Carcere per gli imprenditori coinvolti nel furto del rame delle Ferrovie

Il Riesame appoggia la Procura: niente domiciliari, ma il carcere per i titolari della Fontana srl, ditta bolognese di recupero e commercio metalli, accusati della vendita di rame rubato alle ferrovie. Si attende la Cassazione affinchè la misura sia esecutiva

No ai domiciliari, ma una misura più restrittiva per il due imprenditori di Fontana srl, a carico dei quali sono stati ipotizzati i reati di riciclaggio, ricettazione e traffico illecito di rifiuti. Questo è quanto ha stabilito il Tribunale del riesame di Bologna, accogliendo così l’appello mosso dalla Procura, per trasformare gli arresti domiciliari, precedentemente decisi dal Gip, in regime carcerario. Ma la misura sarà esecutiva solo dopo essere stata approvata in Cassazione.
 
Da quanto emerge dalle indagini effettuate finora, i due imprenditori bolognesi, insieme alla socia di minoranza, avrebbero comprato e rivenduto tonnellate di materiale ferroso, tra cui rame rubato alle ferrovie dello Stato.
 
All’inizio di marzo l’azienda di viale Lenin era stata posta sotto sequestro preventivo dalla Polizia Ferroviaria di Bologna, che ha portato avanti le indagini sul caso insieme al Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, con il coordinamento dei pm Antonello Gustapane ed Enrico Cieri.

Erano stati sequestrati anche dieci conti correnti, personali e aziendali, riconducibili ai due arrestati, ma l'indagine aveva portato alla denuncia di altre 1.142 persone, indagate a vario titolo per gestione illecita e traffico illecito di rifiuti. Si tratta dei numerose aziende ma anche di privati, clienti della ditta di recupero metalli alla quale avrebbero ceduto, fra il 2007 e il 2010, circa 12.000 tonnellate di materiale ferroso ritenuto di provenienza illecita, di cui due tonnellate di rame risultato di proprietà di Rete Ferroviaria Italiana. Tra gli oltre mille denunciati, figurano alcuni considerati clienti più assidui , come un bolognese di 62 anni, ufficialmente nullatenente e senza reddito, che secondo l'accusa aveva intascato un milione in tre anni, vendendo metalli alla ditta Fontana.

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