Cibo a domicilio, i 'garzoni' del cibo a domicilio incrociano le braccia: 'Più tutele e aumenti'

Il neonato sindacato 'Riders Union' rappresenta le istanze locali dei fattorini impiegati per le consegne di portali web come Sgnam, Just Eat, Deliveroo, Glovo,

La protesta dei pony-express in bicicletta monta anche a Bologna. Dopo la vertenza di Torino tra quelli che una volta si chiamavano 'garzoni' e i nuovi padroni di bottega -ovvero i portali web del food delivery- sotto le Due Torri è il momento di 'Riders Union' un sindacato nato dall'aggregazione di alcuni dei ragazzi e ragazze che da qualche mese si vedono sempre di più inforcare la propria bici con il borsone brandizzato in spalla.

La loro presenza -a livello di categoria lavorativa- si è fatta sentire dopo la nevicata del 13 novembre, quando in tanti tra i circa 200 'riders' hanno rifiutato di uscire con la neve per le strade, costringendo alcuni portali a rallentare il servizio. La causa di forza maggiore ha unito gli intenti, e ora i fattorini su due ruote si sentono abbastanza forti per chiedere alcune cose agli anonimi algoritmi che gestiscono quasi in toto il loro lavoro.

Un lavoro che non è facile, nell'epoca della sharing economy: zone di pertinenza molto ampie, recensioni degli utenti invisibili -arrivano solo ai responsabili locali- ma determinanti nella prosecuzione del lavoro, ma soprattutto un contratto di collaborazione che neanche lontanamente rasenta le garanzie dell'omonimo contratto nazionale del settore logistica.

E sono infatti due le richieste più importanti dei fattorini 3.0: stipendi adeguati e tutele, soprattutto dal punto di vista dell'infortunistica stradale. Sulla pagina Facebook di Riders Union Bologna, molto attiva in questi giorni, una serie di mini-video illustrai desiderata dei fattorini, mentre una lettera aperta indirizzata ai portali spiega nel dettaglio le rivendicazioni sindacali.

"Abbiamo provato a fare proposte o a suggerire soluzioni", scrivono i riders in un documento congiunto con i pony-express di Milano- ma "verificata la più totale reticenza aziendale" sono arrivati ad avanzare tutta una serie di rivendicazioni, e in particolare
contratti nazionali al posto delle partite Iva, un monte ore minimo garantito, indennità in caso di eventi atmosferici avversi, e così via.

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"Non abbiamo tutele né diritti -si riprende in un altro post sui social- lavoriamo anche sotto la pioggia o la neve, rischiando di cadere e farci male, senza un'assicurazione che copra l'infortunio, per non parlare di malattie, ferie o contributi. Tutto questo per paghe bassissime e una condizione di precarietà e ricattabilità assoluta. Siamo stanchi e stanche di essere invisibili, per questo venerdì saremo in piazza per un flash mob comunicativo".

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