Foto blasfeme, il Cassero risponde a Zuppi: "Veemenza Curia sconcertante"

Il consiglio direttivo del circolo gay risponde a stretto giro alle polemiche scatenate contro la Procura per il caso delle foto blafeme, e perla di "impropri tentativi di ingerenza" nei confronti dei giudici

"Colpisce la veemenza con cui oggi la Curia di Bologna prende parola sulla vicenda giudiziaria". Sono le prime parole di replica del consiglio direttivo del circolo gay Cassero contro la Curia, dopo che quest'ultima aveva manifestato perlessità sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nei confronti dell'indagine delle cosiddette 'Foto blasfeme'. 

Un procedimento a carico di ignoti era infatti stato aperto dopo la denuncia, da parte di alcuni esponenti di FI e Ncd, riguardo ad alcune foto che ritraevano imagini religiose parodizzate in chiave erotico-sessuale che pubblicizzavano l'evento a tema "Venerdì credici". 

"Sarebbe auspicabile e perfino doveroso astenersi da impropri tentativi di ingerenza" mentre i guidici sono chiamati a decidere, commenta a caldo il direttivo del circolo, che in una nota condivisa sui social network ricorda i dettagli di quella vicenda, e si richiama alla libertà di espressione.

"Va detto -continua la nota- che quelle immagini, in ogni caso, sono state rimosse dai canali dell'associazione e che nei giorni successivi ai fatti il Cassero, seppur convinto dei suoi intenti non lesivi, prese comunque parola pubblicamente per chiedere scusa a chi si fosse sentito offeso da quelle fotografie".

Il circolo Arcigay ricorda anche "il contesto storico" per quella vicenda: "va ricordato infatti che nel 2015, poche settimane prima della festa "Venerdì credici", tutto il mondo manifestava per la libertà di espressione, a difesa di Charlie Hebdo, la rivista satirica francese colpita da un attentato terroristico".

"Quella strage -conclude il comunicato del Cassero- giungeva proprio in seguito alla pubblicazione di una vignetta, ritenuta, da chi imbracciò le armi e uccise, offensiva del sentimento religioso. Ricomponendo quindi la vicenda lascia sgomenti l'appello alla gogna che oggi la curia affida alle pagine dei giornali, aggravato dal riferimento ai giudici, scomposto nell'intento e quasi intimidatorio nel tono. Ma soprattutto è per noi sconcertante che l'arcidiocesi guidata dal vescovo Zuppi, quello del dialogo e della tenerezza, decida di riaprire un conflitto rimarcando dopo tutto questo tempo quella vicenda".

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