Blue Whale, 'Non è una sfida, è un plagio': la Polizia Postale segue dieci casi

L'autolesionismo online si autoalimenterebbe dalla voglia di emulare e farsi notare dai coetanei. La Polizia Postale segue da vicino una decina di casi in Emilia-Romagna

Una decina di casi in Emilia Romagna, tenuti monitorati dalla Polizia Postale e dalla Procura dei Minori, e una ventina di segnalazioni negli ultimi venti giorni. E’ la misura locale dell'ormai noto fenomeno di autolesionismo online, detto anche 'Blue Whale Challenge', ovvero la ‘sfida’ della balena azzurra.

Una ‘sfida’ che in realtà assume i contorni di una manipolazione psicologica, diretta perlopiù nei confronti di adolescenti, alle prese con i classici turbamenti della loro età, ma aggravati dall’eco ‘social’ che questo fenomeno può produrre. In casi particolari, questa pratica condurrebbe i partecipanti a isolarsi progressivamente dal mondo, per poi infine indurli a compiere gesti estremi.

Questa l’interpretazione che ne da la Polizia Postale emiliano-romagnola, che questa mattina ha incontrato la stampa nella sua sede in via Zanardi, per parlare e mettere qualche punto fermo su quello che, troppo spesso, è stato un fenomeno assai alimentato dal clamore mediatico.

Blue Whale play-2

“Non lo definirei un gioco -commenta Geo Ceccaroli, primo dirigente della Polpost Emilia Romagna- ma piuttosto di una pratica che mette in mostra il proprio disagio, creando effetti autolesionistici, emulativi e autocelebrativi”.

Queste ‘prove’, spiega Ceccaroli, che il ragazzino o la ragazzina mettono in pratica "sono solite tendere a isolare progressivamente chi le compie, fino a chiedere loro il gesto estremo”. Un vademecum macabro, quello di Blue Whale, che richiede di pubblicare online i ‘risultati’ di questo percorso autolesionistico, in una spirale di dipendenza nei confronti di una persona terza, che ha quindi tutte le caratteristiche di un plagio, esposto a pesanti risvolti penali.

“Al momento non c'è alcuna evidenza investigativa probatoria che esista un curatore, un tutor, -ammette Ceccaroli. Laddove però dovesse essere dimostrabile il collegamento, l'autore rischia una condanna da 5 a 12 anni per istigazione al suicidio, laddove l’atto dovesse mai verificarsi, o da 1 a 5 anni là dove non si verifica”.

Di qui l’invito ai genitori a monitorare le attività dei propri figli, e a riportare a servizi sociali e Procura minorile segnalazioni qualora dovesse essere registrare una serie di segnali. Quali? “Cambio di repentino di umore, la modifica nei comportamenti soprattutto sonno-veglia perché i ragazzi vengono richiesti di alzarsi presto la mattina per vedere il film horror” elenca Ceccaroli, che prosegue: “il cambio delle abitudini, il disinteresse per aspetti verso i quali hanno sempre avuto attenzione, come musica sport amici e il calo del rendimento scolastico”. C’è poi il capitolo autolesionismo, con incisioni magari “in una zona nascosta del corpo dagli abiti”.

Difficile comunque punire promotori o fiancheggiatori del Blue Whale. Una mano però potrebbe arrivare dalla legge sul cyberbullismo, recentemente approvata: l’isolamento indotto dai ‘curatori’ di Blue Whale potrebbe infatti bastare per far scattare le sanzioni previste.

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Commenti (1)

  • Abbiamo toccato il fondo. Una società di psicopatici coadiuvati da governi incapaci e famiglie latitanti .

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