Agente di Polizia Penitenziaria si suicida, il Sappe: 'Ministro Bonafede, se ci sei, batti un colpo'

Il giovane Agente Scelto si è tolto la vita nel pomeriggio di domenica

Un giovane Agente Scelto del Corpo di Polizia Penitenziaria, da poco trasferito a Bologna, si è tolto la vita nel pomeriggio di domenica.

“Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei quattro Corpi di Polizia dello Stato italiano”, dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE - Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria - siamo sconvolti, era benvoluto da tutti e da circa un mese era passato all’impiego civile per riforma. Per questo risulta ancora più incomprensibile il suo terribile gesto” e invita a “evitare strumentalizzazioni - tuttavia - fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto - continua Capece - quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia sono in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta. Al ministro Bonafade ed ai Sottosegretari di Stato Morrone e Ferraresi chiedo un incontro urgente per attivare serie iniziative di contrasto al disagio dei poliziotti penitenziari”.

“E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese - sottolinea il segretario - il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette professioni di aiuto, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza”, prosegue Capece. “Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere”.

“Il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non può continuare a tergiversare su questa drammatica realtà”, conclude Capece. “Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria. Non si perda altro prezioso tempo nel non mettere in atto immediate strategie di contrasto del disagio che vivono gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria è irresponsabile. Vorrei fare un appello al Ministro Bonafede: se ci sei, batti un colpo!”.

E' notizia di ieri il ferimento di due agenti Polpen con un trauma cranico e altri sette refertati all'ospedale. Si tratta del bilancio di una aggressione al carcere della Dozza di Bologna. Protagonista dell'aggressione un detenuto, che non sarebbe nuovo a questo genere di gesti.


 

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