La sfida di 4 bolognesi: scalano le Dolomiti nonostante la disabilità

"Per Luca, Federico, Diego, Marco è stata un’impresa memorabile. Nessuno di loro era salito prima su una funivia e tutti si sono poi impegnati a fondo"

Persone con disabilità e persone non disabili, ognuno con i propri obiettivi da raggiungere, alla scalata delle Dolomiti del Brenta, patrimonio Unesco. Una sperimentazione innovativa che vuole superare l'idea di accessibilità su un terreno naturale, dove ognuno può sperimentare e coltivare le proprie potenzialità.

"Questa terza edizione di Brenta Open è stata un grande successo - racconta Alberto Benchimol, direttore esecutivo Sportfund Onlus - e per i bolognesi Luca, Federico, Diego, Marco si è trattato di un’impresa memorabile. Nessuno di loro era salito prima su una funivia e tutti si sono poi impegnati a fondo per percorrere in due giorni, in salita e in discesa oltre alla variante verso la località Busa degli Sfulmini, oltre 2.000 metri di dislivello su un terreno alpinistico. L’impegno fisico è stato altissimo e il severo ambiente Dolomitico ha richiesto un impegno straordinario: tutti sono riusciti a concludere l’itinerario previsto che, complessivamente, ha richiesto oltre 14 ore di cammino". 

La Sportfund Fondazione per lo sport Onlus di Bologna ha collaborato con l’Associazione Dolomiti Open e il senso dell'iniziativa è quello di creare un’occasione per andare in montagna tutti insieme, immersi nei sublimi panorami delle Dolomiti, poderose infrastrutture naturali dove il significato di “barriera architettonica” lascia spazio al talento e alle aspirazioni individuali.

Come è nata questa idea, da chi e in quanto tempo si è potuta trasformare in un progetto concreto?

Il progetto Dolomiti Open è nato 3 anni fa da un’intuizione di Simone Elmi, una Guida alpina che opera nelle Dolomiti di Brenta, dopo aver partecipato a un corso di formazione per l’accompagnamento in montagna di persone con disabilità di cui ho coordinato le attività formative.
Nel 2015, per celebrare il 150° della prima salita della Cima Tosa, una vetta del gruppo delle Dolomiti di Brenta, Simone ha pensato a una proposta che permettesse a tutti, persone disabili e non, di tentare la salita a questa vetta di oltre 3.100 metri. L’iniziativa ha avuto un successo di partecipazione inaspettato e un forte interesse mediatico per il messaggio di cui è portatrice. In tre anni è diventato un punto di riferimento per promuovere la montagna come luogo di inclusione sociale e di costruzione di saldi rapporti di amicizia e stima.

A questa iniziativa collabora la Sportfund Fondazione per lo sport Onlus il cui scopo statutario è proprio l’inclusione sociale di persone disabili attraverso lo sport. Quest’anno l’iniziativa si è svolta il 26 e il 27 agosto scorsi con la proposta della salita al Campanile Basso, la ferrata delle Bocchette centrali e il trekking alla Busa degli Sfulmini: tre percorsi di diversa difficoltà, in modo che ogni partecipante potesse scegliere il proprio itinerario. La salita al Campanile Basso, indubbiamente la più impegnativa, è stata tentata con successo da Gianluigi Rosa, un atleta con amputazione di arto inferiore membro della Nazionale italiana di ice sledge hockey.

La montagna effettivamente rappresenta la "barriera architettonica" per eccellenza...eppure la sfida è stata vinta: ci descrive questi giorni insieme ai ragazzi?

In realtà le Dolomiti, e più in generale la montagna, offrono sempre la possibilità di essere accessibili a persone di ogni livello di preparazione e abilità. Sono infinite le opportunità di percorrere un sentiero o di raggiungere una cima e ognuno può cercare la propria strada, la propria chiave di accesso in un ambiente senza paragoni al mondo per bellezza e maestosità.
Ricordiamo che le Dolomiti, dal 2009, sono iscritte nell’elenco dei luoghi patrimonio dell’umanità Unesco.
Con i ragazzi disabili siamo partiti sabato mattina da Molveno salendo in funivia alla partenza del sentiero per il rifugio Pedrotti, posto a 2.491 metri nel cuore delle Dolomiti di Brenta.
Marco, Luca, Federico e Diego, guidati dall’educatore Andrea Sammarchi, sono saliti per la prima volta su una funivia. La salita al rifugio Pedrotti ha richiesto quasi sei ore ed è stata in assoluto la parte più impegnativa delle due giornate. Dopo la notte in rifugio i partecipanti si sono divisi i tre gruppi.

