Terapie contro i tumori, i medici: "Si sono evolute, rischi ed effetti collaterali ridotti"

INTERVISTA A Daniela Valenti, cure palliative, e Giovanni Piero Frezza, direttore di radioterapia: "Importantissimo il rapporto medico-paziente: stessa malattia, ma davanti persone diverse"

I medici vogliono fare chiarezza. Sulle evoluzioni delle cure per il cancro, che negli anni hanno ridotto notevolmente gli effetti collaterali e i rischi; sull'importanza del rapporto medico-paziente, che deve basato sulla comunicazione e sulla chiarezza; sulla stretta sorveglianza che veglia sulle attività delle case farmaceutiche e sulla sperimentazione, al fine di non anteporre il business alla cura dei malati, come molti di quelli che rifiutano alcuni farmaci sospettano avvenga. 

Abbiamo parlato con due specialisti della Ausl di Bologna, partendo dal dibattito nato sule pagine dei giornali dopo la morte di due persone che avevano scelto di curare il loro male in modo alternativo. Fra le testimonianze raccolte, anche quella di una donna che ha fatto una scelta alternativa alle terapie tradizionali e racconta la sua malattia 12 anni dopo. 

Danila Valenti, responsabile della Rete delle Cure palliative dell'Azienda USL di Bologna, in commento ai decessi delle due donne che, malate di leucemia e tumore, hanno scelto di rinunciare alle cure tradizionali e in particolare alla chemioterapia e alla radioterapia parte dalla fragilità di base che investe malati e familiari: "La cosa importante è che le scelte si basino su dati reali, scientifici. Bene l'integrazione di altri farmaci, perchè no, anche naturali, purchè non interferiscano con le cure". 

Molti sospettano che siano più forti gli interessi dell'industria farmaceutica rispetto al bene dei pazienti, per questo dicono di essere diffidenti nei confronti delle cure cosiddette tradizionali. Cosa pensa rispetto a questo? "Anche noi medici ci poniamo alcuni interrogativi a riguardo: le aziende farmaceutiche non sono delle Onlus e badano al profitto, ma esistono agenzie internazionali e associazioni che sorvegliano con rigore questi processi. Prima di arrivare ai malati i medicinali vengono sottoposti a sperimentazioni che durando anche decenni". 

Giovanni Piero Frezza, direttore della U.O. di Radioterapia dell'Azienda Usl di Bologna, ha posto l'accento sugli enormi passi avanti che negli ultimi anni hanno cambiato la chemio e la radioterapia: "Una diagnosi di tumore spaventa sempre e comunque. Fatta questa premessa, va detto anche che radioterapie e chemioterapie negli anni si sono evolute tanto da ridurre tantissimo gli effetti collaterali come nausee e vomito per esempio. Pensiamo ai test sul genoma: essi consentono di personalizzare il trattamento e renderlo più efficace per quello specifico paziente". 

Frezza sottolinea inoltre che oltre il 90% delle chemioterapie e oltre il 95% di radioterapie avvengono a livello ambulatoriale e che chi vi si sottopone può in questo modo tornare alle proprie attività quotidiane senza troppi stravolgimenti: "Oggi la medicina è complessa ed è fondamentale che fra medico e paziente ci sia comunicazione: è necessario comprendere che tipo di malato si ha davanti, da quale contesto culturale proviene, che visione scientifica ha...inoltre è necessario non abbandonare il paziente anche se non accetta le terapie". 

Il professor Frezza tiene a mettere in luce tre punti per lui fondamentali in questo dibattito sulle cure tradizionali o alternative: "Primo: i trattamenti non sono tossici. Secondo: bisogna disutere con il proprio medico e parlare delle proprie paure. Terzo: è necessario superare l'impatto emotivo". 

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