Sentenza canapa, rivenditori: "La cannabis light ha lo stesso effetto sballante del radicchio"

Gli imprenditori del settore parlano di "strumentalizzazione politica" e "sentenza poco chiara". Non solo, accuse anche contro il noto rapper J-Ax: "A danneggiarci ci si mette anche lui"

Una sentenza fumosa quella sulla cannabis light, e non è un gioco di parole. Il punto interrogativo, dopo il responso della Corte di Cassazione si fa ancora più grande, almeno dal punto di vista degli operatori del settore, che la considerano quanto meno criptica. Dal canto loro anche i rivenditori (tabaccai ed edicole) e i consumatori sono in una situazione di incertezza, soprattutto dopo le tante chiusure annunciate, che metterebbero a repentaglio molti posti di lavoro.

E "a fare danni ci si mette anche J-Ax che anzichè canticchiarla la legalizzazione poteva supportarla evitando  per esempio di chiudere il suo negozio a Milano" dice uno dei primi a credere e investire nella canapa legal, Luca Marola, titoare di Easy Joint e fra gli organizzatori di un imponente raduno che si terrà a breve a Milano e che si chiamerà "A raccolta - La Cannabis risponde".  

Sentenza della Cassazione: no alla vendita dei derivati

E fra quelli che con la canapa legale ci lavorano, sulla città di Bologna abbiamo intervistato tre imprenditori che ci credono, Luca Marola, Davide Tahirovich e Simone Santirocco per capire meglio cosa sta accadendo, cosa potrebbe accadere e quali sono le espeerienze degli altri paesi. 

Luca Marola è titolare sia di Easy Joint che del negozio Qui Canapa di Bologna: «E' chiaro che per noi alzare quella serranda ogni giorno rappresenta un gesto politico ed è altrettanto evidente quanto sia semplice fare disinformazione sul tema. La demonizzazione alla quale stiamo assistendo, accompagnata dall'incapacità del governo di fare chiarezza e dalla strumentalizzazione di alcuni parti politiche sotto elezioni, va contro la scienza e contro la buona logica: ricordo che la cannabis light ha lo stesso effetto sballante del radicchio". 

«Il testo della cassazione è poco chiaro e aspettiamo le motivazioni, che dovrebbero essere note fra trenta giorni. Le prime due ore post-sentenza sono state caratterizzate da un clima di terrore, poi a mente fredda è risultato chiaro che sono escluse le sostanze che non hanno effetto drogante e quindi siamo nella piena legalità mantenendo sotto lo 0,2% il THC. Ricordo che il nostro target è fra i 30 e i 40 anni e che si tratta principalmente di persone che cercano di smettere di fumare sigarette o che cercano una soluzione all'insonnia: in ogni caso abbiamo deciso (senza imposizioni, ma liberamente) di non vendere cannabis light ai minorenni. La vera sfida del governo dovrebbe essere la guerra al narcotraffico più che le operazioni "scuola sicura" che portano i cani antidroga nelle classi ad annusare banchi e zaini con costi ai contribuenti da 500 euro al grammo...». 

E cosa c'entra J-Ax in tutto questo? «C'entra perchè dopo la sentenza ha chiuso il suo negozio milanese Mr.Nice Store, invece di dare il buon esempio. Insomma, finchè la legalizzazione la canticchiava bene, poi però non l'ha saputa mettere in pratica. Ed era importante che un personaggio pubblico desse un messaggio chiaro». 

Cannabis: Matteo Salvini contro gli shop

Davide Tahirovich, titolare di "Jamaica Store" «Ci stiamo muovendo con le associazioni perché cerchiamo a gran voce di far sì che il cbd sie legalizzato e normato, vogliamo che le infiorescenze (la fonte primaria di guadagno) siano certificate e controllate anche dallo Stato stesso. La Corte di Cassazione non ha fatto altro che aggiungere confusione al caos che già c'era: ribadisco per l'ennesima volta che i nostri prodotti sono già di gran lunga sotto il principio drogante dello 0,5% di THC, che le nostre infiorescenze e i nostri oli sono certificati e controllati, che sono biologici e che molti altri paesi come Svizzera, Germania e Francia hanno avuto lo stesso problema ma che lì le istituzioni sono giunte a un traguardo normando il prodotto e dichiarando di poter vendere i derivati della canapa con un range che sta intorno allo 0,2%. Ci aspettiam che questo prodotto venga normato e legalizzato come avvenuto negli altri Paesi della zona Euro anche perché abbiamo sottratto alle mafie oltre 180 milioni di euro e in Italia ad oggi ci sono oltre 3.000 negozi e un comparto che coinvolge circa 15.000 persone, tutti lavoratori in un settore con un giro di affari annuo di 80 milioni di euro». 

Simone Santirocco è il ragazzo che ha inventato "Jointoyou", il delivery della cannabis light, ovvero la consegna a domicilio: «Ci stiamo organizzando per un incontro regionale fra operatori del settore e avremo con noi un avvocato che avrà il compito di portare avanti le nostre istanze. Per in un gruppo whatsapp nel quale ci confrontiamo siamo circa 150, ma cresciamo ogni giorno e siamo determinati ad andare avanti. Intanto sicuramente continuiamo a lavorare e quindi, per quel che mi riguarda, a consegnare prodotti che sono legali». 

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