La triste storia di Claudio, "in obitorio per giorni perchè non c'erano soldi per la tomba. Ora una degna sepoltura"

I volontari dell'associazione Andromeda raccontano la storia del senzatetto Claudio Mazzucchi e di sua moglie Daniela

Claudio Mazzucchi era un invisibile. Un 60enne che di anni ne dimostrava tanti di più a causa della vita per strada e che dalla fine della scorsa estate, insieme alla moglie Daniela, aveva scelto la calpestatissima via D'Azeglio piuttosto che l'Appennino, perchè magari qui nel centro di Bologna avrebbero potuto contare sulla generosità dei passanti e dei turisti. Così, con mezzi di fortuna era "sceso" da Monterenzio.

«E invece era come se nessuno li vedesse - spiega Enrico Paolo Raia, presidente dell'associazione Andromeda sezione Bologna e coordinatore regionale, oltre che lui stesso volontario attivo - loro due, lui in carrozzina perchè disabile e lei sempre al suo fianco. Anzi, erano tre perchè c'era anche un piccolo e simpaticissimo barboncino. Noi volontari li abbiamo visti per la prima volta lo scorso agosto/settembre: facevano la questua in via d'Azeglio verso Piazza Maggiore e si rifugiavano sotto il portico della farmacia centrale. Li abbiamo aiutati come possibile, anche affezionandoci a loro. Ci siamo mossi con i servizi sociali, ma fra i comuni di Bologna e Monterenzio c'è stato una sorta si "scaricabarile" e solo dopo diversi mesi, quando ormai era arrivato il freddo, siamo riusciti a fare ospitare entrambi nel dormitorio di via dello Scalo. Ce ne è voluta però. Poi, l'11 marzo Claudio è stato male e non ce l'ha fatta». 

E qui la storia diventa ancora più triste perchè la salma resta nella cella frigorifera per 18 giorni visto che nessuno pagava il funerale per lui. Quello che viene chiesto per Claudio, che poi è stato tumulato, è una degna sepoltura, una tomba che abbia almeno il suo nome scritto per bene e non solo un numero: «In Certosa il povero Cluadio e stato sepolto in terra e sopra è stato posto un tubo di ferro con una targa contenente tre numeri - continua Raia - Non una foto, non un nome, non una data, non un simbolo anche religioso. Abbiamo chiesto ad alcuni impiegati del cimitero e ci è stato risposto che questo era quanto previsto dal Comune di Monterenzio, nulla di più. Davvero sconcertante. Daniela ci ha chiesto di poter portare un fiore sulla tomba del marito, ma noi non abbiamo il coraggio di portarla a una lapide senza neppure un nome scritto sopra». 

«Come associazione di volontariato abbiamo deciso di farci carico noi dei costi della targa che faremo fare e della foto. Con la vedova di Claudio stiamo prendendo tempo per evitare di dare ad una persona già sofferente, un ulteriore dolore. Siamo andati a trovarla in via dello Scalo e lei, poveretta, fa quello che può. Una stanzetta al piano terra dove c'è una poltrona per dormire, alcune masserizie, una radiolina e tanto sporco. Il cagnolino anche lui vive il disagio della padrona. Una bagno unico comune per i circa 20 utenti della struttura...doveva essere una sistemazione temporanea e speriamo che presto possa venire fuori una sistemazione più adeguata. Abbiamo detto all'operatrice con cui abbiamo parlato di riferire a chi di dovere che desideriamo essere coinvolti

Insomma l'associazione Andromeda si sta impegnando a raccogliere del denaro per la lapide di Claudio. Chissà forse per qualcun'altro non era poi così invisibile e viene spontaneo un appello alla cittadinanza: «Se qualcuno volesse partecipare sarebbe ben gradito. In fondo si tratta di un migliaio di euro»

Associazione Andromeda-2

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