Le nuove case di quartiere: "Porte aperte contro povertà relazionale"

La presentazione del nuovo progetto al Centro sociale Croce del Biacco

Socializzazione, incontro, aggregazione. Queste le parole chiave per descrivere le future Case di quartiere: uno spazio collaborativo, accessibile a tutti, dove la porta è sempre aperta. Il progetto, che il Comune di Bologna ha pensato per evolvere e migliorare i centri sociali, è stato presentato al Centro sociale Croce del Biacco dagli assessori Giuliano Barigazzi, Matteo Lepore e Marco Lombardo e dai tecnici del Comune.

Ecco l'iter delle case di quartiere

"È l'inizio di un percorso, di una sperimentazione. L’idea di dare un nuovo nome - afferma Lepore - viene dall'esigenza di dare un messaggio: qui c’è una porta aperta. Una casa di quartiere ancora più grande, la casa di tutti, di una comunità - aggiunge - e non soltanto sede di un'associazione". 

Lo spirito, come spiegato dall'assessore, è di tipo collaborativo: lavorare tutti insieme per migliorare quello che non va e cogliendo nuove opportunità. L'augurio è che non salti fuori quello competitivo.

"Questi luoghi sono stati costruiti direttamente dai cittadini - prosegue Lepore - abbiamo ricevuto un patrimonio di relazioni e luoghi che non potevamo disperdere e che non vogliamo dare ai privati. Metteremo più risorse nelle case di quartiere, restituendo tutto quello che negli anni è stato fatto dai volontari e dalle associazioni. Abbiamo 33 centri sociali anziani, non era facile e abbiamo cercato di capire quale strada intraprendere confrontandoci anche con realtà che stanno al di fuori del contesto sociale. Daremo una mano, dove serve per evitare anche certe derive".

Obiettivo

Gli anziani in città rappresentano oltre il 30 per cento della popolazione per cui è importante che questi luoghi continuino a essere dedicati principalmente a loro, per evitare la povertà relazionale e stimolare la socializzazione aprendo alle famiglie e ai giovani.  L'obiettivo generale è che siano centri di attività e servizi sussidiari improntati sul lavoro di comunità e cura del territorio. 

"Le case di quartiere saranno i pezzi che costruiranno il nostro welfare di comunità - afferma l'assessore Barigazzi - spesso molti anziani sono soli e facciamo fatica a farli incontrare con le altre parti sociali, le associazioni, così abbiamo pensato a questi luoghi come base per una trasformazione profonda. Non tanto per gli aspetti fiscali e gestionali dei nuovi centri, ma per quelli più importanti della socialità e del benessere della nostra comunità".

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