Cadavere a Castello d'Argile, l'ex compagno: 'L'ho bruciata, è in paradiso"

Immortalati il 2 settembre dalle telecamere, poi di Atika Gharib si sono perse le tracce

Emergono altri particolari e dettagli sul probabile omicidio della 41enne Atika Gharib, il cui corpo è stato trovato carbonizzato all'interno di un casolare andato in fiamme (o incendiato), in via Provinciale a Castello d'Argile. Questa mattina i Carabinieri hanno fatto il punto con la stampa nella sala Scantamburlo del comando di via Bersaglieri.

Il presunto omicida, C.m., ex compagno 41enne della donna, irregolare, è stato fermato al confine con la Francia a bordo di un treno e l'arresto è stato convalidato ieri 6 settembre.

Gli indizi

Diversi gli elementi che hanno portato al fermo di indiziato di delitto e alla convalida dell'arresto: la scomparsa della donna, i telefoni in uso al 41enne che avevano agganciato la cella di Castello d'Argile, il rinvenimento del corpo, la disponibilità del casolare, l'accennata e delirante ammissione telefonica dell'uomo alla sorella in Marocco ("L'ho bruciata, è in paradiso"), la disponibilità del telefono della vittima e, naturalmente, la fuga.

Video| Il punto sulle indagini

Incastrato dalle celle telefoniche

Mentre i due telefoni dell'arrestato erano stati spenti, quello della vittima risultava acceso e, infatti, il 41enne ha risposto a diverse telefonate dei familiari. In seguito sono state agganciate le celle di Milano e di Sestri Levante: una delle sorelle di Atika aveva riferito che C.M. avrebbe vissuto per un periodo in Francia, da lì il fondato sospetto che stesse tentando di passare il confine.

Atika Gharib ha quattro sorelle, tutte residenti da tempo in Italia, ed è stata proprio una di loro, Nadia, che si è rivolta ai Carabinieri di Ferrara, denunciando la scomparsa. Inoltre, dopo averle telefonato più volte, al numero della sorella aveva risposto l'ex compagno.

Il 2 settembre, le telecamere del Comune alle porte di Bologna avevano immortalato Atika e il presunto carnefice mentre scendevano insieme dall'auto per poi allontanarsi a piedi verso il capanno, dove sarebbe avvenuto l'omicidio: "Non si conoscono le modalità, l'autopsia verrà effettuata la prossima settimana" ha detto ai cronisti il Tenente Colonnello Marco Francesco Centola.

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Le difficoltà delle Forze dell'Ordine

"Spesso abbiamo la segnalazione senza denuncia o la denuncia e il ritorno a casa con il rifiuto delle vittime di rivolgersi a centri anti-violenza, quindi si fa un passo, ma non si completa tutto il percorso" ha dichiarato il Comandante Provinciale Carabinieri Bologna, Colonnello Pierluigi Solazzo "La repressione non è l'unica medicina", in tema di prevenzione invece "stiamo cercando di sviluppare iniziative con enti e associazioni, già dal 2009 l'Arma ha istituito la sezione 'atti persecutori' e i futuri Carabinieri vengono formati".

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