Ordinanza ribaltata per l'ex dipendente: 'Questa la risposta alla disoccupazione?'

Andrea Paci si è visto 'ribaltare' l'ordinanza che gli dava ragione nella vicenda del Caffè di Palazzo Fava. Adesso non sa che fare: "Almeno non sono rimasto solo, e già questa posso ritenerla una vittoria"

Andrea Paci, il giovane ex barman del Caffè di Palazzo Fava protagonista di quella che lui stesso ha definito "una complessa vicenda lavorativa" parla oggi, dopo una prima soddisfacente ordinanza a lui favorevole, davanti un inaspettato e svaforevole sviluppo.

Il giovane fu uno dei dipendenti della caffetteria che nel gennaio 2014, a ridosso dell'apertura della mostra dedicata a Vermeer, partecipò allo "sciopero bianco" indetto per tutelare i lavoratori dopo l'annunciata intenzione di chiudere il bar. E dopo il trasferimento il suo nome scomparve da quello dei dipendenti. 

E' lui stesso a raccontare le novità sulla vicenda: "Il 28 febbraio scorso un Collegio di tre Giudici, composto da Carlo Sorgi (Presidente), Filippo Palladino (relatore) ed Emma Cosentino, ha ribaltato l'ordinanza cautelare emessa il 7 gennaio dal Giudice Maria Luisa Pugliese. Essendo un'istanza cautelare in corso di causa (ex art. 700 cpc), per essere accolta avrebbe avuto bisogno di due elementi: il fumus boni iuris (e cioè la concretezza della domanda dal punto di vista del diritto) e il periculum in mora (ovverosia il pericolo a cui è esposto il ricorrente nel tempo necessario all'accertamento del suo diritto con i tempi della giustizia ordinaria)". 

Il Giudice Maria Luisa Pugliese, che aveva emesso l'ordinanza cautelare il 7 Gennaio scorso, aveva accolto la sua richiesta di reintegro sulla base di due motivazioni: la prima si basava sul mancato rispetto, da parte di 'Colazione da Bianca', della normativa sul trasferimento d'azienda (nella fattispecie, violazione dell'art. 2112 cc, che prevede il passaggio di tutti i dipendenti da un'azienda all'altra in caso di cambio di gestione); la seconda motivazione verteva sul mancato pagamento di due rate del mutuo, contratto nel 2012 per l'acquisto dell'abitazione di residenza del giovane: "Per lei, dunque, sussistevano sia il fumus boni iuris, che il periculum in mora (stato di disoccupazione e mancato pagamento di due rate del mutuo)".

"Dopo quell'ordinanza, la società si è rifiutata di reintegrarmi e ha proposto reclamo davanti al suddetto Collegio di tre Giudici - spiega Andrea Paci - Tra le motivazioni con le quali, nel reclamo, chiedeva che venisse revocata l'ordinanza del Giudice Pugliese, ce n'erano alcune davvero incredibili: si sosteneva, per esempio, che vivessi in "una casa arredata in modo elegante", che avessi "un bellissimo acquario che come noto comporta una manutenzione decisamente costosa", che mi fossi candidato alle elezioni amministrative a Bologna lo scorso 2016 e "nelle foto che lo ritraggono durante la sua campagna elettorale (anche per il No al recente referendum) appare sempre molto elegante", producendo in giudizio delle foto provenienti dal mio profilo Facebook (l'acquario non è mio, e la casa a cui fanno riferimento non è mia, ma sono entrambi di amici miei). Si sosteneva, inoltre, che il rischio incombente di esproprio dell'abitazione di residenza (dovuto alla difficoltà di pagare le rate del mutuo), non avrebbe costituito un danno grave e irreparabile per la mia persona, in quanto risarcibile. (puoi leggere queste cose a pagina 22 e 24 del reclamo di Food, che ti mando in allegato, per farti i capire i toni usati)".

