Energia pulita illimitata, la Regione candida il lago Brasimone per test fusione nucleare

Nel complesso il progetto vale 500 milioni di euro, comprese le fasi di ricerca, progettazione, sperimentazione e installazione dell'impianto pilota

L'Emilia-Romagna si candida a ospitare nella sede Enea sul lago Brasimone, sull'Appennino bolognese, l'impianto dimostrativo per testare la produzione di energia usando la fusione nucleare. Un progetto di mini-reattore, studiato a livello europeo, che già nel marzo scorso aveva visto muoversi sia il sindaco metropolitano di Bologna, Virginio Merola ("Credo che il centro Enea del bacino del Brasimone abbia tutte le caratteristiche per ospitare questo nuovo polo scientifico tecnologico") sia il parlamentare Pd Gianluca Benamati, che ha presentato in commissione Attività produttive alla Camera una risoluzione, poi approvata, che impegna il Governo ad attivarsi perché il progetto chiamato Divertor Tokamak test (Dtt) si realizzi in Italia.

E ora arriva anche il passo avanti della Regione. Con una delibera approvata lunedì, la giunta Bonaccini ha deciso di candidare l'Emilia-Romagna "a essere la Regione ospitante dell'impianto pilota da realizzarsi nell'ambito del progetto Divertor Tokomak test", in fase di valutazione da parte della Ue. Il progetto comporta un investimento di sette anni, oltre ad attività sperimentali per 25 anni. Avrebbe quindi un "impatto consistente dal punto di vista socio-economico sul territorio montano coinvolto", per la costruzione del reattore e per il suo funzionamento.

Nel complesso il progetto vale 500 milioni di euro, comprese le fasi di ricerca, progettazione, sperimentazione e installazione dell'impianto pilota. Alla Regione disponibile a ospitarlo è richiesto di contribuire al budget complessivo di 15 milioni di euro nell'arco dei sette anni, che l'Emilia-Romagna è dunque pronta a stanziare nei prossimi bilanci se la candidatura dovesse andare in porto.

Prima di presentarla al ministero dello Sviluppo economico e all'Enea, la candidatura è stata condivisa anche con l'Alma Mater di Bologna, che il 26 settembre ha inviato alla Regione la propria manifestazione d'interesse per partecipare al progetto e che il giorno dopo (27 settembre) ha firmato un accordo quadro di collaborazione con l'Enea per supportare la realizzazione del Dtt. Non solo. Il 29 settembre anche la Regione Toscana, con una comunicazione del presidente Enrico Rossi, ha espresso "piena condivisione" per la candidatura dell'Emilia-Romagna, "anche per le importanti ricadute sul tessuto produttivo dei territori di entrambe le Regioni" grazie all'impianto sul Brasimone.

"La produzione di energia attraverso fusione nucleare non presenta rischi di emissioni radioattive- sottolinea la Regione- né conseguenze ambientali ed è al tempo stesso in grado di produrre grande quantità di energia da immettere nella rete". La realizzazione di questo progetto, dunque, "rappresenta una grande opportunità dal punto di vista scientifico e tecnologico per il nostro Paese, con la possibilità di generare una svolta nella produzione di energia pulita e sicura per il futuro", ma anche "per lo sviluppo economico e la generazione di occupazione nel territorio montano e per il rafforzamento delle attività di ricerca nella nostra Regione".

A livello internazionale si è costituito il Consorzio EuroFusion, che vede impegnati diversi Paesi e che ha l'Enea come partner principale, con lo scopo appunto di realizzare un impianto dimostrativo in grado di fornire energia elettrica da fusione nucleare entro il 2050. Il progetto Dtt è stato presentato alla Ue per ottenere il finanziamento che potrebbe "trasformare la proposta in un programma sperimentale" da portare avanti nei prossimi anni.

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