Asili nido, ISTAT: Emilia-Romagna in cima alla classifica italiana

Sia in termini di spesa che di utenti, si conferma il divario nord-sud. Emilia-Romagna prima in classifica per offerta e soddisfazione

L’Istat ha diffuso i risultato di una indagine sull’offerta comunale di asili nido e di altri servizi socio-educativi per la prima infanzia. «I dati raccolti – avvertono i ricercatori – sono riferiti ai soli utenti delle strutture comunali o delle strutture private convenzionate o sovvenzionate dal settore pubblico, mentre sono esclusi dalla rilevazione gli utenti del privato tout-court».

Un aspetto che emerge con evidenza sono le ampissime differenze territoriali, sia in termini di spesa che di utenti. Si conferma ancora una volta la carenza di strutture che caratterizza il Mezzogiorno e in particolare le regioni del Sud. Aumenta lo svantaggio delle regioni meridionali, dove risiede circa il 34,5% della popolazione di riferimento (quota tendenzialmente in aumento) e dove si concentra appena il 12,6% degli utenti rilevati con l’indagine (quota tendenzialmente in diminuzione).

Confrontando i due estremi della distribuzione regionale si passa dal 2,5% della Calabria al 26,5% dell’Emilia-Romagna.

Per quanto riguarda la spesa dei comuni in rapporto alla popolazione di riferimento, l’andamento osservato nel periodo di riferimento è decrescente: in media i Comuni hanno speso 397 euro annui per ciascun bambino residente nel 2011, contro i 498 euro pro-capite del 2004.

Anche se a livello nazionale l’indicatore di presa in carico degli asili nido è rimasto invariato dal 2010/11 al 2011/12, in diverse regioni si assiste ad un calo degli utenti serviti: in Valle D’Aosta, dopo un periodo di crescita dell’indicatore dal 17,4% nel 2003/04 al 22% nel 2008/09, si passa al 18,4% del 2010/11 e al 15,6% del 2011/12; la Lombardia mostra il primo decremento nel 2011, passando dal 15,4 del 2010/11 al 15,1% dell’anno successivo; l’Emilia Romagna passa dal 25,4% al 24,4% nello stesso periodo; la Toscana, anche se molto limitatamente, mostra un decremento nello stesso anno (dal 17,7% al 17,6%); l’Umbria, dopo una forte crescita dal 2003/04 (quando l’indicatore era pari all’11,6%) al 2010/11 (22,3%) passa al 19,1S%ud nel 2011/12; le Marche, anche se con un decremento lievissimo mostrano un cambiamento diIstoelendenza (dal 15,6% del 2010/11 al 15,5% del 2011/12), la Basilicata passa dal 7,5% al 7,1%, invertendo la tendenza leggermente crescente osservata fino al 2009/10, la Sicilia passa dal 5,2% al 5,1%, la Sardegna, che era passata dal 7,3% del 2003/04 al 13,6% nel 2010/11, scende al 9,8% nel 2011/12.

I valori medi regionali mostrano che nella classe più alta (oltre il 20% dei bambini fra 0 e 2 anni che fruiscono degli asili nido) si trova soltanto l’Emilia-Romagna, con il 24,4%; nella categoria successiva (tra il 15% e il 20%) si trovano l’Umbria, la Valle d’Aosta, la Lombardia, la Provincia Autonoma di Trento, il Friuli-Venezia Giulia, la Toscana, le Marche e il Lazio (quest’ultimo con un aumento di 0,8 punti percentuali ha raggiunto una fascia più alta rispetto all’anno precedente). Il livello tra il 10% e il 15% comprende il Piemonte, la Liguria, il Veneto, il Molise (che ha fatto registrare un aumento dal 4,4% all’11% dei bambini presi in carico) e la Sardegna. Hanno valori compresi fra 5% e 10% l’Abruzzo, la Basilicata e la Sicilia, mentre al di sotto del 5% vi sono la Provincia Autonoma di Bolzano (dove si ha una prevalenza dei servizi integrativi rispetto agli asili nido), la Campania, la Puglia e la Calabria.

Dal punto di vista della presenza di un’offerta pubblica sul territorio, solo l’Emilia- Romagna, il Friuli-Venezia Giulia e la Valle d’Aosta contano più dell’80% di Comuni coperti dal servizio, mentre hanno percentuali comprese fra il 60% e l’80% la Lombardia, la Provincia di Trento, il Veneto e la Toscana; nel gruppo di percentuali comprese fra il 50% e il 60% vi sono la Liguria e l’Umbria, mentre le rimanenti regioni hanno tutte tra il 20% e il 50% dei Comuni coperti dal servizio, ad eccezione della Calabria, che presenta il livello regionale più basso di copertura (13%, contro il 15,9% dell’anno precedente). Il Molise, che presentava la percentuale più bassa di Comuni coperti dal servizio nel 2010/2011 (7,4%), è passato invece al 22% nel 2011/2012. (Fonte: Regione Emilia Romagna)

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