"Davanti ai Giudici Sorgi, Palladino e Cosentino, il 22 Febbraio scorso ho ribadito la mia difficoltà economica nell'andare avanti, facendo presente anche che questa situazione mi ha portato un disagio sociale e psico-fisico legato al mio inserimento nel mondo del lavoro, tant'è che ad oggi sto ricevendo supporto psicologico tramite una struttura pubblica e ho intrapreso una terapia con farmaci antidepressivi e ipnoinducenti (in allegato ti mando anche la mia memoria nel reclamo).Il 28 febbraio è arrivata quell'ordinanza del secondo e ultimo grado cautelare, come un fulmine a ciel sereno"

"Si legge, infatti, che il reclamo della società è stato accolto sulla base di quattro punti: al primo punto i Giudici hanno evidenziato che ho proposto l'istanza cautelare dopo oltre due anni dall'avvio della causa; al secondo punto hanno fatto riferimento alla "scarsa rilevanza dei fatti addotti a sostegno dell'istanza cautelare (mancato pagamento di due rate di mutuo); al terzo punto hanno constatato gli aiuti che ho avuto dalla mia famiglia d'origine; al quarto e ultimo punto, invece, hanno motivato con "la sussistenza di competenze professionali dedotte dal ricorrente tali da consentire un giudizio prognostico favorevole sulla sua capacità di occupazione e guadagno". Non vi è alcun riferimento al diritto violato (fumus boni iuris), anzi, ci si esime dal valutarlo".

Andrea, punto peer punto, ci elencherebbe le sue contrarietà su queste motivazioni?

"Sul fatto che io abbia proposto istanza d'urgenza con più di due anni dall'avvio della causa, dico che finora ce l'ho fatta, avendo lavorato, in questi due anni di attesa, a Roma e Ferrara in modo saltuario e occasionale, e avendo avuto, fintanto che hanno potuto, aiuto dai miei genitori, che sono due insegnanti in pensione che vivono a Pescara e hanno tre figli, di cui due disoccupati. Soltanto a fine 2016, avendo finito i miei risparmi e non potendo più contare sull'aiuto dei miei, non sono riuscito più a far fronte al pagamento delle rate di mutuo". 

"Sulla scarsa rilevanza del mancato pagamento delle due rate di mutuo alzo le mani, anche perché lo stesso elemento era stato indicato dal Giudice Pugliese, nel primo grado cautelare, come motivo di accoglimento della mia richiesta di reintegro. Aggiungo soltanto che basta guardarsi intorno per rendersi conto della situazione drammatica che vivono oggi le persone, anche con riferimento agli sfratti. Altra cosa di cui il Collegio dei tre Giudici non ha minimamente tenuto conto in questo punto, è la mia situazione di disagio psico-fisico e sociale: è cronaca di questi giorni il suicidio di un giovane trentenne di Udine, ammazzato da una società moderna priva di sensibilità". 

"A proposito del terzo punto, ripeto quello che ho già detto. Con immensa vergogna, ho ammesso io di aver usufruito del supporto economico saltuario dei miei genitori per tamponare una situazione difficile. A trent'anni non è esattamente motivo d'orgoglio dover dipendere dalle casse dei propri genitori, dai quali ci si era resi indipendenti molti anni prima. Detto ciò, non ho potuto fare altrimenti, ma adesso non riescono più a sostenermi, come dichiarato in sede processuale".

"Al quarto e ultimo punto, si dice che le mie dedotte competenze professionali avrebbero dovuto essere sufficienti per farmi trovare lavoro, quasi a voler alludere ad una mia inezia nella ricerca di nuovi posti di lavoro (e nonostante abbia prodotto in giudizio un campione dei numerosissimi curricula che ho inviato in questi tre anni): è questa la risposta che dà la giustizia in un momento in cui in Italia c'è il 40% di disoccupazione giovanile?" 

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Paci tiene a sottolineare che rispetta l'ordinanza, anche se non la condivide per niente: "Come me, in tanti non l'hanno capita, mostrandomi la loro solidarietà, pubblicamente e privatamente. La causa ora andrà avanti in via ordinaria, e a luglio verranno ascoltati i miei ex colleghi. Ancora non so se riproporre nel frattempo nuova istanza cautelare, oppure sperare nella sua conclusione in tempi brevi. Molto dipenderà anche dalla mia condizione economica e psichica dei prossimi mesi. Una cosa è certa: non sono rimasto solo, e già questa posso ritenerla una vittoria".

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