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Caporalato a Castello D'Argile: tre misure cautelari e sequestro da 600mila euro

Sviluppi giudiziari per il caso sollevato dal sindacato Si Cobas: scoperta una manifattura di pezzi per auto con 58 persone, costrette a lavorare anche 12 ore al giorno: quasi la metà dello stipendio tornava però ai caporali

 

"Una forma nuova di caporalato, difficilissima da intercettare" e per la quale è stata indispensabile la collaborazione dei lavoratori sfruttati, e dopo le vibranti proteste mosse da parte del sindacato SI Cobas. Così i Carabinieri hanno commentato l'esito dell'inchiesta 'Sogno rubato', inchiesta che ha portato ad arresti e sequestri nei confronti di tre caporali, che agivano nella bassa bolognese.

Tre misure cautelari sono scattate dopo l'indagine dei carabinieri sulla situazione di una manifattura di pezzi in gomma a Castello D'Argile- la cui denuncia era già arrivata a Bolognatoday l'anno scorso, con le immagini filmate che dimostravano una delle estorsioni che per anni hanno dovuto subire i lavoratori. L'indagine è stata portata avanti dai Carabinieri compagnia di San Giovanni in Persiceto e da Nucleo investigativo di Bologna, con l'aiuto del Nucleo presso l'ispettorato del lavoro.

VIDEO | Lavoro e sfruttamento, gli operai restituiscono metà paga al loro 'capo'

Le vittime, 58 in tutto, venivano in pratica obbligate a restituire quasi metà dello stipendio percepito, sulla base di conteggi a cottimo effettuati in nero. Per questo sono stati colpiti a misure cautelari, richieste dal pm Antonello Gustapane e concesse dal Gip Alberto Gamberini, tre cittadini pakistani, connazionali dei lavoratori sfruttati. Il settore era quello delle lavorazioni di rifinitura di articoli per automotive in gomma. L'indotto era ampio, ma comunque collocato nell'intorno del territorio al confine tr ale province di Bologna, Modena e Ferrara.

Si tratta di due fratelli, A.B., 33 anni, e S.B. 29 anni. Assieme a loro, colpito dalle misure anche A.S.C., 28 anni. Per il primo e il terzo sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per il secondo l'obbligo di dimora. Per tutti le accuse a vario titolo sono di intermediazione illecita di manodopera e estorsione in concorso. 

Il meccanismo con il quale venivano sfruttati i lavoratori era ingegnoso e ben oliato. Formalmente era tutto in regola o quasi, con tanto di buste paga regolarmente emesse. Ma il ricatto per gli operai -scarsamente qualificati e con poche conoscenze della lingua- era il rischio di venire licenziati quindi per loro si apriva una condizione di quasi-schiavitù.

Caporalato a Castello D'Argile: finte buste paga, turni da 12 ore e paga a cottimo

Il lavoro, ben lontano dalle classiche otto ore, era di dieci o dodici ore al giorno. Di più, si lavorava a cottimo: a fine giornata ognuno doveva rendicontare i pezzi lavorati al 'capo'. In base poi al numero di pezzi lavorati -a mani nude in fretta e con un semplice cutter- veniva stabilita una paga. La differenza tra questa paga 'sottobanco' e lo stipendio formale veniva poi restituita in contanti dal lavoratore al datore di lavoro.

Non solo. Per sfruttare a pieno la condizione dei loro connazionali, i tre avevano stabilito anche un tariffario per accedere ai documenti degli operai, essenziali per rinnovare a esempio il permesso di soggiorno. Per avere una copia di contratto di lavoro per esempio, i lavoratori dovevano lasciare qualcosa come 300 euro.

Lavoro e sfruttamento nel bolognese, la denuncia: 'Turni da 12 ore, metà stipendio torna al capo'

Caporalato a Castello D'Argile: la protesta e le indagini

Tutto è finito quando però è stata presentata una denuncia in procura, in concomitanza con una protesta sindacale e all'indomani del licenziamento di alcuni degli operai che avevano provato a protestare. Partendo dalla querela, fornita con un grande contributo dagli stessi lavoratori, si è scoperta una rete di società che si 'travasavano' i laboratori, rendendo più difficile la loro identificazione lavorativa.

Non solo, alcuni degli operai sfruttati vivevano nella stessa casa messa a disposizione dei caporali: un casolare fatiscente, per il quale veniva pure decurtata una parte dello stipendio. Lo stesso casolare è stato chiuso dal sindaco dopo che dentro vi erano stati trovati un ammasso di rifiuti sospetto.

Caporalato a Castello D'Argile: sequestrati 600mila euro

Sul fronte economico e finanziario dell'inchiesta, ora le società sono state prese in carico da curatori del tribunale. Sono stati però sequestrati in via preventiva tutte le disponibilità dei tre caporali, circa 600mila euro tra beni mobili e immobili. Ulteriori accertamenti sono in corso per capire fin dove si spinge la catena di responsabilità e sulla ramificazione nel tessuto economico di questo tipo di condotte. 

Sindaco Erriquez: "Continuerà l'impegno ad essere sentinelle del territorio"

Sull'operazione condotta dai militari si è espresso Alessandro Erriquez, Sindaco di Castello d'Argile: "Esprimo profonda gratitudine all'Arma dei Carabinieri ed alla Magistratura per l'attività condotta. Da parte nostra continuerà l'impegno ad essere sentinelle del territorio, in stretta collaborazione con le forze di Polizia. Lo abbiamo fatto in questi mesi e continueremo a farlo. Il caporalato è un fenomeno odioso perché  mina i diritti dei lavoratori sanciti dalla Costituzione e falsa il mercato del lavoro dove la corsa allo sfruttamento prevale sulle competenze e le professionalità. Non possiamo e non vogliamo arrenderci davanti a tali ingiustizie".

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