Donne insultate per il proprio aspetto: cos'è il body shaming

Carlotta Martinelli: "Una mostra fotografica a Bologna per perdonare sia me stessa che chi mi ha fatto del male. Durante lo shooting si è creato un rapporto speciale fra le 'modelle' che hanno posato"

Foto di Nika Pektovic (backstage)

Esiste un termine, in inglese, che in due parole racchiude quel senso di inadeguatezza e vergogna determinato da un insulto o una 'etichetta' che riguardano l'aspetto esteriore delle persone. Body significa corpo, shaming significa vergogna. Su questo tema la bolognese Carlotta Martinelli ha voluto organizzare un momento di sensibilizzazione attraverso l'arte: una mostra fotografica battezzata in onore del punk e della suffragetta inglese Emmeline Pankhurst, alla quale si deve il voto alle donne in Inghilterra. 

Carlotta, che cos'è esattamente il body shaming?

Body shaming è un termine che non trova traduzione in italiano. Significa insultare o etichettare una persona esclusivamente per come appare, per come è e per come si mostra. Spesso sono frecciatine velate oppure veri e propri insulti, il risultato è far vergognare la vittima del proprio corpo, condizionando in maniera totalizzante la sua vita. E' vero e proprio bullismo, una fortissima violenza psicologica, molto spesso sottovalutata. 

Come è nata l'idea di una mostra?

L'idea mi frullava in testa già da un po'. In passato, soprattutto da più piccola, a volte ancora oggi, il mio corpo formoso è oggetto di scherno. Ora, ovviamente, cerco di fregarmene di più, ma la Carlotta del passato ha passato orribili momenti. L'ho fatto per me, per la piccola Carlotta che spesso si privava di tante piccole felicità, poichè si sentiva inadeguata, poichè mi facevano sentire tale. Ad esempio, io amo nuotare, Dio solo sa quanti inviti in piscina o al mare ho rifiutato. L’ho fatto per perdonare. Perdonare è un atto potentissimo, perdono coloro che mi hanno fatto stare male per il mio corpo, ma soprattutto perdono me stessa per il male che mi sono lasciata fare e che, alcune volte, mi sono fatta, perdendo bei momenti. L'ho fatto perchè non voglio che nessuna donna, soprattutto se bambina o ragazzina, si senta inadeguata, non si ami abbastanza, non viva le emozioni e le esperienze appieno a causa di commenti maligni di gente che non vale nulla. 

Chi siete?

Chi siamo... una domanda difficile. Ho coinvolto varie ragazze che conosco più o meno bene, hanno tutte aderito all'idea, proprio perchè tutte hanno avuto un'idea distorta di loro stesse a causa di giudizi altrui. Avevano anche loro i propri "ti/mi perdono" da distribuire. Quindi, siamo, ognuna a modo suo, delle amazzoni spirituali. 

Chi sono gli autori degli scatti e che tipo di foto sono?

Le foto sono state fatte da una ragazza che ho coinvolto allo stesso modo delle modelle, si chiama Silvia Zaniboni. Le foto sono ritratti in bianco e nero, le ragazze, in intimo nero, posano ognuna diversamente. Ho scelto il bianco e nero, proprio perchè fosse il loro bel corpo a risaltare.

Una descrizione della mostra con tempi e numero di opere esposte?

La mostra vedrà in esposizione 12 foto. Si svolgerà il 19 aprile, dalle 20,30 in Arterìa, locale in Vicolo Broglio. Si aprirà con una mia presentazione del progetto, poi dovrebbero seguire (siamo ancora in fase di definizione) interventi di rappresentante del Comune di Bologna e di un esponente di Amnesty. Dopo gli interventi, seguirà una lettura di un piccolo brano di Anna Magnani. Le foto potranno essere vendute da una cifra che va dai 10 euro in su, la somma racconta andrà devoluta interamente al centro antiviolenza di Bologna

Il titolo del progetto è We are all Pank(hurst)!! - quando le donne incontrano le donne. Non è altro che un gioco di parole tra la parola "punk" e il cognome "Pankhurst", cioè il cognome di Emmeline Pankhurst, la più famosa suffragetta inglese, infatti è a lei che si deve il voto alle donne in Inghilterra. E' una femminista vera, si faceva aiutare dal marito, il suo più fido collaboratore. Io sono una femminista convinta, non è una parolaccia, non mi vergogno a dirlo. Essere femminista non vuol dire ritenersi meglio degli uomini, ma significa pretendere la propria libertà di donna, "il pane e le rose" come canta una vecchia canzone. Come un uomo ha diritto di mostrarsi sensibile o come vuole, vale lo stesso per una donna. Questo paese non è ancora un paese per donne. Credo fortemente in questo tipo di educazione, come ci credono le ragazze che hanno partecipato e  tutti coloro che verranno alla mostra, ecco perchè siamo tutt* Emmeline Pankhurst. 

Durante lo shooting si è creato un bel legame tra le ragazze, un ambiente veramente femminile, un ambiente sano, di donne che si incontrano, quindi non può altro che venire fuori una bella cosa. Infatti, alla fine, il mio moroso, che era venuto per allestire il set , mi ha detto "grazie per avermi fatto capire cosa significa essere donna." E' stato un bel complimento. 

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Commenti (1)

  • Ci andro' per comprare le fotografie e per guardare la mostra ..

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