Ciechi: "Senza pressioni nessuno ci ascolta. Eppure le leggi ci sono"

Intervista all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti: ecco i problemi più grossi della città. Appello all'Amministrazione, ma anche al senso civico dei bolognesi. Sì ai T-Days

Grazie anche alla presenza dell’Istituto Cavazza (in via Castiglione da 130 anni), Bologna è sempre stata una città “amica” dei non vedenti e il rapporto fra l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e l’Amministrazione, proficua fin dagli anni Settanta, quando i primi semafori sonori furono installati a Porta Castiglione e in via Dagnini: “Il nostro rapporto con l'amministrazione è stato di confronto e concertativo, ma solo a seguito della nostra attività di sollecito e di richieste di adeguare la città alle regole europee e nazionali per il superamento delle barriere architettoniche (vedi DPR 503/1996)” precisa Prantoni presidente dell’ Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Spesso ottenuti con “minacce” dei cittadini, i dispositivi di attraversamento per i non vedenti sono cresciuti nel tempo, anche se i risultati sono lenti e penosi, non certo al passo con le normative europee. A raccontare la Bologna come la “vedono” i non vedenti, Andrea Prantoni e Vito La Pietra, dell’Istituto Cavazza.

Cosa sono esattamente i semafori con dispositivo acustico?
Sono dei semafori dotati di una un pulsante di chiamata  (simile a quello dei normali semafori pedonali) da cui si può azionare un dispositivo acustico che segnala ai non vedenti il verde e quindi il libero attraversamento. da cui si può azionare un dispositivo acustico che segnala ai non vedenti il verde e quindi il libero attraversamento. “La vera difficoltà per noi – spiega Andrea Prantoni – sta nel trovare la pallina del semaforo. Per raggiungerla ci sono 2 possibilità: l'utilizzo delle segnalazioni tattiloplantari e l'adozione di semafori dotati di cloc installato sulla pallina, che emette un suono a bassa frequenza che permette al cieco di individuare la pallina stessa. Questi ultimi adottati in molti paesi europei, e ce n’è uno a Casalecchio di Reno. Per guidarci (non solo ai semafori) esistono inoltre delle strisce tattilo-plantari che segnano un percorso a codici, ma a Bologna non ce ne sono molte, fatta eccezione per stazioni e, per esempio, per uffici postali: il problema è che si trovano solo all’interno di queste strutture, quindi il problema è arrivarci.  Le installzioni alle poste e nelle stazioni sono progetti portati avanti da questi enti che hanno tentato di adeguarsi alle normative vigenti, naturalmente sotto la pressione delle associazioni dei disabili, nessuno regala nulla e in particolare in Italia dove esistono le leggi ma nessuno vi si attiene.

Quanto costa all’incirca un dispositivo come questo? Ovvero il semaforo con scatoletta ticchettante?
Non lo so con certezza, ma la cifra di quello con ticchettio marchiato Siemens si aggira intorno ai 2.400 euro. In Europa è molto diffuso.

Quali sono gli incroci più pericolosi in città? Le più grandi difficoltà di orientamento?
Ne elenco alcuni che per noi rappresentano un’emergenza per il centro storico: Marconi/San Felice/Ugo Bassi, San Felice/Riva Reno, Barberia/Sant’Isaia/Nosadella, Farini/Piazza Cavour. Uno dei problemi che avvertiamo maggiormente sono gli spostamenti in prossimità della stazione ferroviaria: se dentro non ci sono problemi vista la presenza dei percorsi tattili arrivarci o orientarsi per prendere un bus o un taxi è per noi una grande avventura. Grande criticità anche a seguito dei lavori per il Civis: la pensilina è collocata al centro della strada ed è difficilissimo capire qual è il punto di attraversamento visto che non è segnalato. Questa è effettivamente una cosa molto grave. L’abbattimento delle barriere prevede che le strisce del cosiddetto sistema Loges indichino attraversamenti o altro.

T-Days: per i non vedenti sono degli ostacoli?
Per i ciechi i T-Days sono una iniziativa positiva, all'interno delle associazioni dei disabili ci sono posizioni articolate, anche molti disabili motori sono favorevoli ai T-Days, ci sono tentativi di strumentalizzazione da parte dei commercianti e in particolare quelli legati all'opposizione.

Tanti ostacoli sono architettonici, quali invece gli ostacoli per cui ci si appella al senso civico dei bolognesi?
I cittadini dovrebbero evitare di lasciare auto e motorini sotto i portici, in prossimità degli attraversamenti e anche di legare le biciclette in modo disordinato sui marciapiedi. Una cosa che notiamo inoltre, e che fa sorridere, è che i pedoni in strada quando ci scorgono smettono di parlare, forse perché non sanno che fare: ebbene in questo modo noi non li sappiamo più individuare e spesso gli andiamo addosso. I cittadini si educano però: questa zona per esempio è molto educata ai non vedenti.

I mezzi pubblici?
Nel corso degli anni è stato fatto un enorme lavoro sui bus. Insieme ad ATC abbiamo studiato il protocollo provinciale e comunale e i sintetizzatori vocali sono stati messi a bordo dal 2005. Anche in questo caso non è stato un processo facile, siamo stati impegnati a tenere sempre sotto pressione l'ATC affinchè il protocollo venisse attuato. Oggi, che quasi il 100% dei mezzi delle linee urbane sono dotati di sintesi vocale interna ed esterna, occorre tenere ATC (Tper quindi) sotto pressione affinchè il sistema rimanga in efficienza. Ci sono state resistenze da parte degli autisti, oggi superate quasi completamente, e proteste dei cittadini per le sintesi esterne.
Sono strumenti importantissimi perché ci dicono di che mezzo si tratta e la direzione che ha, ma hanno problemi di manutenzione: spesso si rompono e non vengono aggiustati in fretta

Esiste un tavolo aperto con il Comune di Bologna?
Un tavolo aperto esiste e sta lavorando sulle barriere architettoniche della città. Il Comune è rappresentato da vari settori (mobilità, lavori pubblici, sanità…), c’è la volontà di fare, ma bisogna sempre stare sul pezzo, come si dice, perché non c’è ancora la cultura dell’accessibilità totale e se non si condivide è difficile comprendere. Nel tavolo sono rappresentate le diverse tipologie di disabilità, ed è nato sull'onda del lungo dibattito relativo ai T-Days con gli obiettivi di predisporre un abaco delle barriere architettoniche, verificare la sua applicabilità, mettere in pratica con interventi concreti l'abbattimento delle barriere architettoniche. Il rapporto fra l’Unione ciechi con amministrazione ed enti vari è improntato al confronto, ma nessuno regala nulla, occorre fare sempre pressione e certe volte ricorrere anche alle vie legali: l'impianto legislativo italiano è uno dei migliori, ma le leggi sono disattese. Le amministrazioni, in base ad una legge degli anni 80, avrebbero dovuto predisporre i PEBA piani eliminazione barriere ar
chitettoniche, pochi lo hanno fatto.

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