Mafie, il procuratore generale: 'L'Emilia non è la Calabria o la Sicilia", ma il M5S attacca

Prima Commissione parlamentare antimafia oggi a Bologna ed è subito bagarre politica. I 5 Stelle: 'Chi governa la Regione nega l'evidenza'

Prima Commissione parlamentare antimafia oggi a Bologna, presieduta dal senatore 5 Stelle Nicola Morra, ed è subito bagarre politica.
"La sentenza del processo Aemilia- si legge in un post del gruppo M5s in Regione, poi ripreso in una nota firmata dal capogruppo Andrea Bertani - ha sancito come l'Emilia-Romagna sia stata (e purtroppo continui ad essere) terra di mafia. C'è ancora chi pensa che la criminalità organizzata non abbia messo profonde radici nelle nostre città, quasi a minimizzare. Lo dimostra il rifiuto da parte di chi governa (si spera ancora per poco) la nostra regione alla nostra proposta di istituire una commissione regionale d'inchiesta sulle mafie in Emilia-Romagna". Un "rifiuto- scrivono ancora i 5 stelle- portato avanti forse nel tentativo, sicuramente vano, di negare l'evidenza, far finta che i problemi non esistano, di continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto". 

"L'Emilia-Romagna non è la Sicilia o la Calabria, ma se non continuiamo a lavorare rischiamo di diventare come quelle regioni" è invece la posizione del procuratore generale di Bologna, Ignazio De Francisci che si dice "contento" del fatto che la commissione abbia scelto l'Emilia-Romagna come meta della sua prima missione di questa legislatura. 

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Per il procuratore capo del capoluogo emiliano, Giuseppe Amato, al momento non ci sono "segnali particolarmente pericolosi: non voglio fare allarmismi, penso che ci sia un controllo di prevenzione molto importante" e si dice "assolutamente convinto che questa regione abbia gli anticorpi necessari. Io - aggiunge - sono ottimista, ma la risposta, come abbiamo detto tante volte, deve essere anche culturale e arrivare dalla società". Questo perchè, spiega, "nessun fenomeno criminale, anche il più modesto, può essere contrastato solo dalle Forze dell'ordine e dalla magistratura". 

Dalle audizioni del procuratore capo Giuseppe Amato e del procuratore generale Ignazio De Francisci "è emersa una situazione su cui le forze dello Stato sono certamente attente". Non nasconde la propria soddisfazione, al termine dei colloqui che si sono tenuti oggi in Prefettura a Bologna, il presidente della commissione parlamentare Antimafia, il senatore del Movimento 5 stelle Nicola Morra, secondo cui il fatto che in Emilia-Romagna l'attenzione sia alta "non significa affatto che non ci siano segnali che meritano la dovuta attenzione, ma si è rilevato che a fronte dell'incessante capacità della struttura mafiosa di rigenerarsi, assumendo forme e finalità diverse , le Procure sono certamente 'sul pezzo', come si dice in gergo". Da parte sua, nel fare il punto sulla situazione in regione, Morra evidenzia che "è notorio che determinati mercati sono ormai di secondario interesse e che adesso le organizzazioni mafiose tentano soprattutto di infiltrarsi nella cosiddetta economia legale". Su questo comunque "si sta lavorando", assicura il presidente della commissione antimafia, che invece preferisce non rispondere alla domanda su quali siano le organizzazioni mafiose che stanno cercando con maggiore insistenza di introdursi a Bologna e in Emilia-Romagna. 

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La polemica 

Il Movimento 5 Stelle incallza su Facebook: "Crediamo che i problemi, e la mafia, vadano affrontati a viso aperto e utilizzando tutti gli strumenti possibili. Ecco perchè siamo particolarmente orgogliosi che la prima missione della commissione parlamentare antimafia si svolga qui in Emilia-Romagna. Perchè dimostra, adesso che il Movimento 5 Stelle è al governo, la volontà di combattere la mafia senza girarsi dall'altra parte e facendo finta di non vedere".

Ai pentastellati risponde il capogruppo Pd in viale Aldo Moro, Stefano Caliandro: "Mentre la Regione Emilia-Romagna guidata dal presidente Bonaccini stanziava oltre un milione di euro per far svolgere qui, nella nostra terra, prima a Bologna e poi a Reggio Emilia, il processo Aemilia contro la 'ndrangheta- scrive in una nota- mentre la Regione si costituiva parte civile nel medesimo processo; mentre in tutti questi anni la giunta e tutta la maggioranza di centrosinistra hanno sostenuto centinaia di iniziative nelle scuole con il coinvolgimento di migliaia di studenti; mentre in Emilia-Romagna questa giunta e questa maggioranza di centrosinistra approvava la legge regionale contro le infiltrazioni delle mafie e la diffusione e promozione della cultura della legalità e mentre qui sono stati confiscati alle mafie oltre 120 beni, il Movimento 5 Stelle non faceva assolutamente nulla di concreto, distinguendosi invece per la solita e consueta mole di parole al vento e nulla più". Oggi, prosegue Caliandro, "gli stessi rappresentanti dei 5 Stelle planano come sciacalli sull'argomento approfittando della presenza della commissione parlamentare antimafia nella nostra regione. Spiace notare come- conclude il democratico- solo per il fatto che il presidente della commissione è del M5s, i rappresentanti emiliano-romagnoli di tale partito si sentono magicamente autorizzati a disquisire di cose che non conoscono e di cui mai si sono occupati, con dichiarazioni oltremodo irresponsabili e pericolose. Ovviamente nessuna responsabilità ha il presidente Morra, per una strumentalizzazione penosa che si commenta da sola". (dire)

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