Fiera, protesta dei lavoratori al tavolo di crisi: "No ai 123 licenziamenti"

Fischietti e striscioni alla mano, sono più di un centinaio i manifestanti che si sono dati appuntamento stamane in via Zamboni, per protestare contro i licenziamenti

Tornano a protestare i lavoratori di BolgonaFiere, contro i 123 esuberi. Oggi, in occasione del tavolo di crisi sulla Fiera, circa un centinaio di persone, munite di fischietti e striscioni, si sono appostate sotto la sede della città metropolitana in via Zamboni per sfogare la loro rabbia contro i licenziamenti e avere delle risposte sul loro furturo lavorativo. Sarà una lunga mattinata, durante la quale si farà il punto, cercando di trovare la "quadra". 

"NON LASCEREMO SOLO NESSUNO". Intanto sulla complessa situazione dei lavoratori è intervenuto anche il governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini chiedendo ai sindacati di abbassare i toni. Anche perchè ora - con il tavolo di crisi - inizia la trattativa vera e propria. "E' il modo migliore per passare dalle affermazioni e gli slogan a un po' di ciccia sul tavolo, per vedere cosa possiamo fare", manda a dire Bonaccini, che prova a rassicurare i dipendenti di via Michelino, già contrari all'ipotesi di essere dirottati in una cooperativa esterna.

"I lavoratori devono sapere che mediamente non lasciamo solo nessuno e abbiamo anche il dovere di farlo- afferma il presidente- ci interessa non lasciare mai da solo nessuno: col Patto per il lavoro vogliamo aumentare l'occupazione, non la disoccupazione". Bonaccini ribadisce dunque l'impegno della Regione a salvare i lavoratori, "pur avendo meno del 10%" delle quote della Fiera, ci tiene a sottolineare però il presidente. "Si tenga in conto anche di questo, per evitare demagogie- manda a dire Bonaccini- abbiamo a che fare anche con i soci privati, indispensabili se questa Fiera vuole andare avanti. E ci sono gli altri soci pubblici, a partire dal Comune di Bologna. Ma io non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità".

Insomma, la Regione crede nella Fiera di Bologna. Bonaccini ricorda i cinque milioni di euro investiti pochi mesi fa e il progetto di polo unico delle fiere in Emilia-Romagna, per "rafforzare il sistema" dell'intera regione creando un "all'altezza di Milano e delle fiere europee".

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA. Nel frattempo i sindacati non mollano. La Uil Emilia-Romagna, annuncia in una nota il segretario regionale Giuliano Zignani, "non vuole sedersi al tavolo con la spada di Damocle dei licenziamenti. E' fondamentale bloccare la mobilità e in modo contestuale illustrare il fantomatico piano industriale della Fiera". Zignani parla di "scorrettezza e malafede" nella vicenda Expo, rispetto alla quale però "direttori, manager e consulenti vari cadono sempre tutti in piedi o a sedere su uno strapuntino reperito in extremis". A pagare invece sono le "123 famiglie che rischiano di finire sul lastrico a causa dell'incompetenza altrui". Dichiarando "in modo unilaterale" la mobilità di 123 lavoratori, insiste il leader Uil, la Fiera "mette in seria discussione ben due accordi: il Patto per il lavoro e quello per la Città metropolitana. E fissa le regole come più le aggrada, pensando di avere mano libera, forse grazie anche alla ribadita fiducia del sindaco di Bologna". Zignani attacca anche Virginio Merola. "Sarebbe un atto gravissimo- avverte il sindacalista- avendo il sindaco appena eletto sottaciuto della gravità della situazione, oltre a essere stato sostenitore, con tanto di piroetta finale, della precedente gestione".

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