Emergenza casa, Asia-Usb: "Politiche abitative? A Bologna non esistono"

Il sindacato Asia-Usb replica alle dichiarazioni dell'assessore alla casa Virginia Gieri: "Bisogna fare case popolari e non aumentare i contributi per l'affitto. Alcune strutture in città cadono a pezzi, altro che cementificazione"

«Troppo poche le case popolari in città, moltissime in condizioni pietose, cancellata di fatto l'edilizia residenziale pubblica attraverso lo sviluppo dell'edilizia residenziale sociale e politiche abitative che di fatto a Bologna non esistono»: questo il pensiero del sindacato Asia-Usb di cui si fa portavoce Federico Orlandini. 

Le dichiarazioni di Asia-Usb arrivano dopo le parole dell'assessore alla casa Virginia Gieri, che in un'intervista di bilancio  semestrale sulle sue deleghe ha espresso soddisfazione per le soluzioni adottate a seguito degli gli ultimi sgomberi, con particolare riferimento a via De Maria e Galaxy: «Rispetto al dato così come lo percepiamo - obietta Orlandini - le persone coinvolte non recriminano situazioni critiche semplicemente perchè sono spaventate dal livello repressivo messo in campo sia durante gli sgomberi che negli sfratti. Spesso il "ricatto" sta nella possibilità di tenere unito un nucleo familiare e allora scatta il timore di essere separati dai propri compagni e dai propri figli. Ed è il caso di molte famiglie che seguiamo: non parlano e si fanno andare bene ciò che gli è stato concesso per paura di perdere anche quello che hanno. Quindi le soluzioni non ci sono di fatto, mentre si fa propaganda con la notizia di un finanziamento da oltre 50 milioni di euro». 

Il sindacato fa riferimento al "Programma 1.000 case per Bologna", annunciato lo scorso marzo dal Comune di Bologna e da Acer, il quale prevede nei prossimi due anni un piano sociale per far fronte alla domanda di alloggi, che saranno appunto un migliaio: «Una pensata politica annunciata proprio prima delle elezioni europee e amministrative: sembra una svolta nelle politiche abitative, ma noi facciamo una lettura critica del progetto, che prevede innanzitutto un programma di ristrutturazione straordinaria degli alloggi di ERP. In due anni dovranno essere ristrutturati 600 alloggi aggiuntivi ai 600 che verranno assegnati come di consueto. Non male,  ma stiamo parlando di raddoppiare un numero di assegnazioni così esiguo da essere drammatico,  quando dati recenti dicono che un terzo dei lavoratori a Bologna non riescono ad arrivare a fine mese. E come mai si crea patrimonio sfitto? Forse perché da anni non esistono stanziamenti e progetti reali per l'ERP a livello statale,  e tutti i governi hanno continuato a mettere a vendita e privatizzare, svuotando la funzione di questo strumento».

"Mille case per Bologna": 61 milioni di euro per 1.000 alloggi"

«A noi insomma non ci pare ci sia nulla di cui andare fieri. Presentare come una svolta interventi che sarebbero già dovuti essere realizzati, è una scarsa operazione di propaganda, fatta da chi ha creato il deserto di diritti in cui ci troviamo. Ci chiediamo una cosa: è in corso una crisi pesantissima del settore edilizio e anche l'edilizia residenziale sociale non sembra garantire abbastanza profitti e rendite per costruttori e proprietari. Leggendo il protocollo la vera novità è la possibilità  dell'intervento dei privati del finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica. E non pensiamo a filantropi eclettici, ma enti, fondi,  banche... Insomma, anche a seguito della riforma regionale che aumenta gli affitti, il patrimonio ERP forse sta diventando un bottino ambito. Ricordiamo che con la delibera 894 del 2016, si sono aumentati gli affitti in base ai prezzi di mercato anziché al reddito degli inquilini e si è abbassata la soglia economica di permanenza,  facendo sí che un nucleo  con due redditi da lavoro non possa in pratica abitare in casa popolare e trasformando l'ERP in un welfare dei miserabili. La responsabilità del quadro politico attuale nello smantellamento del welfare e del diritto alla casa non può essere dimenticato.  Questi interventi sono palliativi, toppe a problemi e disastri da loro stessi creati». 

Quale sarebbe la vostra richiesta quindi? «Vogliamo un vero intervento pubblico nel settore abitativo attraverso il finanziamento dell'edilizia residenziale pubblica - prosegue Orlandini - la realizzazione di un milione di case popolari attraverso la salvaguardia del patrimonio pubblico e la requisizione del patrimonio sfitto bloccando immediatamente nuove cementificazioni, l'abolizione della 431/98 che ha liberalizzato gli affitti e la reintroduzione di una regolamentazione dei prezzi di mercato, welfare pubblico e quartieri dignitosi in cui siano presenti servizi scolastici, sanitari, assistenziali,  un piano di lavoro pubblico che realizzi posti di lavoro per utilità sociali come la tutela del territorio, dell'ambiente e delle città».

Nell'area del centro sociale XM24 (ieri l'incursione degli attivisti in consiglio comunale - il VIDEO) dovrebbero venire realizzati 10 alloggi in co-housing, cosa ne pensate? «Pensiamo che sia una provocazione e difendiamo Xm24 a spada tratta. Si tratta secondo noi di un maldestro tentativo di contrappore la presenza del centro sociale alle esigenze degli abitanti del quartiere e di tutti.  Esigenze che non trovano risposte per motivi ben diversi,  che sono la mancanza di lavoro,  casa,  diritti». 


 

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