L'avvocata torna in aula con il velo: "Contenta. È una battaglia"

Il presidente del Tar di Bologna ha assicurato che la ragazza potrà tornare nelle aule di Strada Maggiore con indosso il suo hijab

La praticante avvocata torna in tribunale a Bologna, stavolta in quello ordinario di via Farini, dopo quanto successo al Tribunale amministrativo, dove il giudice Mozzarelli le ha detto che non poteva stare in aula con il velo islamico.

"Quando il giudice mi ha detto no ero davvero sconvolta, ma sono contenta di quello che ho fatto". Così Asmae Belkafir torna sull'episodio parlando con l'Ansa.

Un episodio 'umiliante' per la ragazza ma dal quale ha intenzione di partire per cominciare 'una battaglia' giuridica nel nome di tutte le donne musulmane che indossano il velo tra le aule dei tribunali. Belkafir - secondo quanto riporta l'agenzia - potrà tornare in udienza al Tar indossanso il velo hijab senza nessun problema.

"Lo ha assicurato il presidente del Tar di Bologna Giuseppe Di Nunzio, quando l'avvocato Lorenzo Canullo, dirigente dell'ufficio legale dell'università di Modena e Reggio Emilia, lo ha chiamato per parlare di quanto successo in mattinata durante un'udienza alla seconda sezione: la marocchina che fa pratica proprio all'ufficio legale in mattinata è dovuta uscire dall'aula".

Il Consiglio di Stato ha chiesto inoltre chiarimenti sulla vicenda incaricando il segretario generale di richiedere al presidente della sezione del Tar una relazione "circostanziata sull'accaduto ai fini di una compiuta valutazione dei fatti".

Ordinamento. Fa chiarezza sulle diverse norme in vigore il presidente dell'Ordine degli avvocati Berti Arnoaldi Veli: "Nell'ordinamento - scrive in una nota - convivono normative contrastanti sulla possibilità o meno di assistere a un'udienza con il capo coperto. Per il processo civile è espressamente escluso, ma il divieto non è previsto in sede penale e amministrativa.

Se da una parte appare certamente opportuno che il legislatore detti una normativa aggiornata e comune in materia, per rispondere alle mutate esigenze della società - continua il presidente dell'Ordine- d'altra parte è comunque ineludibile il rispetto del principio di libertà religiosa".

Inoltre il Csm, dopo un identico caso avvenuto a Torino, nel 2012 ha stabilito che "deve essere garantito- ricorda Berti Arnoaldi Veli- il pieno rispetto di quelle condotte che, senza recare turbamento al regolare e corretto svolgimento dell'udienza, costituiscono legittimo esercizio del diritto di professare la propria religione, anche uniformandosi ai precetti che riguardano l'abbigliamento".

Per il presidente dell'Ordine, "si sono travalicati i limiti fissati dall'ordinamento" e la richiesta di togliere il velo per generiche ragioni culturali, quindi "disancorata dal richiamo a una specifica normativa, è fatto ancora più grave, dovendo i magistrati applicare esclusivamente la legge".

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L'Ordine esprime dunque solidarietà alla praticante, definendo l'episodio "illegittimo, gravemente discriminatorio, limitativo dell'esercizio professionale nonché lesivo della dignità del singolo professionista e dell'intera comunità forense. Quella assunta da Mozzarelli è una posizione inconcepibile ed in contrasto con i principi costituzionali".

Audio: ascolta le parole si Asmae

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