Omicidio Elisa: "Uccisa perchè lesbica, altro che gigante buono. Odg prenda provvedimenti"

Polemiche sui titoli di giornale che parlano di "gigante buono" e reazioni al delitto di Carpaneto Piacentino, in provincia di Piacenza

Elisa Pomarelli non era scomparsa, era morta. Dal 25 agosto scorso lei e Massimo Sebastiani non si trovavano più: la 28enne era stata nascosta priva di vita nella fitta vegetazione in località Costa di Sariano di Gropparello (nel piacentino) mentre lui, operaio 45enne, si stava nascondendo nella casa del padre di una sua ex fidanzata. Sebastiani ha confessato l'omicidio e ha dato le indicazioni per far ritrovare il corpo della ragazza. 

La storia è sulle pagine di tutti i giornali e racconta la tragica fine di una ragazza di Borgotrebbia che amava la campagna e l'agricoltura e che è stata uccisa il 25 agosto (forse strangolata) dopo l'ultimo pranzo con l'amico Massimo a Carpaneto Piacentino, il suo assassino. Da quel giorno entrambi erano cercati da familiari, amici e forze dell'ordine: lui ha vagato per giorni nei boschi e la vegliava sapendo di averla nascosta dove nessuno, tranne lui, poteva arrivare. L'uomo si è poi rifugiato dal padre di una sua ex fidanzata, adesso in carcere per favoreggiamento. 

L'epilogo: una confessione e il recupero del corpo. Come racconta bene Il Piacenza le ultime flebili speranze della famiglia di Elisa di riabbracciarla si sono spente, purtroppo, nel pomeriggio del 7 settembre, l'altro ieri. E' andata insomma nel peggiore dei modi, dopo una svolta repentina delle indagini serrate degli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Ornella Chicca e la confessione dell'omicida. 

«Siamo addolorate per la morte di Elisa, l'ennesimo femicidio - a parlare Carla Catena, presidente di Lesbiche Bologna  - Siamo vicine e ci stringiamo, in un abbraccio simbolico, alla famiglia di Elisa, alle sue amiche, ai suoi amici e a tutti coloro  che le hanno voluto bene e che in questo momento stanno soffrendo. Questa volta si tratta dell'assassinio di una giovane donna lesbica, che aveva già chiaramente detto all'assassino di esserlo. Elisa era lesbica e soprattutto sceglieva liberamente per sé e la sua vita.  L'assassino invece pensava di possedere la sua amica, poco importa quali fossero la vita e le scelte di Elisa». 

«Diciamolo forte che era lesbica e diciamolo che, come in tante parti del mondo accade, le donne, cis o trans, lesbiche o bisessuali vengono uccise o stuprate, è successo anche qui, in Italia, il 25 agosto 2019. Questa è la storia, altro che gigante buono innamorato non corrisposto». La citazione si riferisce a al titolo di giornale: «Il gigante buono e quell’amore non corrisposto» che ha suscitato tantissime polemiche sui social. 

«Che l'Ordine dei Giornalisti prenda provvedimenti per chi ha scritto del gigante buono, del raptus, dell'ossessione o dell'amore non corrisposto, ancora una volta» chiude la presidente di Lesbiche Bologna. Anche Vincenzo Branà, presidente dell'Arcigay, ha scritto un post su Facebook incalzando una presa di posizione da parte dell'ODG: "Ma come si fa a chiamare un assassino “gigante buono”? Ma davvero l’ordine dei giornalisti non ha niente da dire?". 

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