L'avvocata cacciata dall'aula per il velo: "Non voglio essere vittima, ma lavorare contro discriminazioni"

Il racconto della praticante musulmana invitata a togliersi il velo per partecipare a un'udienza al Tar di Bologna. Solidarietà dalla Comunità Islamica, Aiga, Pd e LeU

Asmae

Una giornata lunga quella di Asmae Belfakir, la praticante avvocata che durante un'udienza al Tar è stata invitata dal giudice Giancarlo Mozzarelli a togliere il velo, pena l'abbandono dell'aula. 

"Sono ancora molto turbata da quello che è successo - racconta Asmae - perché in tutti questi mesi di pratica forense non era mai successo niente di simile. Ho dato per scontato che il velo non alterasse l'andamento dei lavori durante un'udienza. Ero lì come praticante, ad assolvere il mio diritto/dovere di stare in Tribunale, prendere la firma, imparare".

Parla Asmae Belfakir - ASCOLTA L'INTERVISTA 

"Oltre all'umiliazione, che passa, c'è anche ignoranza a livello giuridico sul tema perché le conseguenze sono molto gravi. Mi viene da dedurre - spiega - che allora nessuna donna musulmana possa diventare avvocata o magistrato. Per questo voglio portare avanti questa battaglia giuridica, perché penso riguardi tutte le colleghe musulmane che indossano il velo".

cartello tar velo-2Le reazioni

Per la Comunità Islamica di Bologna la decisone del giudice è 'grave, inaccettabile e incostituzionale'. Così commenta la vicenda il coordinatore Yassine Lafram che tuona: "Urge che le autorità competenti facciano chiarezza. Non esistono leggi che vietano di portare il velo in un tribunale.

La decisione di allontanare la praticante per il velo lede i più basilari diritti umani, nonché la libertà religiosa e personale di una giovane professionista intenta a svolgere il proprio lavoro. 

Al fine di una cronaca veritiera e attinente ai fatti - precisa Lafram - è necessario sottolineare che l'avvocata Belfakir si è presentata in aula con il cosiddetto Hijab, il velo che copre solo i capelli lasciando il volto completamente scoperto e quindi riconoscibile. Pertanto la nostra responsabile legale non ha violato nessuna norma di sicurezza. 

Auspichiamo che si tratti di un caso isolato e che non si ripeta mai più. Crediamo - conclude - che nella società odierna il rispetto e l'accettazione dell'altro siano alla base di una sana convivenza pacifica. L'Italia merita di più".

Aiga Bologna. Solidarietà anche da parte dell'Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) di Bologna. "Una posizione inconcepibile e in contrasto con i principi costituzionali", scrive in una nota il presidente Paolo Rossi.
"Alla giovane collega Asmae Belfakir vanno la nostra solidarietà ed il pieno sostegno - continua - un fatto grave perché avviene in un'aula di Tribunale dove dovrebbe affermarsi il primato della legge su ogni altra valutazione di natura diversa, sia culturale che tradizionale. Ci auguriamo che episodi come questo non si ripetano più e che siano, anzi, occasione per una riflessione più ampia sui temi dell’integrazione nel nostro Paese".

Liberi e uguali. Intevengono sul caso anche gli esponenti di Liberi e Uguali Cathy La Torre e Giovanni Paglia, rispettivamente responsabile nazionale Diritti e deputato di Sinistra italiana, che ricordano una pronuncia del Csm del 2012 in cui si ammette il velo.
"Credevamo che in Italia valessero legge e Costituzione, che garantiscono il rispetto della fede di ognuno e l'uguaglianza di tutti i cittadini. Auspichiamo che Mozzarelli non solo si scusi con Asmae bensi' la inviti a poter assistere, ogni volta che vorrà alle udienze presso il Tar. Non può esserle vietato l'insegnamento o l'apprendimento della pratica forense né le si può chiedere di scegliere tra l'apprendimento e la sua religione".

Partito democratico. Anche la federazione Pd di Bologna dà la sua solidarietà ad Asmae. "Fatto salvo il rispetto per la titolarità del giudice nel dirigere l'udienza e applicare le norme - afferma il vicesegretario Luigi Tosiani - in aula deve essere garantito il diritto di professare la propria religione, anche attraverso abbigliamento e segni esteriori".

FI . "Chi critica il presidente della seconda sezione del Tar di Bologna per aver richiesto ad una dottoressa in legge che doveva partecipare ad una udienza di Camera di consiglio di togliersi il velo islamico che pur le lasciava scoperto il viso evidentemente non conosce l'articolo 129 de Codice di procedura civile che per l'appunto prevede che 'Chi interviene o assiste all'udienza deve stare a capo scoperto". Sono le parole del capogruppo in Regione Emilia-Romagna di Forza Italia, Galeazzo Bignami - riportate dalla Dire - che aggiunge: "Si potrà valutare opportuna o meno questa disposizione, ma esiste". Tutto il resto "sono polemiche pretestuose fatte da chi cerca sempre un modo per mortificare chi afferma il valore della legge anche quando questa appare a qualcuno retaggio di una identita' culturale che in troppi vorrebbero annacquare. Il presidente della sezione quindi non ha esercitato alcuna scelta, ma ha semplicemente applicato le leggi", taglia corto Bignami.

Lega. Per la consigliera comunale leghista di Bologna, Lucia Borgonzoni - si legge ancora sulla Dire - "bene ha fatto il giudice del Tar di Bologna". Il velo, prosegue Borgonzoni, "ci raccontano le sinistre da anni che è una scelta e non una imposizione religiosa, per cui non comprendo quali motivazioni porterebbero a una possibile deroga di suddetto articolo, tolto che non si voglia riaprire una discussione sull'impostazione dello stesso e la legge islamica, legge che assolutamente deve rimanere lontana dai nostri Tribunali, ora e per sempre. Le regole vanno rispettate, ancora più, vanno rispettate nelle sedi e da parte delle persone che dovrebbero metterle in pratica per primi". La leghista si augura quindi, "se già non lo stanno facendo, che anche gli altri giudici seguano questo esempio: non sarebbe giusto permettere ad alcuni, quello che alle altre persone non e' concesso, se non per motivazioni oggettive".

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