A Bologna lo snobbano e la rivincita di "Dito" è sulla stampa mondiale

Un progetto che si chiama "Ditology" e un nick name che la dice lunga: Dito Von Tease. In tutto il mondo si parla dei suoi "ritratti digitali" e noi dobbiamo ancora conoscerlo?

Il presidente USA Obama, Steve Jobs, Gandhi, Barbie, la Monnalisa, Frida Kahlo e persino Nichi Vendola: questi sono solo alcuni dei personaggi interpretati da Dito Von Tease  che lavorando con la grafica su un dito indice è riuscito a dare vita a una rassegna divertente e originale, una collezione di "diti" famosi. Dito vive a Bologna dal 2006, ma il suo talento digitale è stato riconosciuto solo fuori città, meglio, fuori dall'Italia: "Nemo propheta in patria". Così la stampa estera parla dell'artista bolognese e noi bolognesi non sappiamo nulla di questo eccentrico "artigiano digitale" che a Bologna ha dato vita anche a una divertente app con 5.000.000  combinazioni diverse per fare il ritratto al proprio dito. Lo abbiamo intervistato:

Chi è Dito Von Tease?

Il mio nome è Dito Von Tease. È ispirato a Dita Von Teese, la famosa icona dello stile bourlesque una vera esperta nell’arte del travestimento. Il suo “Teese” diventa nel mio caso “Tease”, dall’Inglese “to tease” che significa “stuzzicare”, per invitare a una riflessione curiosa sul complicato mistero dell’identità personale. Dietro il Dito c’è un art director, illustratore e graphic designer.

Ci parli del progetto Ditology?

Il progetto Ditology è partito nel 2009. Volevo creare il mio account Facebook, ma volevo che fosse uno spazio virtuale libero dalle intrusioni dei parenti, dei colleghi e degli “amici”. Qualcuno avrebbe potuto dire che volevo “nascondermi dietro un dito”, un  luogo, come noto, non molto efficace dove trovare rifugio! Il mio desiderio di nascondermi dalla vita reale mi ha fatto riflettere sull’identità, mia e delle persone.

Da quanto tempo vivi sotto le Due Torri?

Vivo a Bologna dal 2006

E' nata qui la tua idea? Come?

Il progetto Ditology è partito nel 2009. Volevo creare il mio account Facebook, ma volevo che fosse uno spazio virtuale libero dalle intrusioni dei parenti, dei colleghi e degli “amici”… Quindi ho scelto l’immagine di un dito, per suggerire che tutti noi ci nascondiamo dietro un’immagine che vogliamo dare di noi stessi. Questo è il mio Dito: la rappresentazione delle maschere che indossiamo nella vita … probabilmente per preservare la fragile unicità individuale della nostra impronta digitale.

Come è stata accolta dai bolognesi a cui l'hai presentata?

...molto semplicemente non è stata accolta. Credo che essere Italiano, crescere circondato dalla bellezza dell’arte, mangiando meraviglioso cibo e stimolato dalla nostra “espansività” sociale, sia stato fondamentale nello sviluppo della mia creatività. … Anche se, a volte, non manca la tentazione di convertirmi da indice a dito medio e sparire all’estero.

Come è stata accolta a livello internazionale?
Sul web ha fatto il giro del mondo, poi è arrivata la stampa con una trentina di articoli tra quotidiani e riviste da tutto il mondo, poi si sono interessate le radio europee con una serie di interviste, parallelamente è arrivata anche la tv con NBC, CNN, Deejay Tv e una decina di servizi da Cina, Giappone, Taiwan e Malesia. Invitato a partecipare a Italia’s Got Talent e I Fatti Vostri ho rifiutato per decenza. Infine è arrivata l’editoria con due pubblicazioni su libri per bambini editi da Ripley’s e National Geographic e due pubblicazioni su cui sto lavorando in questi giorni. Oltre ad una serie di collaborazioni con attori e presentatori che mi hanno chiesto di essere “ditizzati”.

Ci racconti (senza svelare troppi segreti) come crei le tua "dita-ritratto"?
I personaggi che scelgo per creare le mie icone sono tratti dall’attualità, dalla storia, dall’arte, dalla politica e così via. La nostra immagine è il dito dietro il quale tutti ci nascondiamo, specialmente i vip che delle loro “maschere” ci campano. Io scelgo solo quelle maschere che hanno fatto la storia di un paese o dell’umanità intera
Utilizzo un programma di fotoritocco e la mia mano di illustratore.

Quanto tempo ti ci vuole?
Ogni ritratto è un piccolo e dettagliato prodotto di artigianato digitale, che mi impegna dalle 8 alle 16 ore di lavoro.
 
La prima creazione? Che personaggio ha iniziato la saga?
Dopo una serie di “diti” travestiti da personaggi della vita quotidiana, come il wrestler, la suora, il tatuato, la segretaria…Il primo personaggio famoso è stato Gene Simmons dei Kiss».

Progetti?
Sto lavorando sui Ditalians,  finger portrait di italiani famosi nel mondo.

Qualche bolognese fra questi?

Lucio Dalla.
 

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