A Bologna il 'bancomat' dei clan, manette a ex direttore di banca

Indagata un' altra ex funzionaria. Sigilli a un centinaio di immobili nel ravennate. I clan utilizzavano la compiacenza dei 'colletti bianchi' per riciclare i proventi delle frodi assicurative, e reinvestirli nel mattone

Bologna era solo un nodo della rete, ma molto importante per 'ripulire' il denaro. E' quanto risulta dalla scoperta una gigantesca rete di riciclaggio e reinvestimento di denaro che questa mattina ha portato la Guardia di Finanza di Bologna ad arrestare 16 persone e sequestrare beni per un valore di 700 milioni di euro. 

L'inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, ha visto la partecipazione del Gico di Bologna, e sotto le due torri ha tratto in arresto un ex direttore di banca. Nel comunicato stampa diffuso dai procuratori partenopei Beatrice e Fragliasso si legge che "il funzionario bancario era perfettamente consapevole dell'apporto che andava a fornire all'associazione (criminale, ndr)". In pratica, l'ex direttore comunicava direttamente con il capo dell'organizzazione, informandolo sugli accertamenti disposti dalla magistratura sui conti che i clan avevano aperto presso al sua filiale, e suggeriva loro le condotte da adottare per non finire nelle maglie dell'indagine.
In virtù di questo, anche al 'colletto bianco' è stata addebitato l'articolo 416/bis, l'associazione mafiosa, mentre le altre ipotesi di reato spaziano a vario titolo dalla truffa, usura, esercizio abusivo del credito, riciclaggio. Una rete di società fittizie e prestanome, che si intestavano immobili e altri beni per conto di esponenti di diversi clan campani e napoletani.

(AGGIORNAMENTO :Il Direttore di banca e' stato liberato poco dopo su decisione del Tribunale del riesame)

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In tutta l'Emilia Romagna, in tutto, gli indagati sarebbero 57. Un centinaio di immobili sono stati messi sotto sequestro nell'area della cittadina di Russi, nel ravennate. In totale si parla di 1177 immobili sequestrati, oltre 200 veicoli, 59 società e 400 rapporti bancari, per un valore complessivo di 700 milioni di euro. 

Le attività predilette dai clan, scoperte grazie al sequestro di un compound residenziale a Melito di Napoli, erano le truffe assicurative: con una rete di professionisti compiacenti i soggetti simulavano ad arte sinistri stradali, per poi incassarne i rimborsi e reinvestirli in unità immobiliari. 

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