Donna uccisa a Castello d'Argile, l'ex: 'Ho vendicato il mio onore"

L'ex compagno è accusato della morte Atika Gharib. Una relazione fatta di botte e gelosia. Le avrebbe anche puntato un coltello alla gola e tentato di soffocarla con un cuscino

Prima le violenze e poi l'atto finale. Sembrerebbe un tragico "copione" quello che ha portato alla morte Atika Gharib, la 42enne trovata cadavere in un casolare a Castello d'Argile il 3 settembre. Dell'omicidio è accusato l'ex compagno e coetaneo C.M., fermato e arrestato a Ventimiglia su un treno per la Francia: "Mentre si trovava all'interno di una cascina abbandonata, con modalità in corso di accertamento, dandole fuoco, cagionava il decesso di Atika Gharib", si legge nell'ordinanza.

Una relazione durata qualche mese e interrotta dalla vittima ad agosto, quando, era stato anche emesso il divieto di avvicinamento dal Gip del Tribunale di Ferrara, dove risiedevano, poiché l'uomo, in stato di ubriachezza "avrebbe tentato di violentare la figlia sedicenne" di Atika Gharib.

Atika viveva in Italia, come anche le sorelle e la madre, ed è stata proprio una delle sue sorelle a presentare denuncia di scomparsa e a mettere i Carabinieri sulle tracce dell'ex compagno che talvolta dormiva nel casolare teatro della tragedia: lì sono stati trovati alcuni oggetti e una tanica di liquido infiammabile.

Alcol e botte

La vittima, dopo aver interrotto la relazione con l'accusato, si era confidata con una delle sorelle che, però avevano già notato in precedenza i lividi, segni di un rapporto violento. Un tragico copione fatto di botte e controllo del telefono per gelosia, fino ad isolarla anche dalla sua famiglia, ha riferito la sorella Nabiha agli inquirenti, le avrebbe anche puntato un coltello alla gola e tentato di soffocarla con un cuscino. "Era solito fare abuso di alcol ed in particolare quando mia sorella andava a lavorare cercava di far bere alcol alle figlie minori di mia sorella, avute da un precedente matrimonio, con l'intento di violentarle": in un'occasione avrebbe preso con forza la figlia 16enne che si era però divincolata e aveva raccontato l'accaduto ad alcuni amici, che a loro volta lo avevano riferito ai genitori che infine avevano avvisato la sorella di Atika, Kadija. Era stata lei a fare denuncia dai Carabinieri di Ferrara e, quando si era recata a casa della sorella Atika, avrebbe assistito al pestaggio.

Atika aveva chiamato la sorella Nabiha la sera del 1° settembre riferendole che l'indomani si sarebbe recata al Consolato del Marocco a Bologna per rifare il passaporto che l'ex compagno le aveva rubato, e le due sorelle si erano date appuntamento alle 8 per vedersi. Le aveva così mandato vari messaggi, anche vocali, via whatsapp, notando che venivano letti ed ascoltati, ma di Atika nessuna notizia. Anche la figlia minore della vittima aveva chiamato la mamma, ma al telefono aveva risposto C.M..

Le parziali ammissioni al telefono

A mezzanotte del 2 settembre Nabiha aveva effettuato nuovamente una video-chiamata e anche in questo caso aveva risposto l'ex compagno che le aveva riferito di essere solo e di trovarsi in Francia: "E' in albergo a dormire - le avrebbe detto - adesso sto bene perché oggi ho fatto quello che dovevo fare". All'ennesima richiesta di parlare con Atika, "come fanno i morti a parlare?". Infine Nabiha aveva registrato la chiamata.

"Mi ha tradita, quale dovrebbe essere la sua fine? - si sente nella registrazione acquisita dagli inquirenti  - si è pentita, Atika è il mio amore, ma si è già sposata, ha divorziato, non è più vergine, la prendo io e mi tradisce? - e ancora in un messaggio inviato a Nabiha - l'anima è già tornata al creatore e io sono tranquillo grazie ad Allah, mi sono vendicato per il mio onore, la amo ancora, ma non l'ho messa nel cellophane, quella vita che volevo fare con lei qui la faremo in paradiso".

Infine durante il secondo sopralluogo dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri è stato trovato un cadavere di donna completamente carbonizzato, al primo piano del casolare andato a fuoco.

"Non si conoscono le modalità, l'autopsia verrà effettuata la prossima settimana" ha detto ai cronisti il Tenente Colonnello Marco Francesco Centola.

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Le celle telefoniche

Mentre i due telefoni dell'arrestato erano stati spenti, quello della vittima risultava acceso. Sono state agganciate le celle di Milano e di Sestri Levante: una delle sorelle di Atika aveva riferito che C.M. avrebbe vissuto per un periodo in Francia, da lì il fondato sospetto che stesse tentando di passare il confine.

Video| Il punto sulle indagini

Le difficoltà delle Forze dell'Ordine

"Spesso abbiamo la segnalazione senza denuncia o la denuncia e il ritorno a casa con il rifiuto delle vittime di rivolgersi a centri anti-violenza, quindi si fa un passo, ma non si completa tutto il percorso" ha dichiarato il Comandante Provinciale Carabinieri Bologna, Colonnello Pierluigi Solazzo "La repressione non è l'unica medicina", in tema di prevenzione invece "stiamo cercando di sviluppare iniziative con enti e associazioni, già dal 2009 l'Arma ha istituito la sezione 'atti persecutori' e i futuri Carabinieri vengono formati".

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