'Aemilia': in manette il nuovo reggente della 'ndrangheta emiliana

Si chiama Carmine Sarcone ed è considerato elemento di vertice dell’associazione ‘ndranghetistica attiva in Emilia-Romagna. Perquisizioni in varie province

Si chiama Carmine Sarcone, 38 anni: i Carabinieri di Modena hanno dato esecuzione questa mattina a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bologna. Nell'ambito del fascicolo "Aemilia" è indagato per associazione di tipo mafioso, quale elemento di vertice dell’associazione ‘ndranghetistica attiva in Emilia, e collegata alla cosca Grande Aracri di Cutro (KR), in pratica gli inquirenti lo considerano il nuovo reggente.

Le indagini, dirette dal Procuratore Distrettuale Giuseppe Amato e dai Sostituti Procuratori Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, hanno consentito di riscontrare le dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, tra cui Antonio Valerio, Giuseppe Giglio e Salvatore Muto, facendo emergere il ruolo assunto da Sarcone in seno al sodalizio criminale.

Gli inquirenti hanno provato la sua partecipazione alle riunioni tra gli esponenti della consorteria allo scopo di prendere decisioni per il mantenimento e il rafforzamento della presenza sul territorio, nonchè il suo ruolo di "rapresentante" dei fratelli Nicolino e Gianluigi Sarcone, al momento detenuti, per i quali, avrebbe svolto compiti di direzione, dirimendo i contrasti interni alla struttura. Carmine Sarcone è quindi accusato della gestione diretta dell’attività criminosa e del patrimonio illecito della cosca.

L’attività investigativa ha inoltre consentito di raccogliere elementi indiziari sulla condotta tenuta da Sarcone durante il processo “Aemilia”, tese all’indottrinamento e alla minaccia nei confronti di alcuni testimoni. I Carabinieri stanno eseguendo decine di perquisizioni domiciliari in diverse province della penisola volte alla ricerca di armi nella disponibilità della cosca. 

Sarcone - già arrestato per reati "comuni" quali rapina e detenzione abusiva di armi da fuoco - sarebbe a detta degli inquirenti il "reggente" dell'organizzazione mafiosa decapitata nel 2015 con l'arresto dei due fratelli, attualmente detenuti in carcere. La loro influenza non sarebbe però svanita e il fratello minore avrebbe in qualche modo ereditato le direttive della famiglia, esercitando la propria influenza proprio nel processo Aemilia attualmente in corso.

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