Cinghiali, via libera ad abbattimento senza limiti: protestano gli animalisti

Esulta invece Coldiretti, che informa invece come la Regione abbia tolto i limiti all'abbattimento in pianura e in collina

L'Emilia-Romagna toglie i limiti all'abbattimento dei cinghiali, in pianura e in collina. A dirlo è Coldiretti, che esulta per l'approvazione della norma contenuta nel Piano faunistico venatorio della Regione.

"Finalmente ha riconosciuto che i cinghiali non sono più un problema solo per il comparto agricolo- afferma l'associazione degli agricoltori- ma anche una minaccia per l'ambiente e per i cittadini". Nella delibera 552 del piano faunistico venatorio, spiega Coldiretti, è previsto infatti che "non ci siano limiti all'abbattimento di questi ungulati nelle zone di pianura e collina in tutta l'Emilia-Romagna".

I danni dei cinghiali in campagna, calcola l'associazione, "superano i 150mila euro all'anno e questi animali sono una minaccia concreta per la cittadinanza, con oltre mille incidenti stradali causati ogni anno".

L'Ente protezione animali è invece pronto alla battaglia legale contro la Regione. Secondo l'associazione, infatti, il via libera agli abbattimenti "presenta evidenti e chiari profili di illegittimità".

Il provvedimento non pone "alcun limite alle fucilate" e non prevede tetti "né per quanto riguarda il numero di esemplari né per quanto concerne la durata degli spari: i cinghiali possono essere ammazzati 365 giorni l'anno". Inoltre, continua l'Enpa, "fa molta confusione tra attività venatoria vera e propria e piani di controllo, materia alla quale il mondo venatorio è estraneo, stando alla legge sulla tutela della fauna".

La delibera della Regione, invece, "prevede invece che i cacciatori vengano coinvolti nelle attività cosiddette di selezione- contesta l'Enpa- nonostante la stessa Corte costituzionale abbia più volte ribadito con ben cinque sentenze che tali interventi non possano essere affidati alle doppiette, ma solo a personale delle pubbliche amministrazioni".

Secondo l'associazione, la delibera (definita "sparatutto") dell'Emilia-Romagna è illegittima anche per "altri evidenti contrasti con la legge nazionale, a partire dall'obbligo di applicare in via prioritaria i metodi ecologici. Altre eventuali soluzioni possono essere prese in considerazione solo dopo che l'Ispra ne abbia valutato l'efficacia".

In sostanza, spiega l'Enpa, "non contestiamo soltanto la legittimità del provvedimento. Contestiamo anche l'impostazione fallimentare che ne sta alla base, che non tiene in alcun conto il mondo scientifico e che ignora un semplice fatto: sono più di 20 anni che nel nostro Paese si uccidono animali selvatici, eppure si lamentano sempre problemi di sovrannumero". Ed è proprio questa, secondo Enpa, "la più lampante dimostrazione del fallimento di politiche finalizzate solo a favorire il mondo venatorio". (San/ Dire)

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