Il sogno di Amira: a 27 anni racconta la sua Bologna, dai '50 a oggi

"Il mio libro trasporta il lettore in una Bologna degli anni’ 50 sino ai giorni odierni, un viaggio temporale in una città che cambia d’aspetto ma non nello spirito"

Amira è bolognese. Nata sotto le Due Torri da mamma filippina e papà tunisino, con Bologna ha un rapporto speciale ("...di Bologna non ci si stanca mai..."), tanto da renderla protagonista del suo romanzo. Ma pubblicare un libro non è facile e allora questa 27enne determinata ha dato il via a una sorta di crowdfunding letterario che ha come obiettivo la pubblicazione cartacea di "Le sue mani". 

Chi è Amira? Quali sono i suoi sogni?

Mi chiamo Amira, classe 1990, bolognese non d’origine ma nata e cresciuta qua. Ho 27 anni e ho iniziato subito a lavorare per mantenermi, una volta preso il diploma. Ho sempre amato leggere e scrivere sin dall’adolescenza e a 23 anni mi sono iscritta a Scienze della Comunicazione, percorso attualmente non ancora concluso. Il mio sogno? Viaggiare e scrivere.

Come ti è venuta l'idea e quando è arrivata l'ispirazione? Come è avvenuta la stesura del romanzo?

L’idea in realtà non mi è mai venuta. Come sempre ho iniziato a scrivere, e di lì a poco mi sono accorta che stava venendo fuori un capitolo, poi un secondo e infine mi sono detta «vediamo di finirlo!». L’ispirazione veniva man a mano, i personaggi e la trama erano tutti nella mia testa, non seguivo un “classico” metodo per la stesura di un romanzo, semplicemente seguivo il mio istinto (e, in effetti, è stata forse un po’ più dura!).

Fra i protagonisti anche la nostra città: Bologna...qual è la Bologna che viene descritta? Quali i luoghi che fanno da scenario a questa storia? Perchè?

Può essere scontato che ci sia nata e cresciuta, invece non è solo questo: Bologna è una città che non stanca mai, che vive e ti risucchia nel suo vortice, in ogni vicolo, in ogni angolo e regala sempre emozioni diverse ogni qualvolta cammini per le strade del centro storico. Il mio libro trasporta il lettore in una Bologna degli anni’ 50 sino ai giorni odierni, un viaggio temporale in una città che cambia d’aspetto ma non nello spirito e ad accompagnare Norah (la protagonista) ci saranno Piazza Santo Stefano con il suo mercato di suppellettili; i dolci e il caffè di Zanarini, il quartiere ebraico, Piazza Minghetti… Bologna è una città meravigliosa e ho tentato attraverso la mia scrittura di descriverla al meglio: vorrei che chi non ci avesse mai vissuto o non l’avesse mai visitata, riuscisse a carpirla attraverso le mie parole, ad avere l’immagine della città.

Per concretizzare definitivamente il romanzo mettendolo su carta hai organizzato una sorta di crowdfunding letterario...come ti stai muovendo?

Oltre alle diverse promozioni su internet tra blog letterari per delle recensioni alla sponsorizzazione della pagina facebook del libro, abbiamo iniziato io e la “squadra” di amici e collaboratori (tra cui Lia Rossi, grafica della copertina) un vero tour di presentazioni in diversi luoghi. Un’intervista radiofonica ha dato il via a questa “missione” e poi avanti con gli incontri e gli aperitivi (la prima presentazione al Mercato Sonato e il 25 ottobre al Moustache di via Mascarella). Lo scopo è raggiungere i 300 download che mi permetteranno di trasformare il mio libro digitale in cartaceo, nel frattempo lo sto inviando anche alle case editrici che possono pubblicarlo cartaceo, poiché ne possiedo tutti i diritti. Speriamo!

Ci regaleresti un piccolo estratto che ci possa dare un assaggio?

"Norah sospirò, si strinse sotto il cappotto, si girò e proseguì fino in via Rizzoli. Mentre l’attraversava, ci mancò poco che una macchina la investisse. Era nello stesso punto in cui pochi anni prima aveva applaudito gli americani. Se lo ricordava molto bene, era un sabato mattina e tutta la città gioiva, era in festa. Insieme a sua sorella, Norah agitava con la mano, felice, gli alleati americani, polacchi e le brigate partigiane che annunciavano la liberazione della città. Un boato di voci, applausi e sorrisi, aveva accompagnato chiunque in quella splendida giornata. Uno di quei soldati le aveva pure strappato un sorriso e lei, era rimasta arrossita per tutto il tempo. Qualcuno aveva sollevato Ginevra in braccio e l’aveva fatta saltare un paio di volte. Lei rideva, divertita, Norah l’osservava contenta. Norah si voltò e vide le due Torri. Erano così in alto, che il sole di quella mattina l’avrebbe accecata se i suoi occhi fossero rimasti sospesi per più di qualche secondo. Ma a lei non importava, chissà quando avrebbe avuto di nuovo l’occasione di rivederle.”

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