Castel di Casio, dall’area verde alla discarica abusiva zeppa di eternit

Dovevano trasformare un'area di proprietà demaniale in parco fluviale: è finita con la denuncia del titolare della ditta appaltatrice e di altre 4 persone accusate di frode e attività abusive

I carabinieri sul posto, a Castel di Casio

Il Comune di Castel di Casio affidò ad una ditta del posto i lavori per trasformare un’area incolta di proprietà demaniale in parco fluviale attrezzato. Strani movimenti hanno destato i sospetti dei cittadini: allo scoperto una lunga sequela di attività abusive e illecite. Così il titolare della ditta apapltatrice è finito nei guai insieme ad altri 4 soggetti (imprenditori, professionisti ed artigiani implicati nell'opera). Tutti denunciati in stato di libertà con accusa di furto aggravato, frode nelle pubbliche forniture, attivita’ di cava abusiva, omessa trasmissione di documenti attinenti la sicurezza sull’attività di cava, opere eseguite in area paesaggistica tutelata, gestione non autorizzata dei rifiuti e discarica non autorizzata.

Tutto ha inizio durante l’estate del 2008, data dell'avvio del cantiere. Alcuni cittadini però si erano accorti che nel sito si stavano verificando strani movimenti ad opera dei mezzi pesanti impiegati che trasportavano via terreno e ghiaia soprattutto durante le ore notturne.
Per questo motivo, gli abitanti dell’Alta Valle del Reno si erano rivolti alla Stazione Carabinieri di Castel di Casio per segnalare quanto rilevato. I militari decisero di iniziare una serie di appostamenti e sopralluoghi al fine di accertare la realtà dei fatti e, dopo pochi giorni, notarono degli operai che scavavano in una zona dove, come è stato successivamente accertato, era assolutamente vietato. Informato quindi la magistratura, venen posta sotto sequestro l’intera area e furono avviati diversi accertamenti, sopralluoghi, prelievi del terreno e analisi chimiche.

CAVA ABUSIVA E FURTI, Da qui si è giunti ad appurare una lunga serie d irregolarità ambientali e non solo. Gli investigatori dell’Arma scoprirono inoltre che le ditte esecutrici avevano prelevato, abusivamente, ghiaia dall’area fluviale trasportandola in parte fuori dal cantiere e in parte riutilizzandola per i lavori del cantiere stesso, incorrendo così nel reato di frode nelle pubbliche forniture. Il contratto d’appalto infatti prevedeva lo stanziamento di svariate decine di migliaia di euro per l’acquisto del materiale litoide che veniva “reperito” più facilmente e direttamente sul posto.

In poco tempo i “professionisti del cantiere” avevano realizzato una vera e propria cava abusiva, tra l’altro in area paesaggistica tutelata, con il furto del materiale litoide che portavano fuori dal cantiere e utilizzavano per altri scopi. Un tipo di materiale che sul mercato ha dei costi elevati.

SMALTIMENTO ILLECITO RIFIUTI. Gli autori però si trovarono presto di fronte a un problema perché le enormi buche che avevano creato per prelevare la ghiaia dovevano essere ricoperte. Decisero così di riempire gli scavi con il materiale che proveniva da altre ditte esterne che, a sua volta, invece di essere smaltito lecitamente, veniva reimpiegato nel sito di Castel di Casio e questo grazie al consenso del complice responsabile del cantiere che, utilizzando quest’alternativa, evitava di spendere cifre elevate connesse ad un regolare smaltimento.

ETERNIT. L’aspetto peggiore della vicenda - segnalano gli inquirenti - è nelle analisi effettuate dai militari, che  hanno accertato che in quel materiale  inerte di riempimento , in alcuni casi, era presente anche dell’eternit, pericolosissima sostanza cancerogena, opposta al contesto ambientale di “Area Verde” che il Comune voleva creare.

DENUNCE E ACCUSE. Per opera dei Carabinieri del N.O.E. e di Castel di Casio, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Bologna dott. Gustapane, l’illecita attività dei cinque professionisti è stata stroncata prima che potessero verificarsi problemi più seri, sia a livello ambientale che di sanità pubblica.

Nei guai è finito il titolare della ditta appaltatrice dei lavori di realizzazione del “parco fluviale”, nonché capo cantiere, indagato per furto aggravato, frode nelle pubbliche forniture, attivita’ di cava abusiva, omessa trasmissione di documenti attinenti la sicurezza sull’attività di cava, opere eseguite in area paesaggistica tutelata, gestione non autorizzata dei rifiuti e discarica non autorizzata. Insieme a lui denunciato l'architetto, cui era affidata la direzione dei lavori, che dovrà rispondere di frode nelle pubbliche forniture, attivita’ di cava abusiva, omessa trasmissione di documenti attinenti la sicurezza sull’attività di cava, opere eseguite in area paesaggistica tutelata, gestione non autorizzata dei rifiuti e discarica non autorizzata.

Un altro imprenditore e due artigiani, sono stati denunciati inoltre per gestione non autorizzata dei rifiuti e discarica non autorizzata, in quanto, essendo i titolari di imprese edili, trasportavano all’interno dell’ “Area Verde” la terra di scavo che veniva utilizzata per riempire le buche createsi a seguito di scavi abusivi.

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