Attentato Eni: continuano le indagini, sale la preoccupazione

I magistrati del pool antiterrorismo temono una escalation delle ripercussioni. "Bologna preda della strategia della tensione", commenta Aldrovandi

Dopo l’attentato incendiario agli uffici dell’Eni e l’episodio simile registrato pochi giorni prima ai danni della sede IBM di Bologna, avanzano le indagini che puntano sull'ambiente anarchico bolognese. Oggi il vertice tra tra Digos e pool antiterrorismo. Dall’inizio del 2011 si possono già contare tre attentati messi a segno: prima di IBM ed Eni, il 20 gennaio due automobili di Unindustria sono state incendiate nella sede di via Serlio.

La preoccupazione si fa strada tra i magistrati bolognesi del pool antiterrorismo, che temono una escalation delle ripercussioni. "Siamo molto preoccupati per questi segnali inquietanti che arrivano e che vanno decifrati" - ha detto il procuratore capo Roberto Alfonso.  "Dovremo capire - ha aggiunto Alfonso - perchè ben due episodi in pochi giorni. È un’attività pericolosa e allarmante di per sè, non solo perchè colpisce delle aziende. Dovremo capire il perchè e perchè in questo momento. Oggi i magistrati che si occupano della vicenda si incontreranno con gli investigatori della Digos per compiere un’analisi dei fatti, anche sulla base di elementi raccolti”. Il procuratore conclude dicendo "speriamo che le indagini siano fruttuose altrimenti la situazione diventerebbe allarmante e noi non vogliamo perdere il controllo della situazione".

A esprimere preoccupazione per la vicenda è anche il candidato sindaco Stefano Aldrovandi, che dice "In questi ultimi giorni Bologna è tornata preda della strategia della tensione da parte chi ha come obiettivo principale quello di turbare l’opinione pubblica e il clima di chi vive nella nostra Città”. Aldrovandi, esprime "solidarietà" a Ibm ed Eni, che vede come "gli ultimi bersagli della campagna che aveva gia' colpito, non molto tempo fa, Unindustria e Unicredit". "Bologna - osserva infine l'imprenditore - e' sempre stata esempio di dialogo e di confronto democratico e continuerà ad esserlo, con la forza di questi valori che noi tutti condividiamo".

La città delle due torri non è nuova a questi scenari. Già nel 2003 fu bersaglio di una campagna anarchica contro personalità e istituzioni europee. Pacchi bomba furono recapitati all'allora presidente della comunità europea, Romano Prodi, al presidente della Bce e all'Eurojust dell'Aja. Lo stesso anno una pentola esplosiva fu destinata all'Ibm ma l’ordigno non scoppiò. Un'altra pentola esplosiva fu sistemata su una bicicletta nel 2001 in via dei Terribilia, a pochi passi dalla Questura di Bologna. Una trappola mortale per i poliziotti che furono abili a sventarla.

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