home sharing" e contrastare così speculazione ed evasione. Inoltre, gli host propongono di "sperimentare forme innovative di accoglienza", come ad esempio "l'affitto integrato di turisti e studenti".

'Sanzionare le piattaforme con annunci illegali'

L'emergenza casa diventa anche una questione politica: "C'è una grande differenza fra chi è un host, e condivide sulle piattaforme una propria stanza o un proprio appartamento, e chi gestisce o possiede altri decine di appartamenti- afferma la consigliera comunale Emily Clancy- questi sono imprenditori veri e propri". Per questo, sostiene Coalizione civica, servono "azioni piu' stringenti", a partire dal fissare un "limite di appartamenti che la stessa persona possa mettere sulle piattaforme". Poi, il Comune dovrebbe "obbligare tutte le piattaforme, e non solo AirBnB, a pubblicare sui propri portali solo annunci in regola, ovvero con il codice di chi ha fatto la Scia in Comune e quindi paga correttamente le tasse", contrastando così l'evasione fiscale e avendo la possibilità di "sanzionare le piattaforme con annunci illegali". Secondo Clancy, insomma, "oggi il Comune riscuote una tassa di soggiorno da AirBnB che può provenire anche da annunci di proprietari che evadono le tasse e non hanno denunciato nulla al Comune stesso. E questo è un paradosso". Coalizione civica se la prende quindi con l'assessore al Turismo, Matteo Lepore. "Da mesi non ci risponde in Consiglio comunale- attacca Clancy- e anche oggi non si è presentato in commissione, pur essendo stato invitato". 

Per l'ad di Nomisma vi è "un sottodimensionamento dell'offerta per l'utenza studentesca, che per la nostra città è fondamentale, un elemento di ricchezza che garantisce molti aspetti, non solo di natura economica, che credo siano imprenscindibili per uno sviluppo equilibrato come quello che ha avuto Bologna anche negli anni passati", ragiona Dondi. "Le istituzioni pubbliche insieme al privato stanno cercando di dare risposte. Molti investitori internazionali scelgono Bologna per realizzare interventi destinati agli studenti. Le istituzioni possono dal canto loro selezionare le aree per localizzare servizi di questo tipo e accelerare le procedure per approvare i progetti, nell'ottica di rigenerazione e utilizzo anche di beni dismessi", assicura Giacomo Capuzzimati, direttore generale della Città metropolitana. "Per la città è una grande sfida. Ci sono 35.000 studenti fuorisede a cui si sta cercando di dare una risposta", conclude. (dire)

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