I ragazzi bolognesi, guidati dagli Accompagnatori di media montagna Marco e Chiara Villotti, sono partiti alle 8.00 con destinazione Busa degli Sfulmini: un maestoso anfiteatro naturale dal quale osservare gli altri due gruppi e ascoltare la musica dei due musicisti che sono saliti sul Campanile Basso e sulla Sentinella. Successivamente il gruppo ha percorso in discesa l’itinerario del sabato per arrivare, alle 16,30 circa, alla stazione a monte della funivia e da lì di nuovo a Molveno: punto di partenza dell’iniziativa. 

A quale tipo di allenamento si sono sottoposti?

I ragazzi con disabilità coinvolti nell’iniziativa nelle Dolomiti fanno parte di un gruppo molto più numeroso di persone che partecipano al progetto “+SPORT” proposto dalla nostra fondazione nella provincia di Bologna. Tra le varie azioni di questo progetto, reso possibile dal contributo della Fondazione Prosolidar e della Fondazione Maccaferri, vi sono uscite periodiche di nordic walking nei parchi cittadini.

Questa attività regolare permette di allenare i ragazzi allo sport e all’attività motoria. La partecipazione all’iniziativa sulle Dolomiti ha comunque costituito un impegno straordinario al quale i partecipanti hanno risposto con una forza d’animo altrettanto straordinaria. Il successo non era scontato: oltre 2.000 metri di dislivello in meno di due giorni rappresentano per chiunque una prova psicofisica notevole.

Ci presenti i ragazzi bolognesi che hanno partecipato?

Come detto in precedenza, Marco, Luca, Federico e Diego fanno parte del gruppo di nordic walking della Sportfund Onlus. Simpatici, ironici e solari hanno raccolto la sfida, dimostrando una tenacia e una motivazione fuori dal comune. L’itinerario proposto, infatti, richiede un notevole impegno fisico e psicologico. Trovarsi ad alte quote, anche se in estate, richiede oltretutto una dotazione personale pesante e qualche momento di crisi, soprattutto nella fase terminale dell’ascensione e nell’ultima ora della discesa la domenica, c’è stato. Il gruppo però si è stretto attorno a chi si è trovato in difficoltà sostenendolo fino ad arrivare al rifugio Pedrotti e alla funivia per il rientro, il giorno successivo. Le escursioni di questo livello in montagna insegnano il valore della fatica, la soddisfazione di raggiungere un obiettivo ambizioso per le proprie capacità e la bellezza di condividere questo impegno. Il sentimento comune, al termine dell’impresa, è stato una grande soddisfazione. La fatica fisica si è rapidamente stemperata, grazie al bagno finale nelle acque del lago di Molveno.

È vero che dalle riprese fatte ne verrà fuori un video e che verrà proiettato in Trentino e anche a Bologna?

Durante la “due giorni” in Dolomiti sono state effettuate riprese video e fotografiche straordinarie da un fotografo e due operatori video che hanno seguito i partecipanti e scalato il Campanile Basso.
Le fotografie e il video dell’iniziativa verranno presentate in anteprima domenica 3 settembre alle 21,00 nella piazza principale di Molveno, in provincia di Trento.
Il nostro obiettivo è di portare il video in altre città italiane, in modo da far conoscere l’iniziativa e stimolare altre persone a partecipare nelle prossime edizioni.
La Sportfund ha sede a Bologna: come potrebbe mancare una presentazione nella nostra città che, tra l’altro, ha una tradizione alpinistica molto radicata e di alto livello?

Alberto, la vostra è una Onlus: come possiamo sostenervi?

E' possibile sostenere i progetti di inclusione e partecipazione sociale delle persone con disabilità con una donazione interamente deducibile dal reddito, tramite  bonifico bancario presso BANCA GENERALI, Agenzia di Bologna - Iban: IT 47H 03075 02200 CC 8500655226oppure con donazioni on line collegandosi alla pagina internet: sportfund.it Per diventare parte attiva dei nostri progetti è inoltre possibile devolvere, senza alcun costo, il 5 per mille dell’imposta su reddito, apponendo la tua firma nella sezione riservata agli enti di volontariato e alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus), indicando il codice fiscale 91395650376.

(foto di Filippo Frizzera) 

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